Elisabetta Favale
E(li's)books
13 Febbraio Feb 2019 1345 13 febbraio 2019

Un Resoconto che non sono riuscita a capire. Recensione del romanzo di Rachel Cusk.

Resoconto Cusk Copertina Linkiesta

Ho comprato Resoconto dopo mesi dalla sua uscita, dopo aver visto salire vertiginosamente l’interesse del pubblico e della critica, l’ho comprato perché era tra le offerte del mese del Kindle store, costava poco per cui mi si è offerto e superando, così a buon mercato, le reticenze che sempre mi causano certi clamori, ho cominciato a leggere.

Intanto di cosa parla:

In un’estate greca calda e bruciante, una scrittrice inglese arriva ad Atene per tenere un seminario. Il suo sarà un soggiorno denso di incontri e lunghe conversazioni: con il ricco imprenditore conosciuto sull’aereo che la invita in barca; con l’amico che ha scoperto a proprie spese come realizzare i sogni possa trasformarsi in una condanna; con una donna per la quale la bellezza ha finito col diventare un ostacolo in amore. Digressioni, piccoli camei, dialoghi che aprono altrettanti squarci sulla vita della protagonista senza quasi parlare di lei. Preciso e incandescente, Resoconto è un romanzo che allarga i confini della narrativa tracciando un affresco imperfetto, e per questo straordinariamente vero, della natura umana.”

Quello su cui tutti, ma proprio tutti, sembrano essere d’accordo è che la scrittrice canadese ha realizzato una sorta di rivoluzione copernicana narrativa.

L’autrice ha dichiarato:

Ho cercato di ripensare le convenzioni del romanzo moderno. Ero su una strada da cui era difficile uscire: e io volevo sentirmi libera. Non volevo camuffare il fatto che la narrazione è compromessa da diversi punti di vista, come invece fa la letteratura tradizionale. Ho dovuto stravolgere le convenzioni, in maniera intuitiva

Ma in che consiste esattamente questa rivoluzione? Questo sconvolgere le convenzioni? Perché io quando penso ad una rivoluzione penso a Joyce per esempio o a diversi altri autori e autrici che già dagli anni Sessanta hanno lavorato alla “scomposizione” dei canoni tradizionali del romanzo.

Sembra che la rivoluzione di Resoconto è da individuare intanto nel fatto che non è un romanzo con una struttura definita (chiedo venia ma troppi ne ho letti di romanzi senza una struttura definita…), non ha una trama (idem, numerosi romanzi non solo moderni non hanno una trama intesa in senso tradizionale) e non è inquadrabile in un vero e proprio genere anche se molti, soprattutto in Gran Bretagna, lo hanno voluto far entrare nel genere memoir puntando sul fatto che la protagonista e voce narrante ha alcune cose in comune con l’autrice. Ma è importante sapere se dietro a Faye c’è la Cusk? A me per esempio non interessa, mi basta che Faye sia interessante.

Proprio sull’elogio di quest’ opera di “destrutturazione” del romanzo arrivano le mie prime difficoltà di comprensione. La protagonista silente di Resoconto, Faye, è anche voce narrante che in prima persona ci racconta in modo apparentemente impersonale e distaccato gli incontri con una serie di personaggi durante un viaggio in Grecia.

Dico apparentemente impersonale e apparentemente silente perché di fatto Faye a me è sembrato che si sia esposta in ognuna delle storie che ci ha raccontato. Il primo incontro lo fa durante il viaggio in aereo verso Atene, il viaggio è, a mio avviso, emblema del suo viaggio di “self-exploration” che è come se fosse senza fine, come se non riuscisse ad arrivare davvero ad una meta.

Nell’àncora dello yacht allo stesso modo ho intravisto il simbolo della sicurezza e stabilità desiderata da Faye che forse vuole, prima di ogni cosa, dimostrare a se stessa che non ha colpe, che il suo divorzio non è colpa sua e il silenzio è un modo semplice per dire “attenzione, non mi interessa difendermi, io i conti li faccio solo con me!”.

Purtroppo però Faye è “giudicante” nei confronti degli altri, delle loro storie, delle loro vite, mette in dubbio quel che le raccontano ma non avendo fornito al lettore nessuna informazione che la riguardi io non ho trovato interessanti i sui dubbi, l’approccio laterale utilizzato per la self-exploration non ha funzionato con me, nessuna empatia per nessuno dei personaggi e se Faye è rimasta insoddisfatta del racconto che il suo vicino in aereo le ha fatto della sua vita e dei suoi matrimoni, io sono rimasta insoddisfatta di come mi sono state raccontate queste storie, il titolo in inglese, outline, rende forse meglio l’idea di quel che è, uno schema più che un resoconto perché le impronte che questa voce narrante lascia sono davvero deboli e il credito che le si può dare, penso io, è davvero minimo.

