Federico Lobuono
IlPischello
8 Marzo Mar 2019 1558 08 marzo 2019

L'orizzonte degli eventi

Fabbrica 1
Lavoratori in fabbrica

Immaginatevi un tranquillo pomeriggio di oltre cinquemila anni fa, provate, con la mente, ad immergervi nella calura di una Mesopotamia vissuta dai Sumeri ed ora pensate a colui che, in quel meriggio orientale, inventò, in un giorno qualunque, la ruota. Fu di sicuro una tranvata inaspettata per tanti suoi compatrioti. Chissà quante gente avrà mandato a gambe all’aria con questa illuminazione assoluta ed abbagliante. Quanti di loro si saranno trovati, da un momento all’altro, senza lavoro e resi superflui dalla genialità di quel Sumero? La stessa cosa sarà accaduta a Magonza intorno al mille e quattrocento d.c. all’indomani dell’invenzione della stampa a caratteri mobili fatta da Gutenberg. Anche il Tedesco di gente in mezzo ad una strada ne avrà gettata parecchia.

Chissà quanti, travolti dalla forza della sua intuizione, saranno stati sommersi e messi da parte? Dunque Darwin aveva ragione naturalmente, ma anche tecnologicamente nel senso che l’evoluzione della tecnologia a disposizione dell’umanità influisce grandemente sulla sua struttura sociale incidendo, cesellando e scolpendo ogni suo ambito. Ad ogni invenzione che scombussola la normalità corrispondono tutta una serie di eventi che aprono nuove strade, creano nuovi mondi, ma che nello stesso tempo, rovinano come frane cieche e violente su vecchi sentieri e consuete abitudini. La rete è probabilmente la madre di tutte le frane.

La più violenta, veloce e luccicante delle meteore schiantatasi sull’umanità con un impatto che ha divelto e stravolto tutto ciò che sino ad allora era sempre stato. Professioni riconosciute divenute polverose, carriere onorevoli tragicamente sfarinate in rancide e senescenti sopportazioni, gente avvenente repentinamente avvenuta e tragedie, timori, pianti e dolori. E’ il progresso caro e non lo puoi fermare, puoi soltanto provare a surfare cercando di rimanere sulla cresta dell’onda. Questo Kraken digitale divora mestieri e professioni a velocità impressionante, non si fa in tempo a pianificare un idea di futuro che questo già ti guarda con occhi stanchi. Il domani è già tardi, si deve avere una visione che sia al limite dell’orizzonte degli eventi per non restare indietro.

La gioventù ha bisogno di questo per potere realizzare se stesso ed allo stesso livello dei loro coetanei in giro per il mondo meglio evoluto. Detto questo aggiungo che, a mio avviso, chi muove, oggi, le leve guida ancora il trattore e qui, al contrario, ci vogliono piloti di formula uno perché l’unica cosa che non abbiamo è il tempo e sarebbe anche peggio se il trattorista pensasse di poter guidare una Ferrari. Ovviamente anche nel campo avverso le cose non vanno per il meglio e già si odono all’orizzonte squilli di falci e di martelli suoni cacofonici alle orecchie di chi è nato nel duemila. Pensare di tornare indietro per andare avanti è una stupidaggine utile solo a far guadagnare qualche strapuntino ad alcune mediocri cariatidi messe da parte dalla storia. E allora non se ne esce, almeno per il momento e credo che l’unica via, stretta ed impervia, sia quella di darsi da fare da soli ed immediatamente in attesa che cambino i tempi o gli uomini.

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