Elisabetta Favale
E(li's)books
23 Maggio Mag 2019 1459 23 maggio 2019

Soffiano sui nodi. La primavera araba raccontata dalle donne coraggiose di Ece Temelkuran. Recensione

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E’ arrivato oggi in libreria un romanzo bellissimo che ho potuto leggere in anteprima, Soffiano sui nodi della giornalista turca Ece Temelkuran, lo ha portato in Italia l’editore Spider & Fish, lo ha tradotto Nicola Verderame.

Il libro

UN VIAGGIO TRA FEMMINISMO E REALISMO MAGICO ATTRAVERSO I LUOGHI DELLA PRIMAVERA ARABA. VINCITORE DELL’ENGLISH PEN AWARD, TRADOTTO IN 15 LINGUE, 120.000 COPIE VENDUTE IN TURCHIA

“«Mi rifugio nel Signore dell’alba, dal male di quel che Egli ha creato, dal male del buio quando si addensa, dal male delle donne che soffiano sui nodi, dal male dell’invidioso che invidia» - Corano 113, Sura dell’Alba

Chi sono queste donne? E cosa accade quando le donne soff iano sui nodi? On the road alla scoperta di un altro mondo musulmano, al tempo della Primavera Araba presto rivelatasi inverno. Tre giovani donne e una straordinaria sessantenne, quattro donne «destinate a trovare rifugio in una storia», in viaggio attraverso le zone di crisi del Mediterraneo orientale mentre le rivoluzioni scoppiano e i tiranni cadono, dalla Tunisia dopo la caduta di Ben Ali alla Libia nelle ultime ore del regime di Gheddafi , dall’Egitto delle proteste di Piazza Tahrir attraversando il mare fino al Libano per l’atto finale. Si sono appena conosciute, le motivazioni che le spingono a intraprendere questo viaggio sono diverse: ognuna nasconde un segreto e nessuna conosce la destinazione fi nale di questo viaggio improbabile. Improbabile perché il viaggio per sua natura è sfuggente e incerto poiché si affida a un sogno, a una visione. Ma è anche vero che è proprio il sogno che fa esistere il viaggio, come visione di una prospettiva, di una possibilità. Con questo romanzo, che ha scatenato polemiche e controversie nella stessa Turchia per i risvolti politici e per la scelta di donne forti, indipendenti e atipicamente musulmane come protagoniste, Temelkuran costruisce una storia potente che ci spinge a riflettere non solo sulle implicazioni sociali della politica, sulla religione e sulla questione femminile in Medio Oriente, e sul suo futuro, ma anche sui legami universali che uniscono le donne, sorelle, madri o figlie che siano. E, come nella migliore tradizione della letteratura, è attraverso un viaggio che si scoprono il valore e il significato di questi legami.”

La mia lettura

Scrivere di questo libro è difficilissimo perché bisognerebbe raccontarlo pagina per pagina, ogni storia, ogni personaggio ogni riferimento è, secondo me, degno di approfondimento, io voglio partire con una citazione, siamo in realtà nelle pagine finali, comincio dunque dal fondo e lo faccio perché trovo che questo brano possa rendere perfettamente l’idea di cosa potete aspettarvi dalla lettura.

“«La colazione e la felicità sono legate, così scriveva Cemal Süreya. » commento io.

«Voi non potete saperlo, care mie, perché nei vostri paesi non esiste una vera colazione. Da noi la colazione va immortalata in poesia, ecco» […] «Ah, le colazioni di Istanbul! La signora qui ha ragione, loro fanno ancora la colazione all’ottomana. Senza fretta, come dio comanda»[…] «Se risolvete la questione della colazione» spiego io, «avrete risolto molti dei problemi del Maghreb. Occorre uno scambio culturale, per la felicità dei popoli arabi!»[…] «Insomma, come fate a cavarvela con un paio di cornetti secchi? Nel contesto della cooperazione culturale mediterranea…». «Ma non ti preoccupare, azizi, guarda che una volta fatta la rivoluzione a Tahrir ci occuperemo anche di questo, penseremo a una riforma della colazione, anzi, è già nel nostro programma!». «Credo sia assolutamente il caso. Anzi, andrebbe inserito in cima alla lista delle priorità. Bisogna mettere fine a questa ingiustizia! ». «Hai proprio ragione, anzi, alla lista dei crimini di Mubarak aggiungeremo anche il tradimento della patria in merito alla colazione ».”

La voce narrante è quella di una giornalista turca (di cui non viene rivelato il nome) che, come l’autrice, è stata licenziata dal suo giornale e decide di andare a Tunisi intraprendendo poi, casualmente, un viaggio che racconterà rivolgendosi direttamente ai lettori e lo farà con toni tra il serio e il faceto e può permettersi di ironizzare, di fare satira, di scherzare su quanto andrete a leggere, lo può fare perché mi sembra evidente che parla di fatti che conosce bene (non dimentichiamo la sua esperienza di giornalista investigativa) e che in parte ha vissuto in prima persona.

