Maurizio Sgroi
il Cronicario di Crusoe
25 Marzo Mar 2019 1425 25 marzo 2019

La produttività del lavoro va in pensione

Relax

Proverbio del 25 marzo Un momento di pazienza risparmia cento giorni di lacrime

Numero del giorno: 99,6 Indice IFO in Germania a marzo

E’ uno di quei giorni felici in cui capisci che il genio italico vive e lotta insieme a noi, quello in cui Vincepremier Uno, altrimenti conosciuto come Vicepremier Uno (o Due, fate voi), invita il ministro Mammamia, che casualmente si occupa di economia, a scrivere i decreti per i risarcimenti ai risparmiatori “o sennò li scriviamo noi”.

Ma non tanto perché il Vincepremier factotum è la naturale evoluzione del fancazzista che abita dentro ognuno di noi, ma perché contrasta l’idea perniciosa che si fa strada nell’immaginario nazionale, ossia che noi italiani siamo poco produttivi.

Giuro. Per dire, oggi l’Istat, che pure è sovrana, ha tirato fuori una delle sue statistiche per dire una cosa che non sta né in cielo né in terra, ma solo nelle statistiche. Ossia che in Italia la produttività del lavoro fra il 2000 e il 2016 è cresciuta appena dello 0,4% a fronte del 15% franco-spagnolo e dell’oltre 18% tedesco. La qualcosa forse spiega il grafico sotto.

Ma in ogni caso è chiaro che c’è un errore di prospettiva. Gli italiani sono estremamente produttivi, quando sono ben motivati. Ricordate questo momento storico?

Bene. E’ passato poco più di un mese da quando si annunciava l’avvicinarsi di Quota 100 mila. E proprio oggi, quando dicono che siamo poco produttivi, arriva la splendida notizia:

Spedire quarantamila domande in una ventina di giorni lavorativi denota un’altissima produttività del lavoro. Per andare in pensione. Ma questo è il futuro. E noi siamo sempre un passo avanti.

A domani.

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