Elisabetta Favale
E(li's)books
13 Maggio Mag 2019 1656 13 maggio 2019

Come diventai monaca di César Aira. Recensione

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Il libro

Madre, padre e figlia si sono appena trasferiti in città. Il padre prende per mano la bambina e la porta a mangiare il gelato, una delizia mai provata prima. Fra tutti i gusti e colori, la bambina, emozionata, sceglie la fragola. Il gelato però è disgustoso. Il padre insiste, sempre più arrabbiato, ma alla fine lo assaggia anche lui: effettivamente, è avariato. I due tornano sul luogo del misfatto e, preso da un raptus, il padre uccide il gelataio affogandolo nel gelato alla fragola.
Dopo un periodo in ospedale a causa dell’intossicazione, la bambina comincia la scuola in ritardo rispetto ai compagni. Non sa leggere né scrivere e trova rifugio nella sua prodigiosa fantasia, popolata di radio che prendono vita, nane che fanno miracoli, dentiere rubate per il carnevale, cieli che si tingono di rosa. Mescolando il ricordo all’immaginazione crea mondi sensibili e delicati, poetici e meravigliosi. A partire dalla narrazione di sé: una narrazione tutta sua.
Finché, così come è cominciato, il racconto si chiude col gelato alla fragola, protagonista di un’atroce vendetta.

«Una volta che cominci a leggere Aira, non vuoi più smettere».
Roberto Bolaño

La mia lettura

Leggere Come diventai monaca di César Aira è stata una esperienza fulminante, poco più di 100 pagine che, dietro l’apparente semplicità narrativa nascondono un intero universo letterario, sono la summa, l’essenza stessa dell’autofiction o come direbbero quelli bravi della “autobiografia destrutturata” secondo il “modello” di Serge Doubrovsky .

Prima di arrivare alla conclusione che mi trovavo di fronte ad un’opera di autofiction ho dovuto leggere più o meno la metà delle pagine tornando indietro diverse volte, il protagonista di Come diventai monaca ha lo stesso nome dell’autore e come lui è nato a Coronel Pringles.

Capisco che potrà sembrare poco ma questo “sconclusionato” flusso di coscienza dove la semantica è sfuggente, indeterminata, ammantata di forte ambiguità conduce, secondo me, dritti dritti verso un impianto narrativo che è tipico di una storia personale.

La mia storia, la storia di “come diventai monaca”, è cominciata molto presto nella mia vita; avevo appena compiuto sei anni. L’inizio è segnato da un vivido ricordo che posso ricostruire fin nei minimi particolari. Prima di quello non c’e’ niente; poi, tutto è proseguito formando un ricordo unico, vivido, continuo e ininterrotto, compresi i periodi di sonno, finché non presi l’abito.”

Questo bellissimo incipit che ho letto più volte (anche in spagnolo) contiene alcuni temi centrali su cui tutta la storia si sviluppa, primo tra tutti il RACCONTO stesso che, evidentemente, prende il sopravvento sul protagonista. Ciò che l’autore vuole rendere indimenticabile è la narrazione, quindi chi parla qui è César Aira scrittore che ci illustra il suo “teatro intimo” raccontandosi con una “autoparodia” grottesca, surreale, intervallata da una comicità slapstick.

César disorienta il lettore con il suo io fragile, una fragilità raccontata con uno stratagemma raffinato, il bambino parla di se stesso come se fosse una bambina, come a voler evidenziare che non è la realtà quella che conta, non lui maschio ma lui “femmina dentro” e in questo caso il sesso è sintomo di vulnerabilità.

Le più comuni paure infantili, la perdita dell’infanzia, sono descritte con sfumature talvolta volutamente kitsch, io poi, talmente ho subito la suggestione della storia che ho intravisto anche un riferimento al peronismo nell’infermiera che accudisce il protagonista che guarda caso si chiama… Perón.

Bello il ricorso alla “maschera”, l’uso della menzogna, il nascondersi del protagonista “mentire con la verità o dire la verità con la menzogna” l’io del piccolo César ha bisogno di “inventare” sempre, di nascondersi e svelarsi, perfino l’amico (l’unico) di cui parla è uno strano personaggio, a sua volta una sorta di maschera.

Il gioco come libertà, il falso come difesa, dietro a tutto questo si cela l’autore e Come diventai monaca diventa la storia di César Aira.

Ma non lasciatevi, vi prego, suggestionare dalle mie supposizioni che, pur segno di quanto mi abbia coinvolto la storia, rimangono tali. Bisogna leggere questo libro perché è una esperienza di bella scrittura per tutti quelli che amano gli acrobati della lingua, i maghi della narrazione.

Come diventai monaca di César Aira – Fazi editore. Traduzione di Raul Schenardi

P.S. Nessuno diventa monaca...

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