Elisabetta Favale
E(li's)books
3 Giugno Giu 2019 1413 03 giugno 2019

I comandamenti della montagna di Michele Nardini

E76A8936 87E9 4BDA BF38 1348F2FBBCBD

E’ arrivato in libreria il 2 giugno, I comandamenti della montagna di Michele Nardini

Il libro

«Ogni località di Sant’Anna brucia: bruciano le case, bruciano le stalle, bruciano gli alberi, bruciano le piazze e brucia la chiesa, brucia il prete, bruciano le panche, bruciano le foglie così come bruciano i bambini, bruciano gli animali e bruciano le donne, assieme ai loro padri. Esiste una democrazia, a Sant’Anna. Nessuno scampa al massacro. Nessuno sopravvive alla follia».

“È l’estate del 1944. Con il sud della Penisola in mano agli Alleati, le truppe nazifasciste si preparano a giocare l’ultima carta: la fortificazione della Linea Gotica, il baluardo difensivo che taglia l’Italia in due.
Sulle Alpi Apuane, tra boschi impenetrabili e metati diroccati, volontari di ogni età, ceto e fede politica si adunano «per dignità e non per odio / decisi a riscattare / la vergogna e il terrore del mondo» (Calamandrei). Guidati dal giovanissimo Davide e aiutati da don Angelo, un prete allontanato dalla Curia per aver protetto un ribelle, dovranno affrontare nemici esterni e traditori, mercati neri e neri assassini, tenendosi stretta la fiducia dei civili e ancor più vicina la propria umanità dinnanzi alla rabbia e all’orrore, mentre la guerra si frantuma nei rivoli di mille azioni di guerriglia.
In quell’ultima estate violenta, con la natura a fare da silenzioso coprotagonista, si fronteggiano buoni e cattivi: gli eroi che hanno sacrificato tutto e i più spietati carnefici – ognuno con la propria voce, coraggiosa o disperata, tragica e terribile, sempre indimenticabile.”

La mia lettura

Leggendo I comandamenti della montagna sono rimasta, come sempre quando leggo storie come questa, attonita, senza parole, Michele Nardini racconta i mesi che hanno vissuto uomini e donne nel tentativo di resistere ad un futuro di morte, mesi in cui hanno cercato di cambiare le proprie sorti e quelle della loro terra.

Crudo è stato l’autore nel descrivere quell’abbandonarsi, da parte dei tedeschi, ad un vero e proprio gusto del massacro, ad una festa di morte durante la quale sono riusciti a dispiegare ogni sorta di violenza, di sopraffazione, disumanizzando le vittime.

Leggere I comandamenti della montagna significa prepararsi a ricordare, ricordare che gli eccidi sono stati una vera e propria “condotta di guerra”, i civili assimilati a nemici e quindi oggetto di azioni militari.

Il racconto struggente di Michele Nardini apre, secondo me, anche ad un altro importante tema: la compresenza, durante la Resistenza, di forme diverse di guerra: quella civile, quella di classe, quella patriottica e queste differenze mettono in discussione gli stessi protagonisti delle lotte e la moralità delle azioni compiute.

«Cosa sta succedendo?», chiese finalmente il contadino.

Davide gli spiegò che sulle montagne c’erano gruppi difficili da controllare, gente senza scrupoli. Walter ascoltò con attenzione, le mani incrociate sopra il tavolo, il bicchiere vuoto riposto in un angolo. Scosse la testa, per evidenziare il disappunto.

«Cercate di capire la situazione», concluse Davide, «non abbiamo la forza per controllare tutti quelli che salgono in montagna».

«Io l’unica cosa che capisco è che ci avete derubato», rispose seccato Walter. «Se ripenso anco solo un attimo a quel bastardo che mi ha portato via d’ogni cosa, mi si chiude lo stomaco e la voglia di be’».

[…]

Voi ci chiedete di collabora’ alle commissioni ma intanto ci rubate le provviste. E noi rimaniamo col cerino in mano».

«Senza il vostro aiuto non ce la facciamo ad andare avanti».

Walter fece una specie di ghigno. «Non ci interessano i vostri problemi. Perché si deve rimetterci noi?».

[…]

«Perché ci rimettete comunque. Perché se non saremo noi, saranno i fascisti e i tedeschi. E poi ancora gli Alleati. E poi cosa dovremmo dire di tutti quei contadini che fanno affari con i tedeschi? O di quelli che riforniscono il mercato nero? Non fare finta di niente, sai bene che molti di voi sono i primi a approfittare di questa situazione».

Nelle pagine di I comandamenti della montagna scopriamo tante persone comuni, uomini e donne che avrebbero fatto volentieri a meno di sacrificare le loro vite, la loro condizione di eroi gli è stata imposta.

