Federico Lobuono
IlPischello
17 Maggio Mag 2019 1949 17 maggio 2019

Fake news: una legge Europea è ormai urgente

Fake News_Linkiesta

Una delle notizie che nelle ultime settimane ha fatto discutere di più mondo della politica e della comunicazione digitale è stata la chiusura da parte di Facebook di 23 pagine che diffondevano le cosiddette fake news.

Proviamo a immaginare una comunità di milioni di utenti sottoposti quotidianamente alla condivisione di contenuti falsi - spesso anche con un linguaggio particolarmente forte se non violento - la maggioranza dei quali di natura politica.

Altro dato, che forse non sorprenderà molti, è che queste pagine erano tutte riferibili a contenuti a favore dei due partiti di governo: M5S e Lega.

Che questi fossero più o meno al corrente o consapevoli di questo “fantastico strumento di propaganda” sicuramente deve essere dimostrato, ma ipotizzare che molti cittadini, anche nelle loro scelte elettorali, possano essere stati influenzati in maniera concreta da queste fake news è un ipotesi non difficilmente sostenibile.

Insomma, si sente sempre parlare in politica dell’importanza della comunicazione e ormai sempre di più di farla ed essere presenti sui social network, anche per trovarsi più vicini ai cittadini, e sicuramente questo è un aspetto condivisibile, ma, quando si leggono certe notizie, viene da pensare a una sorta di lato oscuro dei social network in grado persino di distorcere la realtà di fatti e lo stesso sistema democratico.

A questo proposito abbiamo provato a fare qualche domanda a Nicolae Galea un giovanissimo professionista di questo settore, che già da qualche anno si occupa di social network collaborando per diversi parlamentari tra cui la Senatrice Simona Malpezzi e l'Onorevole Alessia Morani.

“Nicolae, tu curi la comunicazione di diversi parlamentari su Facebook. Come valuti la chiusura delle 23 pagine che diffondevano fake news?"

Facebook già l’anno scorso aveva chiuso diverse pagine, e non solo in Italia, ma recentemente ha innalzato il livello di sicurezza e trasparenza delle pagine, chiedendo ai titolari delle stesse di indicare il proprio paese di residenza, autenticandoli col cellulare, rendendo visibili i dettagli delle sponsorizzazioni. Ad esempio, proprio una delle ultime fake news ne avrete sentito parlare, riguarda Alessandra Moretti, candidata alle elezioni europee, che avrebbe proposto delle tendine per coprire i crocefissi: per promuovere quel video Salvini ha speso quasi 10 mila euro.

“Insomma, sembra che qualcosa si stia muovendo. Come giudichi questi cambiamenti?”

Quello che è stato fatto è importante, ma è solo un primo passo. Occorre infatti fare di più: qui serve una legge europea, una legge che obblighi i titolari delle piattaforme dei social network a rimuovere immediatamente i contenuti palesemente falsi, con team che si occupino solo di questo, e soprattutto delle sanzioni molto salate per punire chi crea bufale ad hoc. Il modello può essere quello della legge tedesca che ha voluto Angela Merkel.

“Hai fatto riferimento a profili e contenuti falsi, come possiamo difenderci da questi?”

Anche qui Facebook periodicamente cancella centinaia di miglia di profili falsi, ma ovviamente anche in questo caso non basta: crescono come funghi dopo la pioggia. Bisognerebbe creare un sistema più controllato, obbligando ad esempio chi si iscrive ad autenticarsi coi propri documenti. Addirittura io proporrei una legge per istituire l’accesso a internet mediante SPID: così chi sbaglia paga. Il Far West attuale non è più tollerabile.

“Una proposta drastica!”

Si, ma molto efficace.

“Ad esempio tu, come gestisci i troll quando arrivano sulle pagine degli esponenti a cui curi la comunicazione?”


Principalmente faccio uso di due metodi: nascondere i commenti nei casi più tranquilli, ma questo capita purtroppo raramente. E il secondo, bannare. Questo è il modo magari più faticoso ma più efficace per combattere chi insulta, schernisce, rende impossibile una conversazione. Questi profili falsi non solo danneggiano l’esponente politico, ma anche quei sostenitori che vogliono stare in pace sulle loro pagine che seguono. Creare un ambiente "safe", in cui le persone possono discutere in modo pacato, come farebbero nella vita reale, senza improvvisarsi improbabili leoni da tastiera, dovrebbe esser nell'interesse di tutti.

“A breve ci saranno le elezioni europee, pensi che il prossimo Parlamento a Bruxelles farà una legge ad hoc?”

Me lo auguro. Siamo nel 2019 e il modo di usare internet è cambiato rispetto agli anni 2000, viviamo in un mondo sempre più connesso, dove la rete è ormai fondamentale: serve più controllo e più trasparenza.

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