Elisabetta Favale
E(li's)books
30 Aprile Apr 2019 1209 30 aprile 2019

Indian Summer di William Dean Howells. Recensione

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Di William Dean Howells possiamo dire che amava raccontare l’Italia, questo romanzo è ambientato a Firenze ma l’autore ha anche scritto di una città a me molto vicina, Venezia (Venetian Life 1866) e fu proprio scrivendo della magnifica città lagunare che l’autore realizzò il passaggio dalla poesia alla prosa.

Il libro

“Theodore Colville, editore di un giornale in una cittadina di provincia dell’Indiana, è all’apice della carriera quando viene coinvolto in uno scandalo politico. Per recuperare tranquillità decide allora di vendere la testata e di recarsi a Firenze, città dove anni prima aveva vissuto un amore sfortunato, e lì, tra i ricordi contrastanti di una giovinezza che sembra ormai perduta, ritrova Mrs Bowen, un tempo la migliore amica della ragazza che in passato lo aveva respinto. Lina Bowen, donna affascinante e ormai vedova, abita con la figlioletta Effie e la bellissima Imogene, una giovane americana che vive in Italia sotto la sua protezione. Colville, nel pieno dei turbamenti della mezza età, è subito lusingato dal recuperato rapporto con Mrs Bowen e contemporaneamente attratto dal fascino acerbo di Imogene, dalla quale si lascia coinvolgere in una relazione non priva di ombre e dubbi. In una Firenze carica di suggestioni e pervasa da un’atmosfera quasi magica, tra balli in maschera e languide passeggiate lungo l’Arno, Indian Summer mette in scena l’interiorità di un uomo sagace e al tempo stesso malinconico, diviso tra il desiderio di accettare lo scorrere degli anni e il rimpianto per le illusioni e gli slanci giovanili, inseguiti ma impossibili da ritrovare nell’età adulta. Theodore Colville, personaggio dalle sfaccettature indimenticabili, diventa protagonista, suo malgrado, di un triangolo sentimentale, dando vita a una commedia degli equivoci in cui sono i moti del cuore a scandire il fluire del tempo.
Dalla brillante penna di un caro amico di Henry James una delle più affascinanti e memorabili commedie della letteratura americana.”

La mia lettura

Fin da subito, una volta fatta questa scelta artistica, Howells decise di non schierarsi tra quelli che scrivevano letteratura di viaggio cedendo al sentimentalismo, ai toni edulcorati, tanto è vero che anche in Indian summer mantiene toni narrativi concreti, semplicemente fornisce dettagli di vita quotidiana, inserti storici e artistici, annotazioni di costume senza ricorrere a quei “sensazionalismi” di certa storiografia o di autori come Byron per capirci.

Howells divenne console americano a Venezia a ventiquattro anni, così oltre a Venezia fu a Mantova e a Siena (di queste due città ha sicuramente scritto ma immagino abbia fatto anche altri viaggi in Italia) e di ogni viaggio ha lasciato sempre resoconti ricchi di umorismo e acume.

Indian summer, un delizioso “interlude”, così mi viene da definirlo, è il romanzo di successo di William Dean Howells, rappresentante, in ambito letterario, del cosiddetto realismo.

Le abitudini e il grado di integrazione degli stranieri (americani soprattutto) a Firenze vengono raccontate dettagliatamente, è come se il romanzo si svolgesse in una sorta di “colonia americana “ nel cuore della città toscana.

Mrs Bowen, per esempio, aveva una posizione autorevole tra i residenti stranieri, veniva invitata alle feste importanti della buona società fiorentina “naturalmente non era invitata al grande ballo della principessa Strozzi, dove la nobiltà fiorentina compariva in pompa medievale, indossando i costumi autentici degli antenati “…

Interessanti le osservazioni che Howells fa per bocca di Colville circa il fatto che a Firenze, tra “expat”, svanivano tutte le distinzioni geografiche che invece erano molto sentite negli Stati Uniti:

C’era stato un tempo in cui il fatto che Miss Graham venisse da Buffalo l’avrebbe fatta classificare insieme all’animale da cui la sua città natale aveva preso il nome; ma adesso non faceva alcuna differenza [...] Gli inglesi parlavano con lo stesso vago rispetto di Buffalo quanto di Philadelphia.”

E che dire del riferimento a La storia di Girolamo Savonarola di Pasquale Villari ?

È un libro meraviglioso. Lo ha letto? Si. È una cosa che ti fa pensare che, dopo tutto, agli italiani basta un solo sforzo, in una direzione qualsiasi, per superare tutti.”

Indian Summer è una commedia “educata” che propone al lettore una storia semplice, racconta gli americani viaggiatori all’indomani della guerra civile, delle difficoltà incontrate da turisti nella vecchia Europa con qualche riferimento semiserio alla situazione politica.

Di fatto, in Indian Summer l’Italia e Firenze rimangono solo uno sfondo, nessuno scontro tra due culture, quella americana e quella europea/italiana, piuttosto uno “scontro” tra connazionali.

Il personaggio per eccellenza è di certo Colville (anche se io ho un debole per Lina), divertentissimo con le sue mille preoccupazioni per l’aspetto fisico, l’abbigliamento giusto… e l’autore ci lascia intendere che in realtà non si può immaginare come un “macho” il nostro Colville! Un personaggio bello perché mostra tutte le sue debolezze.

Lina Bowen come dicevo è la mia preferita,è una figura femminile molto riuscita,mi è piaciuta moltissimo:

E vuole... vuole essere mia moglie?” (Colville a Lina)

“Mai!”, rispose lei, e a quel punto Colville si fermò bruscamente, mentre un freddo stupore lo colmava tutto. [...] L’amo ... (ora è Lina a parlare) arrossisco e brucio di vergogna al pensiero di amarla. Ma non la sposerò mai, posso evitare almeno questo e mantenere qualche traccia di rispetto per me stessa

Che dialogo!

Moderno, attuale, molto simile a quello del copione di una delle opere teatrali di Howells.

Qualcuno ha definito il ventennio 1880/1900 addirittura come “The Howells age” e mi ripropongo davvero di approfondire questo autore di cui non conosco le opere di poesia e neppure quelle teatrali.

Intanto posso sicuramente consigliare questo delizioso romanzo.

Indian Summer - William Dean Howells – Fazi editore

Traduzione di Chiara Vatteroni

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