Elisabetta Favale
E(li's)books
6 Marzo Mar 2019 1701 06 marzo 2019

La virtù democratica. Un rimedio al populismo. Sergio Labate.

Labate

Voglio segnalare un libro che ho appena finito di leggere e che mi ha fatto molto riflettere: La virtù democratica. Un rimedio al populismo.

In questi tempi decisamente confusi leggere questo piccolo libro di Sergio Labate (Salerno editrice) può rappresentare un buon aiuto per rivedere alcuni concetti di cui si sente parlare ma che vengono continuamente travisati o riveduti e corretti secondo logiche e punti di vista qualche volta discutibili o comunque lontani dalla realtà delle cose.

Il titolo è emblematico: La virtù democratica. Un rimedio al populismo.

Abbiamo già due parole interessanti: democrazia e populismo.

Senza lasciarsi andare a commenti personali (io men che meno ma anche l’autore non fa altro che ricercare nella storia e nel pensiero filosofico tracce degli eventi di questi tempi) direi che questi due concetti sarebbero (il condizionale è d’obbligo) “fratelli” dal momento che entrambi condividono un terzo concetto: la sovranità popolare, come mai invece oggi si ha spesso l’idea che siano contrapposti? E quali sono i “demoni” che animano entrambi?

Il Professor Sergio Labate riguardo alla democrazia ci ricorda che:

L’odio delle élites nei confronti della democrazia è noto. Si manifesta nel rifiuto impaziente della formalità democratica, dei suoi tempi lunghi e anche delle sue decisioni sorprendenti, come ogni elezione mostra.”

Nella sua analisi questa è una cosa da tener presente perché di contro, accanto all’odio delle élites per la democrazia, c’è l’odio speculare del popolo per le élites e qui entra in gioco il concetto di populismo che, per dirla con parole mie, considera il popolo una sorta di “totalità organica” depositaria di virtù etiche che chiaramente si contrappongono ai vizi delle élite. Il popolo è il solo che può legittimare il potere sottraendosi alla rappresentanza e ad ogni mediazione. Ma è possibile?

Vi prego di tenere a mente ciò che vi ho appena riferito e di fare mente locale rispetto a quello che viviamo quotidianamente, chi di voi si sente parte di questo popolo?

In attesa di sapere se il professor Labate ha piacere a rispondere ad alcune mie domande vi copio la sinossi del libro che già è sufficiente a incuriosire.

"La manipolazione della sovra­nità popolare e il declino del­la democrazia. Che le democrazie moderne siano in crisi, è una delle tesi più ripetute e più vuote del nostro tem­po. Queste pagine non vogliono negarne la possi­bilità, ma cercare di fare un passo oltre.

La democrazia, infatti, non può essere la causa di tutti i mali. Essa è piuttosto diventata il capro espiatorio contro cui scaricare una insofferenza diffusa: quella delle élite verso il consenso diffuso delle masse e quella delle classi disagiate nei con­fronti della politica, in cui non riconoscono più un orizzonte di emancipazione ma uno strumento di legittimazione delle disuguaglianze.

Si tratta allora di tornare a pensare i pregi della democrazia rappresentativa, riconoscendo che essa non è solo parte del problema ma è soprattutto parte della soluzione.

Per ritrovare il senso della democrazia è però ne­cessario riconoscerne le ambiguità originarie e, soprattutto, non cedere alla tentazione di imma­ginare che le sue debolezze attuali siano fondate soltanto su difetti funzionali.

La crisi costitutiva della democrazia è piuttosto connessa con il modo in cui sulla scena politica vengono rappresentate le virtù civili, il legame spezzato tra governanti e governati.

Obiettivo di questo libro è tornare a credere che la democrazia non sia ciò di cui liberarci, ma ciò che, con tutti i suoi limiti, può ancora salvarci."

L'autore, Sergio Labate, è docente di Filosofia teoretica presso l’Università di Macerata. Tra le tante pubblicazioni, si segnalano i volumi: La regola della speranza. Dialettiche dello sperare (2012) e – insieme a Paul Ginsborg – Passioni e politica (2016)”.

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