La “Primavera Araba” è lo scenario principale, le protagoniste sono donne che sfuggono completamente agli stereotipi della donna araba, sono forti, bevono alcolici e viaggiano da sole ognuna con i propri demoni da esorcizzare.

Il pregio enorme che ha questo romanzo è quello di raccontare piccole scene di vita quotidiana, piccole lotte e da queste dare al lettore lo spunto per comprendere il dramma della segregazione, il ruolo della donna, i fragili equilibri sociali e politici in Paesi difficili.

Bellissimi i dialoghi in cui emergono chiare le contraddizioni delle lotte politiche, la Primavera Araba non sembra essere riuscita, agli occhi della protagonista (turca), a risolvere i problemi del semplice vivere civile, bambini maltrattati, donne che non sono ammesse in alcuni caffè perché per soli uomini ed emerge la domanda: allora a cosa serve davvero questa rivoluzione? Di quale libertà parlano tutti?

Interessante l’aspetto che riguarda l’identità “virtuale” dei figli della rivoluzione che ha creato

un mondo in formato “membrana digitale”, creato da dati sparati e riflessi da satelliti, una superficie di punti elettronici in cui a un punto corrisponde un attivista. Un mondo in cui tutti hanno un nome in codice, ogni nome in codice è un’azione politica e ogni azione politica è composta da tastiere che schioccano in arabo e parole su schermi di smartphone che assumono un’esistenza luminosa. Ogni nome, ogni puntino, ogni creatura elettronica si unisce all’altro tramite la parola al-thawra, «rivoluzione».”

Una storia che incoraggia la tolleranza e la solidarietà femminile, gli scenari politici, di guerra, di violenza spesso vengono superati dalla dimensione intima dei desideri, dalle paure di queste donne eccezionali eppure la narrazione conserva sempre un equilibrio impeccabile e quando si arriva al cuore del romanzo il lettore si accorge che non conta più nulla se non la storia che ognuno dei personaggi ha bisogno di condividere, di svelare.

Difficile dire cosa c’è di vero e cosa è puramente fiction in Soffiano sui nodi, Ece Temelkuran scrive una storia bellissima intrecciando la vita di queste donne a quella del mito di Didone, è stato bellissimo seguire Maryam, Amira, Madam Lilla e la protagonista (e voce narrante) in questo lungo percorso e rendersi conto che l’autrice ha (così l’ho intesa io) lo scopo di dire alle donne di lottare per la propria indipendenza, per prendere il controllo della propria vita e soprattutto vuole incoraggiare a tenere duro perché la libertà ha un prezzo e a volte è un prezzo molto alto da pagare.

sentiamo le urla davanti alla porta. Da brave mediorientali convinte che ogni momento di gioia in un modo o nell’altro sarà pagato caro, questa interruzione non ci sorprende. E già ci sentiamo in colpa.”

Vi lascio con un’altra citazione che mi sembra contenga un bel messaggio

L’inglese in cui siamo esiliate lo trasformiamo, diventa nostro. Amira aggiunge termini in tunisino, Maryam in egiziano, io in turco. Le parole della cultura islamica, i vari inshallah e i mashallah tintinnano in questo inglese, queste parole fanno sì che scaviamo, attraverso il freddo di Londra, dei cunicoli tiepidi di Medio Oriente. Con il risultato che si crea una lingua unicamente nostra, un inglese nuovo di zecca addolcito dalla pasta di mandorle dell’arabo e dalla confettura di rosa del turco. Peccato che si tratti di una lingua che non potremo mai insegnare. Ha avuto inizio con noi e il giorno della nostra separazione volerà su, scomparendo nel cielo.”

Sono quasi 500 pagine ma vi garantisco che il ritmo narrativo è tale da spingervi a leggere un capitolo dopo l’altro anche perché i capitoli non sono lunghi e questo facilita molto il lettore anche nei “cambi di scena”. Complimenti vivi anche al traduttore che ci ha restituito un testo ricco di un lirismo ineccepibile.

Soffiano sui nodi - Ece Temelkuran - Spider & Fish – Traduzione (bella davvero) di Nicola Verderame.

L’autrice

Ece Temelkuran - Scrittrice, giornalista e commentatrice politica turca, per anni collaboratrice di testate importanti come «Milliyet», «Habertürk» e «CNN International».
È seguita su Twitter da quasi tre milioni di persone. I suoi articoli sono stati tradotti e ripresi tra gli altri da «The Guardian», «The New York Times», «New Statesman», «Frankfurter Allgemeine», «Der Spiegel» e «Le Monde Diplomatique». Nel 2012 è stata licenziata dal «Habertu¨rk» per aver riportato il massacro di curdi al confine tra Turchia e Iraq. Ospite all’International Journalism Festival di Perugia, Temelkuran è laureata in Giurisprudenza ed è autrice prolifica di romanzi, dei quali in italiano è apparso Turchia folle e malinconica (Spider & Fish, 2018) e il saggio Come sfasciare un paese in sette mosse (Bollati Boringhieri, 2019).
Ha vinto l’Edinburgh International Book Festival First Book Award e l’Ambassador of New Europe Award ed è stata per due volte classificata tra le dieci persone più influenti dei social media.

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