Luca Gatti
SkypeEuropa
1 Giugno Giu 2019 0932 01 giugno 2019

Europee e Salvini: fine di un altro bluff

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I mesi passati sono stati per Matteo Salvini l’occasione per capitalizzare il consenso già grande (17%) delle ultime elezioni politiche. E sono stati i mesi di una cavalcata irrefrenabile verso le elezioni europee, dove la propaganda salviniana identificava il momento clou, il momento della svolta e del cambio dell’Europa (responsabile dell’infelicità degli italiani!) e di conseguenza dei problemi del paese. Un po’ il giorno della presa della Bastiglia leghista. Un po' quello che sta facendo credere oggi, e cioè che il problema dell’Italia sia la lettera di preoccupazione ricevuta da Bruxelles per lo stato dei conti pubblici fuori controllo e non che i mercati, dove viene finanziato il debito, vedendolo schizzare chiedano maggiori interessi (aumento dello spread).

Il risultato delle elezioni è stato in effetti netto. La Lega è il primo partito con 34% dei voti e il Movimento 5 Stelle ha dimezzato i propri consensi. Una posizione che rende Matteo Salvini il primo azionista del Governo Conte.

Ma l’Italia non è l’Europa. E in Europa lo tsunami dei partiti sovranisti non solo non c’è stato ma è stato addirittura superato dal successo dei partiti liberali e verdi, vere nuove forze europee, che si oppongono in modo pragmatico e ideologico al sovranismo salviniano. Detto che resistono, anche se in affanno i partiti socialisti e popolari.

In questa nuova Europa il capo della Lega dice di voler modificare parametri, aprire discussioni e fare la voce grossa illudendosi, o meglio illudendo ancora gli italiani, di aver il potere per farlo. Un’illusione non perché non vi sia bisogno di una riforma e non perché non si possa, ma perché l’isolamento dell’Italia è così lampante da atterrire anche i più ottimisti.

Il massimo organo dell’UE, il Consiglio Europeo, l’incontro semestrale di tutti i capi di governo dei 27 paesi (escludiamo ormai il Regno Unito) mostra paesi che dialogano, che parlano di progetti per l’UE e per i suoi cittadini. In poche parole le diplomazie dei 27 sono al lavoro per questioni importanti e per ruoli importanti. Nei prossimi trenta giorni verrà nominato il sostituto di Juncker alla Presidenza della Commissione Europea. Nei prossimi sei mesi il sostituito di Tusk alla presidenza del Consiglio Europeo e i sostituti di Mario Draghi alla Banca Centrale( BCE) e di Tajani alla guida del Parlamento Europeo, secondo organo dopo il Consiglio. Mentre tutti parlano di nomine, di idee e di interessi nazionali, ad esempio gli spagnoli hanno fatto sapere che vorrebbero la presidenza della BCE, i francesi si sono messi di traverso sulla nomina di Manfred Weber a Presidente della Commissione sponsorizzando il proprio Michael Barnier e i liberali europei la danese Verstagen, in Italia si dibatte se il governo abbia o no le ore contate, se la flat tax sia o no giusta e se i cinque stelle siano o no stati fregati da Salvini.

Ma c’è un aneddoto che ben descrive la situazione e che mostra quanto il governo Conte sia isolato. Da prassi prima di ogni vertice europeo i capi di governo si incontrano per parlare di idee e interessi in incontri bilaterali: con la Merkel, con Sanchez, con Orbán, con Macron... o con chi possa far sponda e sostenere gli interessi del proprio paese. Si cercano alleanze tra governi. Si cercano, si incontrano, si spiegano problemi e si promuovono cause di interesse nazionale.

L’Italia si è presentata al vertice, a dispetto dell’italica scarsa puntualità, in anticipo. Ma in ritardo. Giuseppe Conte è arrivato in anticipo di pochi minuti per il vertice rispettando il buon galateo, ma in ritardo rispetto ai primi ministri dei paesi europei che da ore si davano da fare in incontri bilaterali. Se sia frutto di una certa spocchia o di inesperienza non lo sapremo mai. Ma pensare di andare ad un tavolo di 27 paesi e far votare qualsiasi cosa o perorare qualsiasi causa senza la costruzione di un’alleanza con qualsiasi capo di governo, si chiami Orbán, Merkel o Macron è la cifra di questo governo.

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