Elisabetta Favale
E(li's)books
21 Giugno Giu 2019 0817 21 giugno 2019

Hanno tutti ragione? Post - verità, fake news, Big data e democrazia - Massimo Adinolfi. Recensione

800Px Fact Fake News

E’ uscito ieri questo piccolo saggio di Massimo Adinolfi: Hanno tutti ragione? Post - verità, fake news, Big data e democrazia (Salerno edizioni).

Il libro

“La democrazia rappresentativa al tempo di internet. Un modello superato? È diffusa la convinzione che la democrazia supponga una certa sfiducia nei confronti della verità – della possibilità, per l’uomo, di pervenire a una qualche verità condivisa intorno a ciò che è importante per lui. La democrazia, si dice, è necessariamente relativistica: solo una concezione relativistica della verità giustifica il fatto che tutte le opinioni stiano sul medesimo piano.
Poi c’è la Rete, che ha moltiplicato se non le opinioni certo la loro diffusione e circolazione, erodendo anche gli istituti della rappresentanza: se infatti tutte le opinioni si equivalgono, e se tutti ormai possono esprimersi su tutto in tempo reale, a che valgono i Parlamenti? Perché occorre ancora la mediazione dei rappresentanti della volontà popolare, se la volontà popolare può manifestarsi direttamente?
Queste domande sono al cuore del libro che, nell’ordine: contesta in primo luogo l’idea che la democrazia debba disinteressarsi della verità; contesta in secondo luogo l’idea che il carattere rappresentativo delle democrazie moderne sia inessenziale e, perciò, superato; contesta infine l’idea che nello spazio della Rete siano venute meno tutte le mediazioni.
Lungo questa linea polemica, la filosofia si propone come un esercizio di critica del presente, pur riconoscendosi in un detto di Robert Musil, che non si può mettere il broncio ai propri tempi senza riportarne danno
.”

La mia lettura

Faccio una premessa, Adinolfi parla con trasporto e grande intelligenza di alcuni temi molto “caldi”, analizza concetti come il “populismo” mettendo in evidenza anche il travisamento e l’interpretazione spesso fantasiosa che ne viene data, parla di democrazia rappresentativa e di giustizia e per affrontare questi argomenti ricorre ad esempi concreti tirando in ballo protagonisti della politica italiana, giornalisti, filosofi scrittori. Ciò detto, io scelgo in questa sede di darvi degli “indizi” sugli altri temi trattati, le fake news , le post-verità e i big data.

Quel che ho trovato particolarmente stimolante è l’accostamento democrazia-falsificazione:

L’idea che la democrazia sia un metodo in cui le opinioni che si formano a maggioranza sono trattate come rivedibili, e per questo esposte periodicamente alla verifica del voto, permette di usare per essa la parola piú influente che sia stata impiegata nella filosofia della scienza del XX secolo. La parola è “falsificabilità”: ciò che è affermato come “vero” in democrazia è, per principio, “falsificabile”, cioè rivedibile grazie a un successivo passaggio elettorale.”

Ragionamento lineare, ma allora, si domanda Adinolfi, come è possibile che “tempeste” di post-verità arrivino a manipolare i risultati elettorali? Forse val la pena ripassare il significato di post-verità, l’autore si serve della definizione che l’Oxford Dictionaries ha dato al termine “post-truth” (in italiano tradotto letteralmente):

circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel plasmare l’opinione pubblica di quanto non sia l’appello alle emozioni e alle convinzioni personali”.

Inquietante … significa che dobbiamo essere pronti ad accettare che se siamo a favore della democrazia è necessario comprendere che ognuno di noi è libero di credere a ciò che vuole, anche a cose non vere.

Se non avete mai letto Nietzsche, nessun problema, Massimo Adinolfi vi racconta con linguaggio semplice di come già 130 anni fa ne Crepuscolo degli idoli aveva presentato la verità come “la storia di un lungo errore” e di come si dovesse parlare non di Fatti ma di Interpretazione, l’interrogativo che pone è: “siamo allora diventati tutti nietzscheani?”.

Non sarà forse che “Post-verità è allora quel regime di discorso in cui ciascuno può ritagliarsi la propria cornice interpretativa per la propria collezione di fatti, dentro la propria bolla comunicativa” ?

Ancora più inquietante. Siamo davvero pronti a dare credito indifferentemente a un esperto e ad un ciarlatano? Hanno davvero pari dignità? A cosa sta portando tutto questo? Quanto ognuno di noi è in grado di usare responsabilmente i fatti? E’ cambiato davvero il modo di pensare alla “verità”?

Quante volte al giorno sentiamo parlare di “bolla” e quante di “viralità”? Oggi sembra che tutti possiamo avere a disposizione un sistema di telecomunicazione “customizzato” automaticamente in base alle proprie preferenze ed interessi:

La bolla è l’universo digitale che abbiamo tutto intorno a noi, fatto a nostra immagine e somiglianza, in cui incontriamo dunque sempre il simile (che ci piace) e mai il dissimile (che ci disturba). È l’effetto dei filtri che personalizzano la nostra fruizione dei servizi online, grazie ai quali noi non leggiamo piú il giornale, ma ce lo confezioniamo sulla base delle nostre preferenze: il Daily Me, per dirla con l’efficace espressione di Cass Sunstein, per il quale « non siamo molto lontani da una completa personalizzazione del sistema delle telecomunicazioni »”

Interessanti gli esempi che fa l’autore citando un film del 1998, The Truman show, e una famosa serie televisiva, Black mirror, per spiegare come tutto tende ad essere “brandizzato”, passa poi ai concetti di “viralità” e di eco chambre che fanno arrivare ai nostri occhi ed orecchie solo contenuti conformi ai nostri interessi finendo per “appiattire” il panorama che ci si pone davanti.

“Siamo a un passo, dunque, dall’hackerare gli esseri umani” ? Mi domando e si domanda Massimo Adinolfi.

Hanno tutti ragione?

P.S. Ho adorato “l’apertura” dei capitoli che vengono presentati così:

Esempio Cap 1

QUID EST (POST-) VERITAS?

Dove si esamina il caso strano per cui la democrazia sarebbe strettamente imparentata con il relativismo circa il vero, e però si rimane preoccupati e sgomenti dinanzi al diluvio di post-verità in cui affogherebbe il dibattito pubblico. Sfilano fra gli altri (in ordine di apparizione), Hans Kelsen, Pilato, Karl Popper, Friedrich Nietzsche, Kellyanne Conway, Oprah Winfrey, Maurizio Ferraris, René Descartes, Ludwig Wittgenstein, Danilo Toninelli, Michel Foucault, e alla fine non si smuovono montagne ma si dice che il genio dell’interpretazione non è cosí maligno come temono i difensori della verità sans phrase.

Strappa un sorriso per l’arguzia, la capacità di stimolare la curiosità con indizi irresistibili!

HANNO TUTTI RAGIONE ? Massimo Adinolfi - Salerno Edizioni

L’autore

Massimo Adinolfi

Insegna Filosofia teoretica all’Università Federico II di Napoli, e dirige con Vincenzo Vitiello la rivista di filosofia “Il Pensiero”. Coordinatore scientifico della Fondazione Meridies, scrive su Il Mattino, Il Messaggero, Il Foglio. Tra i suoi libri: C’era una volta il Re. Le parole per leggere il mondo (2012), Continuare Spinoza (2012).

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook