Elisabetta Favale
E(li's)books
22 Maggio Mag 2019 1714 22 maggio 2019

Invidia il prossimo tuo di John Niven. Recensione

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Avevo salvato l’immagine della copertina di questo romanzo di John Niven sul mio iPhone ripromettendomi di leggerlo:

Invidia il prossimo tuo

John Niven

Einaudi, 2018

Titolo originale: No Good Deed

Traduzione di Marco Rossari (uno dei miei traduttori preferiti)

Il libro

“Alan è un celebre critico gastronomico. È felicemente sposato, ha tre figli e una grande casa a pochi minuti dal centro di Londra. Quando all'uscita della metropolitana rivede quello che in gioventú era il suo «migliore amico», sulle prime non crede ai propri occhi. Craig, il Craig che sembrava destinato a diventare una rockstar di fama internazionale, è invece ridotto a chiedere l'elemosina ai passanti. Alan non deve pensarci su piú di tanto, giusto il tempo di una birra. Lo aiuterà. Lo ospiterà a casa sua fino a quando Craig non si sarà rimesso in carreggiata. Lo fa perché è generoso? Oh, certo. Perché i vecchi amici vanno aiutati? Sicuro, come no. Ma diciamocelo, sostenere Craig gli dà un piacere sottile e feroce: lui ce l'ha fatta, Craig no. Alan sconterà il bene che sta facendo, non c'è dubbio. Perché non c'è nulla di piú odioso del successo degli altri. E nulla ci dà piú gioia del vederli crollare.”

Per me è il primo romanzo di Niven, un autore che mi strizza continuamente l’occhio dalle vetrine delle librerie, conosco i titoli dei suoi romanzi più famosi eppure, non saprei dire perché, mi sono decisa solo ora ad avvicinarlo.

Non avendo termini di paragone posso dire che questo romanzo mi ha lasciata con dei punti interrogativi, mi spiego: se devo valutarlo tenendo conto delle emozioni che mi ha suscitato posso dire che Niven ha raggiunto l’obiettivo di coinvolgermi nella trama, lo ha fatto provocandomi un senso di fastidio molto forte, sapevo che quella storia partita con un’atmosfera da “Notting Hill” (mi riferisco al film) era destinata ad avere risvolti negativi e la cosa mi seccava un pochino, quasi quasi mi stava bene rimanere tra i borghesi snob che attorniano Alan e famiglia. Alan, scozzese, in fondo proviene da una famiglia modesta, ha fatto un buon matrimonio, ha il suo “posto al sole” che male c’è?

Invece Niven gli ha messo alle calcagna Craig che ha il compito di far tornare a galla tutte le sue insicurezze, di farlo tornare indietro nel tempo per farlo sentire inadeguato al solo scopo di non volersi rassegnare a perdere il confronto, il ruolo di maschio dominante.

E’ una storia semplice di cattiveria gratuita, di fallimenti, è una storia sulla fragilità degli equilibri che si creano tra amici.

Non mi è piaciuta la scelta dell’autore di caratterizzare Craig con un linguaggio adolescenziale, i mille intercalari tipo “ ‘rcatroia “ che dovrebbero farcelo inquadrare in un contesto provinciale (la Scozia provinciale e rurale) ne fanno in realtà una specie di macchietta che ne sminuisce la cattiveria, avrei preferito che Niven approfondisse maggiormente il personaggio di Alan di cui a ben vedere sappiamo poco o niente.

Lo consiglio? Why not? Anche se mi riservo di leggere altro per capire se John Niven può piacermi davvero oppure no…

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