Elisabetta Favale
E(li's)books
23 Aprile Apr 2019 1850 23 aprile 2019

L’Acrobata - Laura Forti. Recensione

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Uscito da qualche giorno per l’editore Giuntina, L’Acrobata di Laura Forti è un bellissimo monologo in cui vicende private si intersecano con fatti storici che coinvolgono l’Italia fascista, il Cile di Pinochet ma anche l’orrore dei pogrom russi.

La voce narrante conduce il lettore nei suoi ricordi personali, il nipote, una ragazzo giovane in cerca di identità, è il pretesto per ripercorrere la storia familiare portando una testimonianza diretta

“Ogni riferimento ai fatti e alle persone che li hanno compiuti è autentico: ogni parola, ogni pensiero di quelle persone è un’idea, Un‘immaginazione, una speranza”.

Così scrive infatti l’autrice, la drammaturga, attrice, scrittrice Laura Forti, cugina di Pepo, José Valenzuela Levi conosciuto col nome di battaglia di Ernesto (in onore del Che).

Una narrativa di testimonianza dunque, dove l’autrice è una sorta di “testimone di secondo grado”, la voce narrante sembra avere come obiettivo, raccontando la verità su Pepo, la costruzione di un rapporto di fiducia tra il nipote e suo padre che non ha mai conosciuto.

Frammenti di memoria vengono portati alla luce, strappati al dolore che preferirebbe non esibirli ma qui è necessario perché l’anziana protagonista non ha mai elaborato l’esperienza del lutto, della perdita, questo lungo racconto le è indispensabile per sciogliere i grumi di sofferenza che si porta dentro e soprattutto è un lascito per quel nipote cresciuto senza padre.

“Hai rimesso in moto il mio lutto, come un fiume che ritrova il movimento nel disgelo e il dolore ha rotto la crosta di ghiaccio, ha ricominciato a scorrere”.

Allende e Pinochet, due protagonisti della storia contemporanea che però le nuove generazioni conoscono appena, la feroce repressione di Pinochet dopo il tentato golpe è ancora troppo poco raccontata, la storia di Pepo, la storia familiare che Laura Forti ha deciso di condividere, non è più qualcosa di personale ma assume valenza collettiva.

Molto belli i passaggi tra i diversi piani temporali che l’autrice governa in modo eccellente, legati a doppio filo le quattro generazioni, da Juliusz al giovane clown/acrobata a beneficio del quale viene scritto il romanzo.

Nell’anniversario della morte di Pepo il rinnovato dolore della madre si unisce ai “demoni” del giovane figlio, le riflessioni dell’autrice sulla libertà, la persecuzione, la dittatura, la perdita, l’abbandono, vengono mediate dalla scrittura che oscilla tra il “saggismo” e la narrativa senza togliere concretezza ai fatti storici e biografici e senza togliere verve alla parte più squisitamente narrativa e simbolica.

Bravissima Laura Forti a collocare la storia lontana, temporalmente e anche geograficamente, di suo cugino nel tempo presente, attraverso la sua esperienza concreta fornisce al lettore la macchina del tempo attraverso cui arrivare a sedimentare consapevolezze diverse rispetto ai fatti storici.

L’interrogativo che mi è rimasto: è possibile chiudere i conti con il passato? Certe esperienze di vita così complesse e contraddittorie possono essere spiegate?

La “dicibilità” del dolore di una perdita come quella di un figlio per una madre può essere rielaborata nella relazione con l’altro? Il nipote in questo caso. L’eredità della guerra di un padre diventa in L’Acrobata il macigno della giovane vita del figlio.

“Ernesto aveva detto : hermanos, siamo noi gli uomini di cui parla Allende. Il popolo cileno reclama da noi questo sacrificio. [...] Ma qualcosa era andato storto [...] e il dittatore si era salvato. [...] Prima erano degli eroi, dei liberatori, ora un manipolo di pazzi”.

Ho letto l’Acrobata ieri in viaggio, sono rimasta colpita dal modo in cui Laura Forti svela i valori del coraggio e dell’eroismo di un personaggio che non conoscevo e che non esito a definire “storico” José Joaquín Valenzuela Levi.

“ I giornali nazionali, servi del regime, avevano affermato che i terroristi, braccati dopo una lunga caccia, erano stati uccisi durante una sparatoria e i lettori ci avevano creduto. [...] Lo so, adesso ti stai chiedendo: ma perché è rimasto a Santiago, perché si è fatto catturare? [...] Chi si credeva di essere, Superman, Dio? [...] Sento il tuo grido arrabbiato che hai tenuto in gola tutti questi anni. Grida, avanti, grida pure, nipote”.

L’Acrobata - Laura Forti - Giuntina

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