Elisabetta Favale
E(li's)books
4 Maggio Mag 2019 1707 04 maggio 2019

I vivi al prezzo dei morti di René Frégni. Recensione

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Oggi vi propongo I vivi al prezzo dei morti di René Frégni appena uscito in libreria con Jimenez edizioni e tradotto magistralmente da Chiara Rea.

Il libro

“Quando il primo gennaio René – uno scrittore che dal caos di Marsiglia si è ritirato in campagna – inizia a scrivere sul suo nuovo quaderno rosso non immagina che la tranquilla bellezza di quelle prime pagine verrà presto sconvolta. Giorno per giorno, come in un diario, descrive la dolcezza delle colline provenzali, le sue passeggiate solitarie nella natura e la quieta tenerezza del rapporto con la compagna Isabelle. Ma un giorno riceve la telefonata di Kader – che René aveva conosciuto anni prima durante i suoi seminari di scrittura per detenuti – e da quel momento niente sarà più come prima. Delinquente incallito ed esperto di evasioni, Kader è appena scappato dal carcere di Tarbes e chiede aiuto a René che, senza valutare le conseguenze del suo gesto, offrirà un nascondiglio al fuggitivo. La serenità della sua esistenza verrà spazzata via da un susseguirsi di eventi e di interrogativi: quanto vale una vita umana? Qual è il prezzo della fraternità? Cosa siamo disposti a sacrificare per compiere quella che ci sembra la scelta più giusta? Come gridano i pesciaioli ai passanti sul Vecchio Porto di Marsiglia, “I vivi al prezzo dei morti”: ma vale lo stesso anche per le vite degli uomini?

A metà strada tra autofiction, diario intimo e romanzo puro, I vivi al prezzo dei morti è un noir ammaliante e atipico in cui la luce dolce della Provenza si scontra con le ombre di una vicenda spietata. Con una scrittura che fonde delicatezza e potenza, Frégni ci racconta una storia in cui per trovare scampo tutti dovranno sacrificare qualcosa.”

La mia lettura

Quando il protagonista comincia a scrivere sulla prima pagina del suo quaderno nuovo è il primo gennaio, il proposito è semplice per René: “scriverci ogni giorno qualche parola, parlare delle nuvole che si lacerano sulla gabbia di ferro che sovrasta il campanile, delle cinciallegre che fanno a pezzi le bacche arancioni di agazzino “.

Un racconto lungo circa sei mesi, un istante soltanto per rimettere in discussione una vita, per fornirsi, probabilmente, l’alibi necessario a fare certe scelte, dare le risposte alle domande della propria coscienza rimaste inascoltate.

“A vent’anni cercavo la verità sotto le parole. Doveva esserci una verità da scoprire, da ricomporre. Manipolavo ogni parola, la scuotevo, provavo a incastrarla dentro a un’altra “.

A cosa servono i libri si interroga l’autore? A cercare una verità universale, letteratura quindi come chiave di lettura e strumento per capire la realtà ma è possibile? Sembra doversi arrendersi in realtà perché ciò che davvero val la pena raccontare è IL CASO.

René passa, per caso (?) dalla vita contemplativa della campagna a giorni contaminati dal male e la via del male, scopre, è una via come tutte le altre e neppure così difficile da percorrere.

Vien da pensare a René come allo stesso autore visto che il protagonista ha il suo nome e cognome , anche lui insegna scrittura nelle carceri, lui stesso ha fatto l’esperienza del carcere quando appena diciannovenne decise di disertare l’esercito, Marsiglia è la sua città... insomma è fin troppo facile immaginarlo alle prese di una storia così.

“Cosa sta cercando nelle prigioni signor Frégni? Emozioni forti? Ispirazione?”

Questo gli chiederanno quando indagheranno sul suo possibile coinvolgimento nella fuga di Kader.

Quanto può venire spontaneo aiutare un delinquente pericoloso? È possibile giustificare azioni criminose se a commetterle è un uomo che nei nostri confronti è sempre stato corretto?

Una prosa che non abbandona mai un certo lirismo nelle descrizioni, una prosa educata anche quando il personaggio e la scena spingerebbero a certe concessioni più tranchant:

“Lo guardavo, stordito. Con la massima calma faceva l’inventario, come fosse un negoziante. Aveva appena strangolato un uomo ed era sereno come un commerciante che conta quante scatole di scarpe ha in negozio “.

Certamente verosimile la storia nera che racconta Frégni, a me non interessa quanto di vero possa esserci mi interessa invece quel moto improvviso che ha spinto il protagonista a uscire dagli schemi spingendolo a compiere un gesto (nascondere un pregiudicato evaso dal carcere) estremo:

“ cos’era questo bisogno morboso di inventarmi un’ombra, di crearla? Non sono mai riuscito a lasciar scorrere la mia vita come il corso tranquillo e naturale di un fiume”.

La domanda con cui vi lascio invitandovi a leggere I vivi al prezzo dei morti è:

René ha voltato pagina lasciandosi alle spalle una vita di amore, ora è solo “l’uomo che passa”, quello che lascia “in ogni stazione un brandello del suo passato “, ma lasciarsi irretire dal fascino del male, vivere certe emozioni ha dato un senso diverso alla sua vita?

I vivi al prezzo dei morti - René Frégni - Jimenez Edizioni (traduzione Chiara Rea)

Les vivants au prix des morts (titolo originale)

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