Elisabetta Favale
E(li's)books
12 Giugno Giu 2019 1350 12 giugno 2019

Bob Dylan e Blonde on Blonde raccontati da Daryl Sanders. Recensione

Bob Dylan

UN SOTTILE, SELVAGGIO SUONO MERCURIALE. Bob Dylan, Nashville e Blonde on Blonde.

Questo non è solo un libro su Bob Dylan, è un libro sulla musica e soprattutto è un libro su Blonde on Blonde, l’album che probabilmente lo rappresenta più di ogni altro e più di ogni altro può essere considerato pietra miliare del panorama musicale mondiale.

Io non ho mai scritto di musica, neppure di musicisti quindi racconterò questa lettura a modo mio partendo dalla fine, da un evento che ha consacrato Bob Dylan tra i maggiori poeti della storia, l’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura nel 2016.

Quando fu assegnato il Nobel a Bob Dylan le reazioni furono molto contrastanti (un po’ come quando fu assegnato a Dario Fo), scrittori di fama mondiale aspettavano anno dopo anno di ricevere questo prestigioso riconoscimento incassando delusioni ed ecco che l’Accademia di Svezia sorprende tutti con una decisione sicuramente di rottura.

Dopo l’annuncio, Sara Danius, studiosa di letteratura e segretaria permanente dell’Accademia disse, parlando dell’opera di Dylan ad un giornalista:

Penso che se si vuole iniziare ad ascoltarlo e a leggerlo si debba partire da BLONDE ON BLONDE, il suo album del 1966 […]Contiene molti classici, ed è uno straordinario esempio della sua brillante capacità di creare rime e ritornelli, oltre che del suo modo di pensare pittorico”

Ha detto proprio così, PITTORICO.

Quest’album, Blonde on Blonde, è stato definito “l’alfa e l’omega dei dischi rock” da Robyn Hitchcock, una sorta di sacro Graal che contiene un intero mondo di sentimenti, colori, sensazioni “È come un istante congelato, solo che ce ne sono molti. Un mucchio di istanti congelati.”

That thin, wild Mercury sound. Dylan, Nashville, and the making of Blonde on blonde, l’autore è Daryl Sanders, giornalista musicale di Nashville, vera e propria memoria storica della Music City.

Il titolo originale è stato tradotto per I lettori italiani letteralmente: UN SOTTILE, SELVAGGIO SUONO MERCURIALE. Bob Dylan, Nashville e Blonde on Blonde (Traduzione di Alessandro Besselva Averame, Jimenez edizioni).

“Quando Bob Dylan arrivò ai Columbia Studios di Nashville il giorno di San Valentino del 1966 per continuare a lavorare al seguito di HIGH WAY 61 REVISITED, era un uomo con una missione, una missione musicale: la ricerca di un suono particolare che sentiva nella propria testa e che dodici anni dopo avrebbe descritto come “quel sottile, selvaggio suono mercuriale, metallico e lucente”

Subito nel prologo apprendiamo il perché del titolo e se non siete degli addetti ai lavori come me vi accorgerete subito, pagina dopo pagina, che questa è una storia per tutti, scritta con i toni del cronista che non vuole tralasciare niente di quel momento magico per Dylan e per la musica. Farete presto a prendere confidenza con termini come session, take, shuffle blues, riff (o anche hook) e rimarrete affascinati, ripenserete a tutte le volte che avete ascoltato Fourth Time Around o Pledging My Time e vi sembrerà, giuro, di sentirle per la prima volta con risultati sorprendenti.

Quello che il lettore si trova davanti in queste pagine è un uomo che è riuscito a disattendere ogni aspettativa stereotipata che la carriera, la fama, la musica in così tanti anni gli hanno cucito addosso, io ho trovato bellissima la parte in cui Daryl Sanders racconta l’incontro di Dylan con Johnny Cash, suo grande mito, l’emozione del fan quando finalmente si trova al cospetto di un musicista che stima e rispetta (mi è tornata in mente la canzone di Lenny Kravitz, Johnny Cash).

Lo conoscevo da prima che lui conoscesse me» avrebbe dichiarato dopo la morte di Cash, avvenuta nel 2003. «Nel 1955 o nel 1956 passavano I Walk the Line in radio per tutta l’estate, ed era diversa da qualsiasi cosa avessimo mai sentito in precedenza. Quel disco sembrava una voce proveniente dal centro della terra. Era potente ed emozionante. “

Si racconta che quando lo incontrò “Quella notte Dylan, scherzando, si mise a saltare su e giù da uno dei letti dell’albergo, proclamando con gioia «Ho incontrato Johnny Cash, ho incontrato Johnny Cash!».

Alla fine di quella serata, Cash regalò a Dylan la sua chitarra acustica Martin: presso la comunità degli autori e dei musicisti di Nashville si trattava di un gesto che denotava un estremo rispetto.”

Ho provato a immaginarlo questo ragazzo che dalla provincia arriva a New York nel 1960, a modo suo ha già una idea di musica e di quello che vuole, il suo fingerpicking alla chitarra è distinguibile, personale, e l’armonica… l’armonica la suona con una tecnica acquisita, sicura.

Daryl Sanders racconta benissimo Dylan e il suo Sottile selvaggio suono mercuriale, l’uomo che arriva a Nashville è quello che ha calcato il palco del famoso Cafe Wha di New York quando ancora era un ragazzotto sconosciuto del Midwest.

Io di lui ho in testa una foto che lo ritrae insieme al poeta della beat generation Allen Ginsberg a San Francisco, proprio all’angolo di Columbus Avenue ( ho fatto il mio piccolo pellegrinaggio nei luoghi cult della mitica città californiana…) e sfido chiunque a sfuggire al fascino che emana, che emanano!

'Like a Rolling Stone', 'Just like a woman,' 'Leopardskin Pillbox Hat e Most Likely You Go Your Way and I’ll Go Mine, tutte incentrate, sembra, sulla bella e dannata Edie Sedgwick (innamorata persa di Dylan), la bionda ereditiera californiana, che per un brevissimo periodo aveva fatto breccia nel cuore di Andy Warhol illuminando la sua famosa “Factory”.

Bellissimo l’aneddoto che racconta Sanders sulla registrazione di Most Likely You Go Your Way and I’ll Go Mine. Sembra che, Charlie McCoy suonava il basso ma era convinto che arrivati al punto

I’m gonna let you pass

And I’ll go last

The time will tell just who has fell

And who’s been left behind

When you go your way and I go mine

sarebbe stato bello inserire un tromba, ma Dylan notoriamente non amava le “sovra incisioni” per cui McCoy “afferrò la tromba con la mano destra e suonò quella parte, mentre continuava a suonare il basso con la mano sinistra, senza sbagliare una sola nota. Dylan si fermò nel bel mezzo della take e si limitò a guardarlo ammirato. […]Stringeva il basso con la mano sinistra fino a ottenere la nota, e poi suonava la tromba con la mano destra, e cantava.”

Provate a riascoltare la canzone, visualizzate il viso bellissimo di Edie, e Charlie McCoy con uno dei suoi gilet country e Dylan in una posizione defilata perché, diceva, che se lo guardava suonare due strumenti insieme gli veniva da ridere e si sarebbe distratto … io l’ho fatto ed è stato bellissimo. I testi della canzoni di Bob Dylan sono delle vere e proprie short stories, Dylan non ha mai rispettato nessuno dei criteri di durata di una canzone, non gli è mai interessato, Visions of Johanna per esempio dura più di 7 minuti, Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again 7'05". Quest’ultima canzone merita una menzione speciale, è un piccolo racconto distopico, surreale, le nove strofe vedono avvicendarsi vampiri e controllori di treno, la voce narrante mostra un evidente disorientamento, vuole raccontare quanto la vita possa essere alienante, una specie di giostra psichedelica

Oh, the ragman draws circles
Up and down the block
I’d ask him what the matter was
But I know that he don’t talk
And the ladies treat me kindly
And they furnish me with tape
But deep inside my heart
I know I can’t escape
Oh, Mama, can this really be the end
To be stuck inside of Mobile with the
Memphis blues again

Well, Shakespeare, he’s in the alley
With his pointed shoes and his bells
Speaking to some French girl
Who says she knows me well
And I would send a message
To find out if she’s talked
But the post office has been stolen
And the mailbox is locked
Oh, Mama, can this really be the end
To be stuck inside of Mobile
With the Memphis blues again

Mona tried to tell me
To stay away from the train line
She said that all the railroad men
Just drink…

Mona tried to tell me
To stay away from the train line
She said that all the railroad men
Just drink up your blood like wine
An’ I said, “Oh, I didn’t know that
But then again, there’s only one I’ve met
An’ he just smoked my eyelids
An’ punched my cigarette”
Oh, Mama, can this really be the end
To be stuck inside of Mobile
With the Memphis blues again

Grandpa died last week
And now he’s buried in the rocks
But everybody still talks about how
Badly they were shocked
But me, I expected it to happen
I knew he’d lost control
When I speed built a fire on Main Street
And shot it full of holes
Oh, Mama, can this really be the end
To be stuck inside of Mobile
With the Memphis blues again

Now the senator came down here
Showing ev’ryone his gun
Handing out free tickets
To the wedding of his son
An’ me, I nearly got busted
An’ wouldn’t it be my luck
To get caught without a ticket
And be discovered beneath a truck
Oh, Mama, is this really be the end
To be stuck inside of Mobile
With the Memphis blues again

Now the tea preacher looked so baffled
When I asked him why he dressed
With twenty pounds of headlines
Stapled to his chest
But he cursed me when I proved it to him
Then I whispered and said, “Not even you can hide
You see, you’re just like me
I hope you’re satisfied”
Oh, Mama, can this really be the end
To be stuck inside of Mobile
With the Memphis blues again

Now the rainman gave me two cures
Then he said, “Jump right in”
The one was Texas medicine
The other was just railroad gin
An’ like a fool I mixed them
An’ it strangled up my mind
An’ now people just get uglier
An’ I have no sense of time
Oh, Mama, can this really be the end
To be stuck inside of Mobile
With the Memphis blues again

And when Ruthie says come see her
In her honky-tonk lagoon
Where I can watch her waltz for free
’neath her Panamanian moon
An’ I say, “Aw come on now
You know you knew about my debutante”
An’ she says, “Your debutante just knows what you need
But I know what you want”
Oh, Mama, can this really be the end
To be stuck inside of Mobile
With the Memphis blues again

Now the bricks lay on Grand Street
Where the neon madmen climb
They all fall there so perfectly
It all seems so well timed
An’ here I sit so patiently
Waiting to find out what price
You have to pay to get out of
Going through all these things twice
Oh, Mama, can this really be the end
To be stuck inside of Mobile
With the Memphis blues again

E ditemi che non è un racconto! Oltre ai temi tipici del blues come il desiderio di “trovarsi altrove”, un altrove che in genere è la propria casa, qui Dylan fa qualcosa di assolutamente nuovo, ci fa fare un “bad trip” raccontando di personaggi fantastici e inquietanti. Molti dicono che lo straccivendolo della prima strofa “the ragman draws circles” che disegna cerchi, sia ispirato al protagonista di romanzo di Joseph Conrad, L’agente segreto.

Il saggio di Daryl Sanders si chiude con la parte dedicata al Nobel, in poco meno di 300 pagine l’autore ci regala un ritratto dell’artista Bob Dylan indugiando solo di tanto in tanto e con un approccio laterale, sugli aspetti caratteriali e più squisitamente umani. UN SOTTILE, SELVAGGIO SUONO MERCURIALE è un libro da tenere in libreria accanto ai libri di storia, perché è di storia che parla.

Nel 2018 la Halcyon Gallery di Londra ha presentato una mostra intitolata Mondo Scripto, la mostra, era a ingresso gratuito e conteneva i testi di decine di canzoni scritti di suo pugno e abbinati a una illustrazione fatta dallo stesso Bob Dylan perché, come ho scritto all’inizio, quest’uomo ha un modo di scrivere e pensare pittorico.

L’Invito dunque è quello di leggere Daryl Sanders : UN SOTTILE, SELVAGGIO SUONO MERCURIALE. Bob Dylan, Nashville e Blonde on Blonde (Traduzione di Alessandro Besselva Averame, Jimenez edizioni), possibilmente con il cd di Blonde on Blonde a portata di mano.

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