Elisabetta Favale
E(li's)books
10 Aprile Apr 2019 1655 10 aprile 2019

La verità del Freddo. Storia, delitti, retroscena del capo della banda della Magliana. Recensione

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E’ ancora vivo e rilascia interviste Maurizio Abbatino, ex boss e fondatore storico della banda della Magliana, oggi ha 63 anni e si trova agli arresti domiciliari, lo Stato italiano gli ha tolto la scorta e la copertura, come dice lui stesso, sono 30 anni che non commette reati quindi … sarebbe pronto a reinserirsi in società.

Se non avete vissuto gli anni in cui la terribile banda metteva a ferro e fuoco Roma, se non avete letto Romanzo Criminale, quasi sicuramente avrete visto il film o la serie tv allora, come me, vi farà una certa impressione pensare a Maurizio Sabbatino, il Freddo del personaggio letterario o Crispino nella realtà, che rilascia interviste.

Ho comprato La verità del Freddo di Raffaella Fanelli (Chiarelettere editore) perchè volevo cercare di capire che tipo di persona è quest’uomo, cosa è stato, con quali motivazioni ha commesso per anni e anni reati efferati senza mostrare pietà per nessuno.

Ritiene di essere un morto che cammina, Maurizio Abbatino pensa che è solo questione di tempo e arriverà il colpo di pistola che qualcuno di quelli che ha accusato gli ha riservato.

Nel romanzo e nei film lo hanno fatto morire prima ancora di diventare un collaboratore di giustizia prima ancora di tradire i suoi compagni, come Carminati, ancora vivo, vegeto e sulla cresta dell’onda della mala romana.

Non so dire quante volte ho ucciso. Ma ricordo i nomi di tutte le mie vittime. La cosa strana è che non riesco a contarle. Eppure davanti a me sono fermi e chiari gli ultimi istanti delle vite che ho interrotto. Ricordo dov’eravamo. Come ho ucciso e perché l’ho fatto... Ricordo tutto. Tranne il numero.”

Un dato di fatto, quel che emerge dalle sue parole è che in quel momento tutto quel che faceva gli sembrava giusto, uccidere per un nulla, vendicare, punire, tutte cose normali che non gli toglievano il sonno.

Racconta dei suoi amori, della moglie tradita, dei rapporti con la famiglia, con gli altri membri della banda.

Personalmente sono rimasta decisamente suggestionata dal lungo racconto di Raffaella Fanelli, in questa intervista ha ripercorso tanti anni di storia triste del nostro Paese, io non sapevo per esempio che negli anni Ottanta ebbe, con la banda, un qualche ruolo anche nel sequestro e omicidio di Giovanni Palombini, del famoso Caffè Palombini (chi è di Roma lo conosce per forza lì proprio accanto al “colosseo quadrato”) messo a segno da un altro killer dell’epoca, Laudavino De Sanctis, Lallo lo Zoppo che riferendosi ai boss della Magliana disse: “Quelli della Magliana a me me facevano l'impicci. Giuseppucci era anche più scemo”.

Mi ha impressionato sapere che De Pedis che pretese di essere seppellito a Sant’Apollinare in realtà si dichiarava buddista, sembra si fosse addirittura fatto fare una statua di un Budda d’oro sulla quale incastonava di volta in volta pietre preziose.

Ma che cosa possono avere in comune degli assassini con la religione buddista?

Maurizio Abbatino si è fatto iniettare virus per fingersi malato, si è sottoposto a un ciclo di chemioterapia per essere più credibile, ha aspettato paziente in una clinica per tre anni, su una sedia a rotelle, magro, le gambe che quasi non lo reggevano più, solo per poter scappare, con quelle gambe, al momento opportuno, aiutato da quel fratello tanto amato e che per proteggere la sua latitanza è stato ucciso.

Ci racconta Raffaella Fanelli:

Gli scorrono davanti gli ultimi istanti di un omicidio che non è ancora stato commesso, il suo. A fare da sfondo, oltre le pareti bianche di un bilocale con pochi mobili e tante medicine accatastate su una mensola in legno, c’è il quartiere di sempre. Quello della Magliana. E la città che tutti dicono di detestare per il degrado in cui è scivolata, per la corruzione che l’ha consumata, inquinata e divorata fino alle sue radici. Una Roma che ritrae il paese intero. «Sono tornato dove tutto è iniziato. Perché è qui che deve finire.» “

Coinvolti dai servizi segreti su questioni importanti come il sequestro Moro che loro giudicavano un contrattempo, un fastidio che causava problemi alla loro attività a causa dei mille controlli e posti di blocco, custodi di segreti condivisi con il Vaticano come nel caso della sparizione di Emanuela Orlandi, questo gruppo di giovani di borgata, senza un ideale, con in testa solo la voglia di far soldi e di farlo da soli, come cani sciolti, ha realizzato il sogno di impadronirsi di Roma.

Fedeltà alla banda a tutti i costi eppure quando sono arrivati al capolinea tutti hanno preso le distanze, ecco che Enrico Nicoletti, il Cassiere (o Il secco nel romanzo) nel 2011 chiamava quelli della banda morti di fame, lui che aveva comprato l’attuale Casa del Jazz da monsignor Uras d’accordo con il cardinale Poletti.

“Basta scrivere che trafficavo droga e facevo l'usuraio. Io odio gli usurai, i magnaccia e le spie” disse anche Ernesto Diotallevi legato a doppio filo con Danilo Abbruciati ucciso a Milano nel 1982 durante l’attentato a Rosoni, il vice di Calvi. A Diotallevi lo Stato ha sequestrato, tra le altre cose, un attico che affaccia su Fontana di Trevi.

Leggere le mille confessioni e “rievocazioni” di Abbatino spinge a cercare e cercare ancora notizie, non so se sentirmi una sorta di voyeur, mi fa sentire in colpa, penso che non bisogna essere curiosi ma poi penso anche che invece non si deve dimenticare, che è necessario capire, essere consapevoli perché di fatto Mafia Capitale è storia di oggi, io conosco persone normali che lavoravano nella cooperativa di Buzzi e Carminati, la Roma di questi eredi della banda della Magliana è la Roma in cui ho vissuto anche io fino a due anni fa.

Un lavoro accurato quello di Raffaella Fanelli, un resoconto puntuale in quelle pagine che sono il frutto di ore e ore passate con Maurizio Abbatino, un uomo stanco e malato il cui tempo è scandito dai farmaci da prendere, questa volta, si pensa, per una malattia vera.

Un libro necessario, da leggere.

LA VERITA' DEL FREDDO - RAFFAELLA FANELLI INTERVISTA MAURIZIO ABBATINO - CHIARELETTERE 2018

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