Elisabetta Favale
E(li's)books
8 Maggio Mag 2019 0739 08 maggio 2019

I Dialoghi sull’uomo a Pistoia. Decima edizione dal 24 al 26 maggio

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cos'è Pistoia - Dialoghi sull'uomo?

In breve:

Dialoghi: fra relatori, fra discipline diverse, fra relatori e pubblico, perché l’importante è dialogare, per meglio capire, conoscere e confrontarsi. È questo il punto di partenza di Pistoia - Dialoghi sull’uomo, ideato e diretto da Giulia Cogoli, animato dal nove anni da un impegno culturale e civile e dalla volontà di coinvolgere il più vasto pubblico possibile durante tre giorni di incontri, lezioni, spettacoli e letture nel centro storico di Pistoia.

Un festival di approfondimento culturale dedicato all’antropologia del contemporaneo, che vuole offrire a chi partecipa nuovi sguardi sulle società umane, ponendo a confronto esperti di diversi ambiti in un colloquio che attraversi i confini disciplinari e proponga letture inedite del mondo che ci circonda.

I Dialoghi offrono un modo nuovo di fare approfondimento culturale, sia per il taglio antropologico, che per primi hanno adottato, sia per la produzione di contenuti culturali. L’impegno costante consiste infatti nell’offrire al pubblico conferenze, spettacoli, incontri inediti, per questo motivo, negli anni, al festival si sono affiancate una serie di iniziative: una collana di volumi editi da UTET, un vasto archivio di registrazioni audio e video (quasi 1 milione di visualizzazioni), un progetto scolastico che ha visto la partecipazione di oltre 25.000 giovani, e una serie di grandi mostre fotografiche che ogni anno completano il percorso del festival.

Sono stati nove anni di grande riconoscimento e attenzione del pubblico partecipante, che è più che triplicato dal 2010 a oggi, e che nella nona edizione è cresciuto del 10% (dopo la crescita del 38% nell'edizione 2017).

Vi aspettiamo dal 24 al 26 maggio 2019 per festeggiare la decima edizione dedicata al tema “Il mestiere di con-vivere: intrecciare vite, storie e destini”.

IL LIBRO DEI DIALOGHI CHE CONSIGLIO

Tra i castagni dell'Appennino. Conversazioni con Francesco Guccini

Marco Aime, Francesco Guccini

Marco Aime e Francesco Guccini intraprendono assieme un viaggio nella memoria, un percorso suggestivo fra Pàvana, i boschi dell’Appennino e i paesaggi che il grande cantautore rievoca raccontando i suoi ricordi più personali, ma anche la sua storia artistica, con ironia e un pizzico di malinconia.

viaggio in treno fino a Pàvana, lungo la ferrovia Porrettana, per avvicinarsi nel modo più autentico allo spirito delle canzoni e dei luoghi di Francesco Guccini. È il viaggio, metaforico e reale, che intraprende l’antropologo Marco Aime, e insieme a lui ogni lettore, che ha con questo libro l’occasione di scoprire, attraverso la viva voce di Guccini, i ricordi più personali, insoliti e inaspettati attinti da una vita intera tra musica e poesia.

Un viaggio emozionante e suggestivo, ma al contempo molto concreto, fatto di paesaggi aspri come i boschi dell’Appennino che Guccini ci invita da sempre, attraverso i suoi versi, a scoprire. E popolato di personaggi curiosi come la vecchia signora di Pàvana che indica ad Aime – appena sbarcato nel borgo gucciniano per eccellenza – la casa del cantautore annunciando, con il tono fiero e rispettoso di chi segnala a un turista il museo del Louvre a Parigi, o il Colosseo a Roma: «Lì c’è Guccini».

Tra i castagni dell’Appennino è, naturalmente, anche un viaggio nella memoria, che ripercorre l’evoluzione artistica ed esistenziale di una delle più grandi voci del panorama musicale italiano. Dai primissimi dischi ed esibizioni nelle osterie alle influenze letterarie che percorrono tutta la sua produzione, dagli anni delle contestazioni politiche ai piccoli vezzi privati che hanno accompagnato decenni di concerti, fino a diventare mitici rituali collettivi, ciò che emerge in queste pagine è soprattutto la volontà di Guccini di esprimere, con le parole e con i versi, la sua esperienza di vita e la sua personale visione del mondo.

«Per me scrivere canzoni voleva dire raccontare la propria esistenza, le proprie vicende. Non convivo spesso con la malinconia. Non è una mia caratteristica, se non forse nel momento del ricordo, perché il ricordo a volte immalinconisce. Il fatto è che noi il futuro non lo conosciamo e il presente è fugace, quindi viviamo soprattutto nel passato, nel ricordo. Ma quando poi le racconto, queste cose, le vesto sempre di ironia.»

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