Elisabetta Favale
E(li's)books
12 Aprile Apr 2019 1644 12 aprile 2019

Sotto il cielo di Spagna di Igor Patruno. Recensione

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Ho finito di legge Sotto il cielo di Spagna di Igor Patruno, un romanzo che ci regala un accurato spaccato degli anni Trenta.

Il libro

” Sotto il cielo di Spagna”, un romanzo di destini incrociati, con un protagonista ben definito che si colloca, però, in un contesto corale che investe uomini e donne che combattono e si uccidono, sospinti da folli ideologie contrapposte, oppure da spirito di avventura, o dal mero bisogno di sbancare il lunario. Agosto 1936, il capitano Bruno Mancini partecipa al gran ballo d’estate che si tiene ad Ostia, presso lo stabilimento Roma. Là incontra Galeazzo Ciano, ma anche Maria Luisa Locatelli, giovane moglie di un ufficiale italiano disperso in Abissinia, rimanendone affascinato. Pochi mesi dopo, Bruno Martini parte volontario per la Spagna, dove l’Italia e la Germania sostengono quattro generali ribellatisi al legittimo governo repubblicano. Che cosa lo spinge a prendere questa decisione? Non è fascista. Non stravede per Mussolini. È fedele alla patria pur non credendo in Dio. È un cultore di Ovidio e di Dante. Ha una relazione con la Locatelli, ma non ne è innamorato. Perché dunque questa smania di abbandonare la quotidianità? Bruno compirà un tragico percorso che lo condurrà all’esclusione, alla scoperta del dolore irrazionale insito in ogni guerra. Richiamati dall’incedere degli eventi, entrano in scena anche personaggi storici: dall’anarchico Buenaventura Durruti, al comandante Enrique Lister, al commissario politico Carlos Contreras. Mario Roatta, Emilio Faldella, Ettore Bastico e una miriade di volontari, di esaltati, di coscritti, di raggirati, ognuno con la sua storia, ognuno con il suo ruolo, convergono sull’altopiano della nuova Castiglia, sulla strada per Guadalajara, e partecipano alla funesta rappresentazione della guerra.

Intanto Ernest Hemingway, John Dos Passos, André Marlaux, Pablo Neruda, Robert Capa, Gerda Taro, Martha Gellhorn, Tina Modotti si aggirano per le strade di una Madrid assediata dalle truppe franchiste, e John Cornford, con l’amico Esmond Romilly e una dozzina di volontari inglesi, combatte accanto a tedeschi, francesi, polacchi, russi per difendere la capitale spagnola nel labirinto di edifici in rovina della Città Universitaria. Anche George Orwell si ritrova a Barcellona, immerso nel velenoso scontro tra anarchici e comunisti”

La mia lettura

Il protagonista, Bruno Mancini, è un uomo qualunque, uno di noi, non ha alcuna necessità di finire in Spagna e in guerra eppure ha un vuoto talmente grande dentro che per colmarlo decide di vivere una esperienza estrema. Lo fa, forse, anche per reazione a quel padre che avrebbe voluto un figlio diverso, capace di stare al mondo e senza tutte quelle idee strampalate per la testa!

E’ in affitto l’appartamento al secondo piano della palazzina erosa dalla salsedine. Bruno Mancini non ha mai preso in considerazione l’idea di possederlo, anche quando avrebbe potuto acquistarlo ad un prezzo vantaggioso. Per lui una appartamento non è diverso da un oggetto qualsiasi e gli oggetti hanno un senso finchè si usano […] Considera una proprietà materiale irrilevante di fronte all’esito finale dell’esistenza…

Da qui si inquadra subito che tipo di uomo è Bruno Mancini.

Io sono appassionata delle storia di Spagna, quel che differenzia dagli altri il conflitto che ha straziato questo Paese, è che la guerra civile spagnola è stata il primo scontro tra fascismo e antifascismo, una anticipazione della guerra Mondiale. La Spagna di cui ci racconta Igor Patruno è caratterizzata da una società precapitalistica (le industrie sono ancora poche) dove una massa di braccianti si contrappone ancora ai proprietari terrieri. Nel 1936, con le elezioni politiche, le forze di sinistra riescono a tornare al governo, il merito è del cosiddetto Fronte popolare (repubblicani moderati, socialisti, comunisti e cattolici baschi autonomisti) da qui prendono il via avvenimenti destinati a innescare reazioni drammatiche.

Di sicuro l’autore non ha lasciato trapelare eventuali simpatie relativamente alle parti in causa, tutti i personaggi vengono inquadrati nel loro ruolo e contesto e subiscono le conseguenze degli eventi in cui sono coinvolti. Tra gli altri, ci sono due protagonisti che io amo particolarmente: Gerda Taro e Robert Capa, anche attraverso loro ripercorriamo i momenti cruciali della guerra spagnola fino ad arrivare all’ultimo capitolo con la morte di Gerda, un romanzo scritto in terza persona, ricco di tanti riferimenti storici e la giusta “dose” di fiction che rende tutto più avvincente.

Ogni capitolo del romanzo porta date e fatti che hanno caratterizzato un preciso momento per cui, ho appreso che il 27 luglio del 1936 Il Messaggero riportava la notizia della morte di Ettore Petrolini “ Tanto pe’ canta’ perché me sento ‘n friccico ner core”, il re del varietà a cui il protagonista, Bruno, era affezionato e di cui citava a memoria le battute.

Bella anche l’idea di inserire, in esergo ai capitoli, i versi di alcune poesie che fanno sempre riferimento all’argomento trattato. Versi belli, particolari, io ne ho trascritti diversi e ricercato il testo intero, ringrazio l’autore per avermi fatto scoprire anche poesie e autori che non conoscevo.

Un personaggio speciale questo Bruno che ascolta Caruso, legge Grazia Deledda, mi riporta in una piazza a me assai nota ( vivevo proprio lì fino a due anni fa), a Piazza Bologna, va in cerca della casa della scrittrice, Grazia Madesani, nata Deledda.

Suggestive le pagine in cui parla di Federico (del Sagrado Corazón de Jesús) García Lorca, fa riferimento esplicito alla sua omosessualità “ el maricón ha paura della dannazione eterna” che, insieme alle idee politiche fu causa della sua morte avvenuta per mano di uno squadrone della milizia franchista.

C’è Arturo Barea, il giornalista e scrittore spagnolo, “The censor “come lo chiamavano i giornalisti stranieri perché controllava tutto quello che arrivava all’ufficio stampa del ministero degli Esteri.

Leggere Sotto il cielo di Spagna è sicuramente un modo di approfondire dei capitoli di storia importanti anche per il nostro Paese, ricorda, Igor Patruno, che gli anni narrati, il 1936 e il 1937 in Italia il fascismo era al massimo della popolarità, Mussolini era acclamato da grandi folle, in Spagna intanto si preparava il cosiddetto “Alzamiento Nacional”, il colpo di Stato.

L’inizio del romanzo ci fa comprendere in modo chiaro cosa sarebbe successo da quel momento in poi in Italia, in Spagna e di conseguenza negli altri Paesi europei.

La guerra si mostra in tutto il suo orrore, sarà “l’apparir del vero” per Bruno Mancini che si accorgerà quanto poco di affascinante ed eroico c’era in quello che vedeva. L’autore racconta dettagliatamente le armi adoperate e una serie di dettagli “tecnici” perché anche questo è la guerra, un “evento tecnico e organizzato”.

Come dice una canzone di De Gregori che cito spesso, “La storia siamo noi” e purtroppo sembra che si impara poco dal passato, in Sotto il cielo di Spagna ritroviamo dinamiche relative ai rifugiati di allora, rifugiati di guerra, molto simili alle dinamiche attuali, cambiano i profughi ma le reazioni no!

Un romanzo serio, ricco di storia, di letteratura, di poesia. Da leggere per apprendere, per non dimenticare.

Sotto il cielo di Spagna – Igor Patruno – Ponte Sisto

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