La portata rivoluzionaria presunta è resa ulteriormente fragile da una sintassi del tutto tradizionale e per alcuni versi anche scontata

Tra le altre cose un matrimonio è un sistema di fiducia, una storia, e sebbene si manifesti in cose abbastanza reali, l’impulso che lo guida rimane fondamentalmente

Ora lo capiva, si era sempre ispirato al principio del progresso: nell’acquisto di case, terreni, automobili, nell’aspirazione a uno status sociale più elevato […] era inevitabile, ora lo capiva, che quando non c’erano stati più oggetti a raggiungere o migliorare, né obiettivi da conseguire o fasi da attraversare, il viaggio sembrasse concluso, e che lui e la moglie si sentissero oppressi da un tremendo senso di futilità e da una sensazione di malessere, che in realtà era solo una sensazione di immobilità dopo una vita di eccessivo movimento, la stessa che sperimentano i marinai sulla terraferma dopo essere stati troppo a lungo in mare, invece entrambi l’avevano interpretata come la fine del loro amore.”

"Avrei potuto nuotare per chilometri, fino all'oceano: un desiderio di libertà, un impulso a muovermi, mi trascinava come se fosse uno spago legato intorno al mio petto. Avevo imparato a riconoscere quell'impulso, e sapevo che non era il richiamo di un mondo più vasto. Era semplicemente il desiderio di fuggire da ciò che avevo. Lo spago non portava da nessuna parte, se non in lande sempre più estese del mio anonimato. Potevo nuotare quanto volevo, sempre più al largo, se ciò che volevo era annegare. Eppure quell'impulso, quel desiderio di essere libera, continuava ad affascinarmi: ci credevo ancora, in qualche modo, pur sapendo che era del tutto illusorio."

"Dalla finestra del suo appartamento guarda le donne che corrono nel parco, sempre di corsa, e si chiede se stiano correndo verso qualcosa o lontano da qualcosa."

Ho detto che io, al contrario, ero sempre piú convinta dei pregi della passività, e del vivere una vita contrassegnata il meno possibile dall’ostinazione. Si poteva far accadere quasi qualunque cosa, se ci si sforzava abbastanza, ma il fatto di sforzarsi, a mio avviso, era quasi sempre un segno che si stava andando controcorrente, forzando gli eventi in una direzione che di per sé non avrebbero preso, e per quanto si possa asserire che non si combinerebbe mai nulla senza andare almeno in parte controcorrente, in tutta franchezza aborrivo l’artificiosità di tale visione e le sue conseguenze. C’era una grande differenza, ho aggiunto, fra ciò che io volevo e ciò che in apparenza potevo avere, e finché non mi fossi infine e per sempre pacificata con tale stato di cose, avevo deciso di non volere nulla di nulla.”

I temi trattati hanno, a parer mio, una cosa ricorrente: la genitorialità, argomento cult degli ultimi anni e su cui la stessa Cusk si era abbondantemente misurata.

Il tema della passività come virtù, non è riuscito a conquistarmi, sono convinta che Faye aveva una grande rabbia dentro e solo i piccoli segnali che fanno intuire questa lava sotterranea di livore inespresso la rendono un po’ interessante ai miei occhi.

In questo silenzio Rachel Cusk ha investito tanto e anche i lettori, è un silenzio carico di aspettative ma mi sono domandata: “che succede se Faye parla?” Resoconto è il primo romanzo della trilogia, i più curiosi possono scoprirlo subito leggendo gli altri due in lingua originale!

Quel che ho scorto nell’auto-occultamento di Faye e nella delega narrativa alla sua voce narrante (che d’altro racconta e non di sé) è anche il silenzio sociale delle donne e questo, se la mia impressione fosse vera, sarebbe un fatto interessante.

Se l’idea dell’autrice era eliminare il bisogno emotivo dei lettori allora ci è riuscita ma per arrivare in fondo fino all’ultima pagina per me è stata una sfida molto difficile, avrei abbandonato dopo le prime 50.

Probabilmente, e dico probabilmente, se avessi letto il libro senza tutto il battage che lo ha accompagnato non avrei neppure scritto queste considerazioni, sarebbe rimasto uno dei tanti libri che si leggono senza convinzione.

In ogni caso, non avendo letto da nessuna parte “in the world” un parere negativo, vi invito a leggerlo e spero andrete a gonfiare la risma di quelli che lo hanno amato moltissimo.

Rachel Cusk – resoconto – Einaudi stile libero.

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