Chiara Mannelli
Amletica
19 Maggio Mag 2019 1649 19 maggio 2019

Cosa ci insegnano gli Ovetti Kinder?

Dolcetti1
Ph: Francesco Gili

Perché gli ovetti kinder si trovano al supermercato in posizione strategica, proprio prima delle casse?

Una delle motivazioni di questa scelta risiede nello sfruttamento della nostra “decision fatigue”.

Con questo termine si indica l’affaticamento decisionale, quindi il progressivo peggioramento qualitativo delle decisioni che prendiamo dopo averne prese molte altre in uno stesso lasso temporale, perché la nostra forza di volontà, necessaria a scegliere, non è inesauribile.

Insomma il nostro cervello, a scegliere, si stanca. E la qualità delle decisioni si deteriora a mano a mano che si presentano: quelle che prenderemo a fine giornata non saranno ponderate allo stesso livello di quelle che abbiamo preso la mattina a mente fresca.Realtà, questa, che chi si occupa di marketing e merchandising conosce molto bene.

Succede, infatti, che dopo aver finito la nostra spesa cercando, il più delle volte invano, di sfuggire a risorse interessantissime quali Nutella, patatine o cioccolata con nocciole intere, ci dirigiamo alla cassa con la nostra lattuga e diet coke consapevoli di aver fatto un buon lavoro. Abbiamo preso tantissime decisioni, resistito a innumerevoli tentazioni con una forza di volontà (il più delle volte) ferrea e in fondo sì, siamo stati bravi. Finché, a un passo dall’uscita, incappiamo nell’ennesima trappola a cui, complice anche il tempo di attesa, il più delle volte non riusciamo a resistere. Lattuga, diet coke e due kinder bueno. E’ stato un attimo.

C’è poco da fare: scegliere è una cosa seria. Costa energie. Non possiamo pensare di prendere una decisione dopo l’altra senza pagare un piccolo prezzo biologico. Questo prezzo è l’affaticamento decisionale. E no, non dipende dalla portata delle decisioni che prendiamo: anche le decisioni più semplici intaccano la nostra preziosa riserva. Non a caso, personaggi come Barack Obama e Mark Zuckerberg, nel tentativo di risparmiare energia decisionale, semplicemente evitano di compiere alcune scelte quotidiane che sembrano irrilevanti, ma che comunque assorbono preziose energie come decidere cosa indossare. Non vi siete accorti che sono sempre vestiti uguali? Beh, lo fanno per risparmiare energie da dedicare a questioni più sostanziali - o almeno così dichiarano.

Se avete mai ristrutturato la vostra casa, ricorderete che, in principio, avevate le idee chiare ed eravate accompagnati da un certo iniziale entusiasmo nel decidere i colori delle pareti. Ma scelte quelle, si è poi trattato di decidere la marca del forno, il tipo di pavimento, poi il top da mettere in cucina. E quando siete arrivati a dover stabilire quanti interruttori volevate avere dentro casa e come dovessero essere disposti e rivestiti mi sento di poter affermare che l’entusiasmo è un poco scemato. Il vortice delle decisioni da prendere vi ha risucchiato: esausti, avete finito per scegliere le ultime cose in maniera approssimativa e superficiale pur di concludere al più presto. Inutile precisare che, quando a tutte le decisioni da prendere - task già complicato per un individuo solo - si aggiunge la sfiancante contrattazione con chi deve decidere insieme a voi - in fondo è anche casa loro - la decision fatigue (così come l’istinto omicida) vi avvolgerà quasi istantaneamente: molto prima che voi possiate accorgervene e correre ai ripari. Sì, perché mentre i nostri muscoli ci avvertono quando hanno lavorato troppo, il cervello si stanca in silenzio. Ma si stanca eccome.

E allora? Scegliere a mente fresca potrebbe essere una buona idea, come evitare di prendere decisioni importanti a fine giornata. Poi, si può fare una lista di priorità in modo da stabilire per quali tipi di scelte vale la pena di intaccare il nostro piccolo serbatoio di saggezza quotidiana. O, forse, decidere per quali tipi di decisioni preferiamo farne a meno. Cosa indossare oggi, dove fare colazione, decidersi a cambiare lavoro?

Il guaio è che, a quanto pare, non ci sono leggi universali. Ciò che per me è importante oggi, può non esserlo per te. E, domani, potrebbe rivelarsi irrilevante anche per me. La verità è che, come sempre, si tratta di stabilire delle priorità. E per scegliere dobbiamo, di volta in volta, fermarci il tempo che serve a trovare le nostre.

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