Elisabetta Favale
E(li's)books
19 Giugno Giu 2019 1521 19 giugno 2019

La moglie del rabbino di Chaim Grade. Recensione

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E’ in libreria grazie alla casa editrice Giuntina, La moglie del rabbino di Chaim Grade, tradotto da Anna Linda Callow.

Il libro

Figlia di un famoso rabbino, Perele deve trovare uno sposo degno del suo rango. Ma il brillante fidanzato Moshe Mordechai, un genio del Talmud, la respinge poco prima delle nozze. Perele sposa allora un giovane di buon carattere ma di modeste ambizioni che si accontenta del suo ruolo di rabbino in una piccola città. Anche dai figli ha poche soddisfazioni: i due maschi sono semplici negozianti, la figlia e il genero zoticone le riservano solo amarezze. Una volta adempiuti i doveri materni che la società le impone e raggiunta la mezza età, Perele partirà al contrattacco per prendersi tutto quello che la vita le ha finora negato e vendicarsi dell’offesa subita dal fidanzato di un tempo. Con freddezza, senza pietà per nessuno, Perele manipolerà tutti quelli che le stanno intorno per ottenere la sua clamorosa rivincita. Con grande maestria Grade ci offre in questo romanzo il ritratto di una donna di potere e un affresco degli intrighi familiari e comunitari nel mondo ebraico est-europeo. Con Perele, personaggio estremo ma allo stesso tempo plausibile, odioso ma che non si può evitare di ammirare, Grade raggiunge uno dei punti più alti della letteratura yiddish.

La mia lettura

Sono una fan della letteratura yiddish, dei fratelli Singer, Isaac Bashevis e Israel Joshua di cui ho letto gran parte delle opere, confesso invece di dover colmare la grande lacuna che riguarda Chaim Grade considerato invece uno dei più grandi autori yiddish. La moglie del rabbino è stato pubblicato per la prima volta nel 1974, la storia ha come fulcro le dinamiche familiari, sociali, politiche e religiose di una comunità di ebrei dell’est-europa. Perele ha sposato Uri Zvi Kenigsberg, un giovane prestante e di buon carattere, rabbino in una piccola comunità dove lui e la sua famiglia godono del rispetto di tutti. Uri Zvi Kenigsberg non è stata però la sua prima scelta, promessa sposa al più ambizioso Moshe Mordechai Ayznshtat dovette fare i conti con la vergogna di essere abbandonata poco prima del matrimonio, il promesso sposo ne comprese il carattere dispotico ed egoista e non volle commettere l’errore di averla al suo fianco.

La figura di Perele è costruita dall’autore con incredibile maestria, donna dal fisico minuto ma che riesce, con un solo sguardo a incutere timore nei figli maschi e nel marito (un po’ meno nella figlia femmina che riesce a tenerle testa). Donna dal lignaggio rabbinico “aveva in sé abbastanza orgoglio e intelligenza per sapere quando doveva rispondere e quando non doveva neppure mostrare di aver sentito

Abile manipolatrice e ambiziosa oltre misura Perele decide di servirsi del marito per realizzare i suoi obiettivi personali, vuole farla pagare al suo ex fidanzato che finisce per mettere in competizione con il marito.

Rabbi Uri Zvi Kenigsberg […] Benchè fosse famoso come erudito e predicatore, non aveva mai cercato un incarico più prestigioso. Era rimasto tutto il tempo a Graypeve senza avere alcun conflitto con i notabili, non aveva dominato con il pugno di ferro, né adulato i potenti. Aveva sempre seguito l’aurea regola di evitare controversie.”

Il testo è ricco di termini yiddish (in fondo al volume c’è un glossario che chiarisce ogni cosa), la storia consente al lettore di immergersi completamente in una costellazione antropologica e culturale che offre spunti per approfondimenti relativi alla religione, agli usi e costumi, alla condizione della donna, ai mestieri più diffusi nella comunità ebraica, alle gerarchie sociali.

Perele ha preteso di trasferirsi a Horodne dove vivono i figli e il suo ex fidanzato, lasciato il paesino in cui hanno vissuto e arrivati in questa città “agitata” dai dissidi tra due correnti religiose, quella che parteggia per il movimento sionista e quella ultraortodossa del partito Agudat Israel; il povero Uri Zvi Kenigsberg è costretto dalla moglie a fare il predicatore, si trova a pronunciare sermoni che vengono travisati e inquadrati politicamente, ecco quindi che un tranquillo rabbino di campagna diventa strumento per lotte non sue.

Rabbi Uri Zvi Kenigsberg pensava ai sermoni con animo puro, cercando di non “imbarcarsi” in disquisizioni talmudiche troppo difficili da comprendere per la maggior parte degli ascoltatori che erano persone semplici, sua moglie invece non esitava a commentare che parlava come una donnetta… che doveva preparare prediche in cui affrontava interpretazioni della Torà. Povero Uri Zvi incapace comunque di ribellarsi!

Bella la prosa di Chaim Grade che tutto dice senza alzare i toni, che spiega senza essere didascalico, che tocca momenti di puro lirismo quando descrive paesaggi e sentimenti.

All’inizio di elul un vento autunnale precoce scosse gli alberi incoronati di foglie ormai riarse e accartocciate dall’intensa calura estiva. Le nuvole si inseguivano in una corsa silenziosa, ma di pioggia nemmeno l’ombra. […] Sui banchi in fondo alla sinagoga sedevano artigiani dai volti cupi, magri negozianti con barbe ispide e alti cappelli di panno. Avrebbero voluto che il rabbino parlasse il più a lungo possibile, che ristorasse i cuori con parole di conforto: i loro occhi mesti rilucevano davanti a lui come un lago tranquillo sotto un cielo serale.”

Leggere La moglie del rabbino è stato rilassante, non so come spiegare ma mi sono divertita per il ritmo che l’autore riesce a dare alla storia, gli eventi si susseguono uno dopo l’altro, Perele è irritante, verrebbe voglia di urlarle contro o di scuotere Uri Zvi Kenigsberg o zittire l’arrogante Moshe Mordechai Ayznshtat o applaudire quando Serel mette a tacere sua madre, insomma è coinvolgente.

Un romanzo adatto a farvi passare un bel pomeriggio con il vantaggio di imparare moltissime cose sulla cultura yiddish.

La moglie del rabbino – Chaim Grade – Giuntina 2019 Traduzione di Anna Linda Callow

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