Elisabetta Favale
E(li's)books
25 Marzo Mar 2019 1947 25 marzo 2019

Più donne che uomini - Ivy Compton Burnett. Recensione

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Più donne che uomini è il primo romanzo che leggo di questa autrice inglese, una delle più importanti in verità, sto parlano di Ivy Compton Burnett, “la grande signorina” come la chiamava Alberto Arbasino, mi sono chiesta sinceramente come mi sia potuta sfuggire per così tanto tempo.

Prima la trama:

“In una prospera cittadina inglese a inizio Novecento, un grande istituto femminile è diretto da Josephine Napier, un generale ingioiellato: alta e austera, un viso regale, «vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli». Impeccabile in ogni gesto e in ogni parola, è il punto di riferimento imprescindibile per tutti, le studentesse, il corpo docente e i suoi familiari: il marito Simon, oscurato dalla personalità della moglie, il figliastro Gabriel, il fratello Jonathan, vedovo calato nel ruolo dell’anziano zio e amante segreto ma non troppo di Felix Bacon, giovane sfaccendato. Al gruppo si unisce presto Elizabeth, una vecchia conoscenza di Josephine che viene assunta come governante e porta con sé la figlia Ruth. Le giornate sono scandite da una serie di rituali obbligati e da dialoghi in cui si dice tutto e niente, botta e risposta infiocchettati che in realtà nascondono universi interi. Finché un tragico evento inaspettato fa precipitare ogni cosa, dando vita a una reazione a catena che sconvolgerà le vite di tutti e porterà a galla il lato oscuro di ognuno di loro. Nessuno è chi dice di essere, e dietro alla spessa patina del codice vittoriano si nascondono segreti celati per intere esistenze. Verranno fuori tutti, uno dopo l’altro. Pagine indimenticabili e soppesate perfettamente, in cui l’umorismo pungente si mescola con la tragedia, e le piccole interazioni quotidiane con i grandi drammi della vita.”

Il romanzo è stato scritto ai primi del ‘900, l’autrice è nata nel 1892 e morta nel 1969, una donna del passato dunque con una verve decisamente rivoluzionaria e contemporanea. Il plot del romanzo è costruito interamente attraverso dialoghi “brillanti” e sono proprio i dialoghi che consentono al lettore di apprendere informazioni sui vari personaggi, di farsi una idea sulle peculiarità di ognuno. Approccio laterale direi… Ivy Compton Burnett non racconta mai direttamente i sentimenti di nessuno, non si sofferma su descrizioni, non vuole indagare nei meandri dell’interiorità dei suoi personaggi, si diverte a spargere indizi su chi siano i protagonisti della storia e diventa una divertente caccia per chi legge, così, impariamo a conoscere Josephine, la protagonista, attraverso i pettegolezzi delle insegnanti, tramite i commenti del fratello, del nipote/figlio adottivo, di quelli che le ruotano intorno.

Il tono della narrazione è costantemente ironico, ironia che talvolta sconfina nel cinismo e se i tanti sorrisi che ci vengono strappati pagina dopo pagina potrebbero indurci a pensare a questo romanzo come a una commedia, in realtà a metà della storia ci accorgiamo che stiamo assistendo invece ad una tragedia.

Adulterio, tradimenti, segreti inconfessabili, omosessualità esibita (teniamo conto dell’epoca in cui ci troviamo…), cattiveria, tutto ben celato sotto la patina della rispettabilità e finta moralità vittoriana.

Gli intrighi, di cui è ricco il romanzo, ricordano il teatro shakespeariano, Ivy Compton Burnett si è molto divertita a organizzare gli accadimenti inserendo dei colpi di scena che impediscono al lettore di annoiarsi, l’esasperazione della morale borghese finisce per diventare grottesca in alcuni casi e questo rende la storia avvincente.

Un romanzo di donne, tutte o quasi single, un microcosmo in cui lo spazio dedicato agli uomini è limitato, i personaggi maschili sono tutti deboli, si adattano a vivere in un mondo che sembra non poter essere il loro, vi sono ammessi per gentile concessione.

L’omosessualità maschile e femminile viene raccontata con naturalezza, non traspaiono sentimenti animati dall’amore sincero, piuttosto da passioni più materiali o necessità.

“Felix avanzò a passo di danza verso Jonathan e si sedette sulle sue ginocchia. L’altro spostò subito il braccio, come se fosse abituato a quella posizione. “

Josephine, la protagonista, è un personaggio potente, la sua “aureola” di benefattrice si disintegra piano piano man mano che la vita la mette davanti a delle difficoltà che non aveva previsto di affrontare.

“Josephine non usa mezze misure”, disse Gabriel. “È una potenza, nel bene e nel male”.

“Già. Lei è il destino, e noi le sue marionette “

La cattiveria si manifesta minacciosa, se ne percepisce la tensione, l’amore fondato sul ricatto tuttavia non può sopravvivere e l’autrice lascia aperta la porta sugli sviluppi del destino dei suoi personaggi.

Volendo descrivere in breve Josephine vi regalo questa questa citazione: “ Malgrado la violenza dell’accaduto, pareva che egli fosse morto con la stessa discrezione con cui era vissuto. Era come se non fosse accaduto nulla di importante. Non vi fu tanto un vuoto quanto un cambiamento. [...] il mattino dopo Josephine scese alla solita ora. Si assicurò che Gabriel avesse dormito e, senza dare risposta in merito a se stessa, raggiunse il tavolo della colazione “.

Un romanzo da leggere tutto di seguito.

Ivy Compton Burnett - Più donne che uomini - Fazi Editore

Traduzione di Stefano Tummolini

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