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Millennials
11 Febbraio Feb 2019 1402 11 febbraio 2019

È il momento di prendere il potere

Catilina Cicerone

Alessio Mazzucco

È giunto il momento di prendere il potere. In modo studiato, scientifico: prendersi il Paese e dare una scossa. Ci vuole tempo e ci vuole pazienza: occorre radicarsi, organizzare i cittadini dietro a idee e progetti, cercare appoggi e fondi e dare avvio alla battaglia politica.

Mettiamola così: siamo in guerra. Una guerra politica, poco intellettuale a dire la verità, ma sempre di guerra si tratta. La dobbiamo combattere nelle nostre famiglie, tra amici, sul posto di lavoro, strada per strada e piazza per piazza.

Guardate bene la realtà del Paese: il Parlamento è diventato una scatola vuota, immobile e distante, privato di potere e dibattito. La Rai è stata occupata militarmente, le istituzioni sono sotto attacco, le authorities indipendenti sono sotto attacco. I giornali sono sotto attacco. Questo governo tenta in tutti i modi di entrare nella sfera privata del cittadino: la spesa della domenica vietata, il televoto di Sanremo, i commenti alle partite di calcio, la piattaforma Rousseau per prendere qualunque decisione politica. Non vogliono governare, vogliono controllare, indagare, influenzare, sedersi accanto a noi all'ora di cena e dirci cosa pensare, come agire, cosa guardare.

Il PIL cede, l’Europa è sull'orlo dell'esplosione (o dell'espulsione nostra), l'oriente cresce e minaccia l'idea stessa di individualità, libertà, democrazia. Siamo rimasti in pochi a crederci, troppo pochi, e la storia ci insegna che nulla è immutabile né esente dalla rovina.

La nostra generazione è cresciuta con l'idea che il potere corrompa, che la politica non serva, che basti un tweet, un post o un articolo come questo per cambiare il mondo: abbiamo visto che si tratta di una falsa convinzione. Chiusi nei nostri circoli ristretti di Facebook o Instagram o gruppi WhatsApp (tutti controllati da Zuckerberg per altro), abbiamo commentato il mondo a forza di sondaggi, rating e commenti: il risultato è che la maggior parte di noi (la stragrande maggioranza) è fuori dai cerchi del potere. O meglio: non ha potere da esercitare per far capitare cose belle, brutte o semplicemente provarci. Il potere serve, basta nascondere questa verità basilare. Serve prendere i nodi pulsanti di un paese per cambiarlo, serve entrare nelle stanze dei bottoni, nei ministeri, occupare giunte, partecipate, associazioni di rappresentanza, sindacati. Serve fare opinion making, non opinion rating, serve proporre leggi, non solo mettere like e dislike. Insomma, serve essere presenti e non spettatori televotanti (e teleguidati).

Ripartiamo dalle basi. Le piazze, il lavoro, le disuguaglianze generazionali. Troviamo i nostri cavalli di battaglia, portiamoli all'attenzione dei nostri concittadini dal comune più piccolo alla metropoli più grande e complessa. Vogliamo continuare a pagare tasse per mantenere i privilegi delle generazioni che ci hanno preceduto? Vogliamo dire che far pagare a un trentenne le stesse tasse che paga un cinquantenne deprime i consumi privati? O che i contributi pensionistici sono costantemente in crescita? Vogliamo parlare di mercato del lavoro con proposte vere, ragionate, portarle all’attenzione dei cittadini che fanno le passeggiate in centro la domenica, o nelle strade di periferia ogni giorno della settimana?

Facciamo un passo alla volta, prepariamo un piano, accettiamo l’idea di doverci sporcare. Passate le Europee (con il carico di idealismo che quelle campagne comportano), torniamo con i piedi per terra e puntiamo ai prossimi appuntamenti elettorali: Milano 2021, Italia 2020 [?] 2021 [?] 2023 [improbabile], magari Roma, Torino, Bologna, Firenze. Magari qualunque paese o cittadina che cambia la propria classe dirigente. Inseriamoci, non da lacché di qualche feudatario di un grande partito, ma da indipendenti, in coalizione o in solitaria, in liste civiche o con qualche nome altisonante: prendiamoci il potere e liberiamo il Paese dal rigurgito nauseante esploso dalla fogna del populismo, della faciloneria, del totalitarismo da discount che ci siamo ritrovati.

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