Elisabetta Favale
E(li's)books
26 Aprile Apr 2019 1143 26 aprile 2019

I provinciali di Jonathan Dee. Recensione

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Uscito da poco per Fazi editore (traduzione Stefano Bortolussi) I provinciali di Jonathan Dee.

Il libro

Cosa succede quando un broker di New York e la sua famiglia piombano in una tranquilla cittadina di provincia?

Howland, Massachusetts. Mark Firth è un imprenditore edile con grandi ambizioni ma scarsa competenza negli affari, tanto da aver affidato tutti i suoi risparmi a un truffatore; lo sa bene sua moglie Karen, preoccupata per l’istruzione della figlia: sarebbe davvero oltraggioso per lei se la piccola dovesse ritrovarsi nei pericolosi bassifondi della scuola pubblica. Il fratello di Mark, nonché suo eterno rivale, è un agente immobiliare che ha mollato la precedente fidanzata sull’altare e ha una relazione con la telefonista della sua agenzia. C’è poi Candace, la sorella, che è insegnante alla scuola pubblica locale e coltiva una storia clandestina con il padre di una delle sue allieve… Gli abitanti della cittadina sono tutti accomunati dalla diffidenza nei confronti dei turisti della domenica, abitanti della grande metropoli che possono permettersi una seconda casa in provincia: gente disposta a spendere cinque dollari per un pomodoro, perché ignora il valore di un pomodoro quanto quello di cinque dollari. Sarà proprio uno di loro a far precipitare il fragile equilibrio della comunità. In seguito all’Undici Settembre, infatti, il broker newyorkese Philip Hadi, sapendo grazie a “fonti riservate” che New York non è più un posto sicuro, decide di traslocare a Howland insieme a moglie e figlia. Arriverà a tentare la carriera nella politica locale, suscitando idolatria in alcuni e odio feroce in altri…
La penna affilata di Jonathan Dee, già finalista al premio Pulitzer, non risparmia nessuno: casalinghe annoiate, uomini terrorizzati dallo spettro del fallimento, bambini che festeggiano il compleanno ingozzandosi di sushi… I provinciali, romanzo corale perfettamente congegnato, è un brillante ritratto al vetriolo dell’America di oggi.

La mia lettura

Se avete visitato gli Stati Uniti e vi è capitato di girare in macchina nei paesini rurali della provincia più sperduta, case con vialetto e fuoristrada parcheggiato davanti per intenderci, allora non avrete nessuna difficoltà a immaginare Howland.

Io adoro andare in vacanza negli Stati uniti e la cosa che ho capito è che la provincia americana è molto più provincia di una qualunque provincia (anche la più sperduta) italiana.

E’ il mio primo romanzo di Jonathan Dee, non conosco l’autore ma mi è sembrato che alla base di tutta la storia la premessa è una: l’infelicità di tutti, una infelicità alla quale non è possibile sfuggire tanto è vero che l’autore ci mostra chiaramente i conflitti che opprimono i membri di questa piccola comunità senza mostrare o lasciar intendere che ci sia una via di fuga o soluzione.

Altri due temi importanti sono: l’America post 11 settembre:

“Mark era rimasto commosso ma più che altro imbarazzato dal racconto di Karen sulla veglia, in cui amici, vicini e perfino gente per cui non aveva mai nutrito particolare simpatia si erano riuniti sulla gradinata del Municipio regegndo candele accese e pregando per lui. “ Bé, tecnicamente sei un sopravvissuto” gli aveva detto. “ Ti si può vedere in questo modo. E in ogni caso si usa un volto per indicare la collettività. Altrimenti è una tale enormità che uno non sa come pregare, non sa cosa chiedere”. “Ma è un caso che io sia qui “, aveva protestato lui. “E’ stato casuale per tutti, no? Anche per quelli che sono morti. Non erano soldati. Era solo gente che andava al lavoro. Ma adesso sono tutti eroi” […] Potevi diventare un eroe senza fare niente, se la tua fine significava qualcosa per gli altri”

E l’America oramai poco democratica, in balia più che mai dei magnati dell’industria e dei loro soldi.

Jonathan Dee vuole mostrarci senza mezzi termini quanto possa essere seducente il potere del denaro, quanto la democrazia possa traballare se si delega troppo al leader di turno che promette più sicurezza, più protezione.

Philip vuole forse rappresentare un plutocrate arrogante che scala la debole “holding” della società rurale di Howland? Certo assomiglia parecchio a un certo leader con cui gli americani stanno facendo i conti.

“Hadi (Philip) emanava un’aura speciale, poco ma sicuro. Non aveva quella spinosità, quello strato di autodifesa tipico della gente del posto […] poiché viveva una vita nella quale le cose accadevano perché era lui a farle succedere […] I suoi soldi sembravano metterlo fuori dalla portata delle tipiche more sociali, conferendogli una sorta di imparzialità”

Poi c’è la crisi economica, la mania del cibo bio e a km zero

“Marzo: rape, carote pastinache, songino […]In quel locale si facevano cose all’avanguardia […] Il ristorante […] praticava un prezzo fisso […] al momento si era attestato sui 195 dollari […] sapeva che al momento serviva soprattutto forestieri […] Aprile: cipollotti, funghi shiitake, germogli di felce […] Dovevi servire ingredienti locali e di stagione. Un nuovo modo di mangiare […] e quel luogo era perfetto. Non poteva essere più rurale di così (il New England era l’America, se avevi un minimo senso della storia””.

Gerry, il fratello sbandato di Mark, è quello a cui viene delegato il compito di fare il “grillo parlante “ e per questo il personaggio risulta sgradevole, Gerry non ha molto da perdere quindi dice tutto quel che pensa:

“Sono arcistufo delle favole sui miliardari moralmente puri e incorruttibili! Prima Ross Perot, poi Bloomberg a New York... I ricchi sono integerrimi perché non gliene frega niente dei soldi! Avete mai sentito niente di più orwelliano?”.

Considerato una specie di agitatore che “ha deciso che ogni cosa dev’essere un conflitto “ devo confessare che a me non è dispiaciuto affatto come personaggio.

I provinciali è un romanzo fiume, le 439 pagine scorrono in modo costante senza scossoni, colpi di scena. Tutti i personaggi hanno, a mio avviso, la stessa importanza, uguale spessore. Le paure sono le stesse per tutti: lo spettro del terrorismo, il fallimento economico, la crisi della famiglia e dei valori, la sfiducia verso la politica e i governanti.

Bravo Jonathan Dee a mostrarci uomini e donne qualunque nella loro grigia quotidianità. Una storia verosimile, grande capacità di incrociare le vite di tutti costruendo lunghi capitoli che mantengono una struttura chiara consentendo al lettore di non perdere il filo.

Lettura consigliata a tutti e soprattutto a chi, come me, ama la letteratura americana, I provinciali mostra la vera America, quella che non assicura più a nessuno di realizzare i propri sogni.

I provinciali - Jonathan Dee - Fazi editore

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