Chiara Mannelli
Amletica
7 Maggio Mag 2019 1557 07 maggio 2019

Ogni scelta ha il suo algoritmo

DJI 0757
Ph: Francesco Gili

Ma a pensarci bene, perché scegliere fra più possibilità che ci si prospettano deve essere sempre così complicato?

Nell’era in cui c’è un app per tutto, veramente non è stato possibile creare un sistema che riduca le scelte a un mero calcolo da svolgere a tavolino per non sbagliare mai? Insomma, dopotutto conosciamo le varie alternative. Basta valutarne pro e contro e scegliere quelli che ci convincono di più. Certo, la valutazione dei pro e dei contro si basa su una proiezione probabilistica che, per sua natura, non è mai interamente affidabile. Anzi, a volte si rivela interamente sbagliata. Motivo in più per affidarsi a un sistema che, sciogliendo questo complicato impasse in una serie di calcoli, ci eviti di incorrere in errore.

Il sistema dovrebbe, prima di tutto, prevedere il grado di affidabilità di una certa previsione - quindi capire tendenzialmente quanto è difficile o quanto è facile che questa si realizzi, assegnandogli un certo valore (probabilistico, certo). Poi, bisognerebbe valutare qual è la quantità di piacere o di dolore (quindi pro e contro) che prevediamo essere associati alla realizzazione o meno di una certa situazione. Insomma, se si realizzasse quella determinata situazione, ci piacerebbe al 50 o al 90%? Fin qui semplice.

Stilate queste valutazioni, arriviamo al punto critico che implica l’associazione delle due serie di dati - quanto ci piacerebbe una situazione e quanto è possibile che questa si realizzi - per stabilire quanto siamo disposti a rischiare per ogni combinazione. Meglio scegliere una situazione che ci piacerebbe al 100% ma che è difficile si realizzi oppure sarebbe meglio optare per una che sì, ci convince al 60% ma la cui concretizzazione sembra poter procedere in maniera decisamente più fluida? A noi la scelta. Poi ci sono gli imprevisti, certo. Ma quelli bisogna sempre metterli in conto. In questi termini, una volta valutato il nostro grado di apprezzamento delle varie situazioni disponibili e valutata, grossomodo, la probabilità che queste si realizzino, l’unico aspetto critico consisterebbe nel trovare un giusto compromesso tra gradimento della situazione, probabilità che si realizzi e rischio che siamo disposti a sostenere. Se attribuiamo un valore al rischio massimo che siamo disposti a tollerare, e incrociamo i dati, la combinazione vincente sarà una sola. Ma è veramente così semplice?

Non proprio.

Non è semplice, perché alcuni dati non sono quantificabili. Possiamo affidare a un algoritmo il calcolo della probabilità che un certo evento si verifichi o meno, certo. I risultati sarebbero molto attendibili. Domani è prevista pioggia al 90%. Ma non possiamo aspettarci la stessa nitidezza in termini di attendibilità quando si tratta di attribuire un valore alle nostre preferenze. O meglio, un algoritmo sarebbe ovviamente in grado di quantificarle, ma in maniera oggettiva, restituendoci un risultato inevitabilmente parziale. Un risultato, quindi, svuotato della nostra unicità. E dici poco.

Decidere di ridurre le nostre preferenze a una percentuale attribuita da una valutazione sistematica sarebbe non soltanto approssimativo, ma anche sbagliato, in quanto pregiudicherebbe la veridicità di tutta la valutazione. Ciò che è preferibile in generale, potrebbe infatti non corrispondere - e, di fatto non corrisponde nella maggior parte dei casi - a ciò che è preferibile per me. E il valore che io attribuisco a un aspetto per me importante nell’ambito di una scelta, non può essere sottostimato esclusivamente perché risulta estremamente inferiore il valore che la maggioranza gli attribuirebbe. Le preferenze che ci caratterizzano e in cui noi stessi ci caratterizziamo, definiscono la nostra singolarità e il nostro essere, di fatto, una combinazione insostituibile e irripetibile di fattori. Le nostre preferenze sono definite da una dimensione tridimensionale che si nutre di oggettività, soggettività e una buona dose di inconscio. E’ questo che le rende così difficili da afferrare, quantificare e misurare secondo un gradiente universale, a meno di non accettare che siano svuotate dalla soggettività che ci caratterizza. Ed è proprio questa la singolarità sulla cui base siamo chiamati a scegliere e, effettivamente, scegliamo.

Quindi rassegniamoci, non esiste una formula magica che indichi la scelta migliore per noi.

Esiste, certo, un algoritmo che calcola la scelta migliore in generale..ma a quel punto, a pensarci bene, cosa sceglieremmo a fare?

Ph: Francesco Gili

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