Il modellamento retorico della narrazione spinge il lettore a guardare soprattutto i fatti tenendo conto della solidarietà incondizionata tra esseri umani invece che alla cosiddetta “morale del sacrificio”.

La pattuglia dei tedeschi entra a Farnocchia e ordina lo sgombero immediato. Il parroco del paese chiede tempo mentre i tedeschi rastrellano ogni abitazione. Il lento e triste fiume degli abitanti abbandona il paese. Fotografie di una giornata diversa dalle altre. E poi, improvviso, uno strappo a quel copione fin troppo scontato. Il gruppo di Berto si avvicina al paese e prova a trattare con i tedeschi. Inutilmente.

Fuoco, polvere, urla e corpi a terra. Tre tedeschi morti, altri in fuga sulla sterrata che scende a Molina, e poi le parole quasi soffocate di don Francesco mentre benedice i corpi riversi. «I tedeschi non dimenticano gli affronti».”

Confesso che leggendo alcune pagine sono stata costretta a saltare interi brani, mi sono sentita una testimone delle orribili violenze che si sono consumate a Sant’Anna di Stazzema, una cascata di emozioni mi hanno letteralmente travolta lasciandomi muta in un silenzio partecipe.

Impossibile, leggendo I comandamenti della montagna, non domandarsi perché sia passato così tanto tempo prima che ci fosse un riconoscimento istituzionale di fatti gravissimi e noti, prima che si avviassero azioni per fare giustizia, per quel che vale fare giustizia dopo tanti anni.

Nel romanzo di Nardini il lettore si accorgerà, passo dopo passo, che il racconto si addensa attorno ad alcune figure emblematiche, figure che finiscono per rappresentare tutti, tutte le vittime, così per i carnefici, su alcune figure in particolare si proiettano quelli che viene spontaneo considerare modelli culturali di cattiveria.

Voglio citare un brano che a me è piaciuto molto, è pieno di nostalgia, di sentimento:

Strana a volte la vita, pensa Pietro. Proprio adesso mentre sfila assieme agli altri abitanti di Forno sulle sponde del Frigido, con le braccia alzate, al ritmo degli impietosi ordini impressi in quella lingua dura e metallica che, suo malgrado, ha imparato a riconoscere; proprio adesso gli torna in mente una poesia letta qualche anno prima, che parlava di un’oziosa giornata di fine agosto e di una località turistica sul mare, addormentata e indefinita.

Tutto giaceva inerme e sospeso, come se le lancette degli orologi si fossero fermate e le persone avessero la possibilità di giocare con il tempo della loro vita, sbalzandolo da una mano all’altra per poi abbandonarlo là, con incuranza. In un locale che si affacciava sulla piazza principale, un’orchestra suonava una musica di nacchere e, anche se la poesia non lo diceva, Pietro si immaginava un pubblico distratto, immerso nell’afa brumosa, che con un orecchio ascoltava e con l’altro seguiva da lontano il fruscio del vento penetrare tra le foglie degli alberi per poi confondersi in un fischio remoto.

Una prosa appassionata per un romanzo importante anche in termini di lunghezza, non si può leggere in fretta I comandamenti della montagna, è necessario darsi il tempo di riflettere.

Come ha spiegato l’autore:

«Questo libro è figlio di tre momenti, ognuno dei quali coincide con un movimento, un passo in
avanti, una scoperta e un cambiamento.
«Il primo momento mi riporta indietro nel tempo, durante l’infanzia. È qui che ho sentito per la prima volta parlare di Resistenza. Il secondo momento coincide con la scoperta dei luoghi della Resistenza. Le Apuane ne sono una fucina. Il terzo e ultimo momento è la scoperta dei personaggi, degli uomini e delle donne che hanno fatto la Resistenza.
«Ecco, I comandamenti della montagna è la storia di una generazione di uomini e donne che ha anteposto a tutto la propria libertà, in nome di un futuro diverso da quello imposto. E se spesso la mia generazione, delusa dal presente, ricerca nel passato un’idea e una speranza per l’avvenire, la Resistenza sta lì, al di là della retorica e di tutte le polemiche – a dimostrare che le regole, se inaccettabili, si possono sovvertire».

Michele Nardini. Giornalista, lavora per la Scuola Superiore Sant’Anna, dove cura la comunicazione e crea contenuti multimediali, e collabora con «La Nazione» di Viareggio. Ha scritto un libro, Charles Bukowski al cinema. Storie di sbronze e di pop-corn (Giovane Holden, 2014). Ogni 12 agosto va a Sant’Anna di Stazzema

I COMANDAMENTI DELLA MONTAGNA – MICHELE NARDINI – BARTA EDITORE 2019

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook