Dario Russo
Babele
4 Aprile Apr 2019 1708 04 aprile 2019

Transfer low cost: che fine ha fatto uber? E gli altri?

Transfer Aeroport

Per un periodo non si parlava d’altro, Uber di qua, Uber di là, tassisti contro i servizi di transfer low cost e rivolte in quasi tutta Italia finite con una sentenza a tratti triste: niente più app per i passaggi o gli spostamenti a pagamento low budget per concorrenza sleale. Un episodio che ha diviso l’opinione pubblica (per fortuna c’è anche chi è rimasto indignato) e che ha ampiamente evidenziato l’ingerenza scomoda e ahinoi sempre predominante dello Stato sul mercato e sulle aziende.

Tra i mille controsensi vi fu la concessione di un diritto vago di poter utilizzare Uber Black (il servizio di transfer in berline di lusso, rigorosamente nere) perché sostenuto dalla toppa del sistema NCC (Noleggio Con Conducente).

L’azienda, per forza di cose, ha dovuto virare sul Food Delivery, campo d’azione in cui essere ostacolati, per ora, è quasi impossibile se si hanno le spalle grosse e la non-concorrenza delle classi tutelate.

Viene però da chiedersi, sempre riguardo gli spostamenti, è forse il momento di sollevare il polverone che la startup californiana non è riuscita a gestire? Se il dissenso arrivasse dal pubblico quali potrebbero essere le conseguenze?

Prendiamo un caso pratico, gli spostamenti da e per l’aeroporto. In tutte le città del mondo, fatta salva qualche eccezione di cui non posso avere polso, esistono servizi esterni alle compagnie Taxi che effettuano i transfer a budget ridotto e la convivenza, seppur scomoda (per i taxi), è all’ordine del giorno: quasi ci si saluta e si va a bere un caffé tra “autisti tutelati” e “avventori della tecnologia”.

Vi dirò di più, la questione della concorrenza sleale pare appunto esser sostenuta solo dalla presenza o meno di un tecnologia avanzata visto che le società di transfer sono sempre esistite operando con la massima correttezza e nell’ambito della totale legalità pur senza le app Android e iOS. La comodità è per altro oggettiva dato che chiunque può ricercare un transfer su Google, lasciarsi catturare da un’inserzione Facebook o recarsi direttamente sul proprio portale di fiducia, e sapere preventivamente quale sarà la spesa da affrontare. Che so, un inquadramento generico dei costi e delle opportunità di spostamento è presente anche per i taxi airports transfer sul sito omonimo, dove dando una rapida sbirciata ai prezzi di partenza ci si può preventivare un budget di spesa minimo e massimo. Un po’ il contrario di quelle che accade, in tutta sincerità, quando un turista, ad esempio atterri a Capodichino: dove il prezzo della corsa venga deciso arbitrariamente dal conducente al fine di una contrattazione tutt’altro che paritaria (italiano vs qualsiasi altra lingua).

La questione su cui voglio porre l’accento è però relativa alla mera faccenda economico/politica in cui una categoria specifica riesca a fare leva sufficiente da ostacolare una multinazionale (peraltro utile e vantaggiosa) in un processo di espansione commerciale e internazionalizzazione. Davvero il dislivello tra l’Italia e gli altri paesi è questo? È, francamente, una domanda a cui non voglio dare immediata risposta ma mi premeva rifletterci e, magari, far riflettere anche i miei lettori.

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