Elisabetta Favale
E(li's)books
21 Maggio Mag 2019 0817 21 maggio 2019

Figure amate. Le poesie di Orso Tosco. Recensione

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Ho letto questo magnifico racconto di sentimenti di Orso Tosco, Figure amate, mi sono lasciata guidare attraverso un percorso fatto di ricordi, quotidianità, attesa, un percorso che, parafrasando Oriana Fallaci sembra voler dire: “Il dolore è il sale della vita e senza di esso non saremmo umani” (Lettera a un bambino mai nato).

Ed è questo che ho sentito nelle poesie che Orso Tosco ha scritto partendo dalla sua vita, la forza della sua poesia sta nella mutualità della relazione di aiuto che, mi sembra, si instauri tra lui e i suoi versi, sono i versi che diventano strumento principe per esorcizzare, comprendere, accettare una futura assenza.

Un poeta deve prendere come materiale la propria lingua, nel modo in cui viene usata attorno a lui” (cit) ed è attraverso un linguaggio materico che Orso Tosco in Figure amate, descrive l’esperienza interiore di un figlio che accudisce e protegge, in un rapporto inverso, il padre.

Questa lunga preghiera di stracci

Dobbiamo attraversare l’odore della caduta

padre mio caro, dobbiamo superare la luce sudata

da queste ghiandole aspre e riposare,

indossando maschere affilate.

Con i piedi dobbiamo suonare la musica dei bronchi,

la musica dei corridoi in cui l’aria esplode e delira,

e dobbiamo eseguire la lacrima breve

che ha un’anima di catetere.

Ti guardiamo nascondere la testa

nel cuore esatto del collo,

e ti guardiamo fallire e restare,

fallire e restare meravigliosamente,

con tutto lo sforzo di cui sono capaci

l’aria e la pioggia improvvisa,

in questo tuo talento per la vita

così orribilmente testardo.

E’ “poesia di testimonianza” quella che regala Orso Tosco ai suoi lettori, lasciate che io la definisca così perché passando dalla terza persona che gli consente di fare “mente locale” al discorso più colloquiale e diretto che gli consente invece di dar sfogo ai suoi sentimenti, ci testimonia quel passaggio doloroso eppur naturale che un figlio deve fare quando si prepara a lasciare andare un padre. Rievoca l’amore Orso Tosco e con grande senso di responsabilità ci consegna la sua esperienza.

“Puoi lasciare, adesso, puoi lasciare

se sei stanco, se sei troppo stanco

per il troppo male, puoi lasciare.”

Beato sarebbe Orso Tosco se questi versi fossero solo finzione, se potessimo pensare noi lettori a lui in una posizione remota rispetto ai suoi versi, protetto, dispensato dall’obbligo di sperimentare quello che va scrivendo. Così non è, le poesie di Figure amate sono il quadro preciso dell’interiorità più profonda dell’autore che viene fuori attraverso una lingua familiare e costruisce un itinerario, un percorso per tappe significative e strappa le lacrime per forza a sentir dire (perché lo senti, non lo leggi soltanto):

Che stanchezza da pane dimenticato

in queste stanze di sonno breve,

in questo sonno a morsi amari

che voglia di piangerti meglio.

Figure amate – Orso Tosco. Interno Poesia

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