Elisabetta Favale
E(li's)books
27 Marzo Mar 2019 2103 27 marzo 2019

Bugiarda di Ayelet Gundar-Goshen. Recensione

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Chi mi conosce e chi mi legge sa che Ayelet Gundar-Goshen mi piace molto, di questa giovane e brillante autrice israeliana ho letto Una notte soltanto Markovich e Svegliare i leoni, Bugiarda è quindi per me il suo terzo romanzo, in Italia è uscito la scorsa settimana pubblicato sempre da Giuntina.

Il libro:

Cos’è veramente successo nel cortile dietro la gelateria? Una ragazzina, impaurita, urla. La gente accorre. C’è un uomo vicino a lei. Tutto potrebbe essere chiarito in fretta perché l’uomo ha sì commesso qualcosa di imperdonabile, ma non intendeva aggredire fisicamente la ragazzina. Invece lei lascia che l’equivoco prenda corpo, che si converta in bugia e che rapidamente, come una palla di neve che diventa valanga, si trasformi in un’accusa falsa che finirà per coinvolgere le vite di tutti i protagonisti di questo sorprendente romanzo

La mia lettura:

La prima cosa che ho pensato leggendo Bugiarda è che, ancora una volta l’autrice racconta una storia in cui la dimensione psicologica del personaggio principale viene scandagliata fin nel profondo, anche qui siamo in presenza (lo dice anche il titolo) della menzogna, tema ricorrente in tutti i romanzi di Ayelet Gundar-Goshen , come ricorrente è anche la presenza di personaggi al margine della società, vuoi per questioni di carattere come in questo caso, vuoi per estrazione sociale come avveniva in altri romanzi. Certo è che Ayelet Gundar-Goshen ama descrivere lo stato d’animo di chi cede ad azioni che vanno contro la propria natura, azioni che sconvolgono la vita propria e degli altri e le cui conseguenze hanno un disastroso effetto domino su tutti quelli che vengono coinvolti.

Nella vicenda della giovane Nufar la menzogna è “momento drammaturgico” ma al contempo una vera e propria sfida morale. Confesso che leggendo alcune pagine in cui il pathos raggiunge picchi importanti, ho provato quasi rabbia a constatare che vittima e carnefice potevano suscitarmi i medesimi sentimenti negativi.

" Per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie" scriveva Italo Svevo ne La Coscienza di Zeno e guardando a Nufar come vittima si accetta la scelta che fa di mentire perché viene spontaneo stare dalla parte dei deboli, di chi, come lei, non solo passa inosservata agli occhi di tutti ma alcuni si sentono addirittura legittimati a maltrattarla.

Quello che emerge dal romanzo di Ayelet Gundar-Goshen però è qualcosa che va oltre il singolo individuo, qui appare chiaro che la menzogna in realtà è una caratteristica centrale della vita di tutti, capire le dinamiche della menzogna significa capire i rapporti umani.

E’ terribile perché mentire dovrebbe essere un’azione deprecabile, eppure si finisce per pensare che non tutte le menzogne necessitano di essere svelate, inoltre il lettore rimane invischiato nella differenza che viene spontaneo fare fra dissimulazione e menzogna.

La bravura di Ayelet Gundar-Goshen sta nel modo in cui fa evolvere la storia, l’autrice trascina a poco a poco nella bugia diversi personaggi e ognuno di loro in qualche modo la adopera per fini personali. Chi conosce il segreto di Nufar e cerca di ricattarla finisce per essere fagocitato a sua volta dal vortice della menzogna, rimane incagliato e da giudice diventa a sua volta imputato perché quel che fa di conseguenza non è meno grave della bugia di Nufar.

Più Nufar si sentiva oppressa dalla bugia, più Lavì aveva paura, aveva paura che la verità arrivasse a intromettersi tra loro”.

Altrettanto interessante è l’aspetto che collega la dissimulazione o menzogna ad una attività emozionale forte legata al fatto stesso di mentire, emozioni negative ma eccitanti, la giovane Nufar da ricattata fa cose che altrimenti non avrebbe fatto per problemi morali, il ricatto in qualche modo le consente di peccare ancora, le fornisce un ottimo alibi.

La metamorfosi di Nuphar è incredibile, appena provato il piacere del successo, dei riflettori, tira fuori una “poker face” impenetrabile, impossibile toglierle la maschera…

“Le immagini di Nufar sul palco degli oratori conquistarono il pubblico. Quanta innocenza nell’atteggiamento schivo, nelle braccia che si stringevano intorno al suo stesso corpo in un grazioso imbarazzo”.

Avishai Milner è l’uomo cinico e spietato che ha insultato e umiliato Nufar, è finito in carcere e non riesce a farsi ascoltare, non gli viene data la possibilità di difendersi, nel suo caso il pregiudizio degli altri è tale (lui è un uomo di spettacolo, un musicista) che qualunque cosa dica ha il sapore di menzogna, anche quando dice la verità.

Il suo percorso psicologico lo porta a desiderare la morte di quella ragazzina che lo aveva messo in una situazione dalla quale non riusciva più ad uscire e, subito dopo, la sua stessa morte come atto punitivo estremo verso Nufar che così avrebbe pagato per la sua bugia.

“Non sapeva dire esattamente quando aveva smesso di progettare la morte della ragazza per cominciare a organizzare la propria. [...] il viso che fissava tutti dallo schermo, nobile e tragico, doveva essere quello di Avishai. Quella morte era sua, non le avrebbe permesso di portargliela via. [...] A volte il modo migliore di uccidere una diceria è uccidere se stessi”.

Ayelet Gundar-Goshen però lascia sempre una seconda opportunità ai suoi personaggi che pagano sempre per ogni cattiva azione compiuta, l’espiazione delle colpe è dovuta perché in realtà si tratta di personaggi positivi.

Se dovessi fare una classifica dei tre romanzi letti metterei Bugiarda al primo posto.

Ayelet Gundar-Goshen - Bugiarda - Giuntina

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