Elisabetta Favale
E(li's)books
24 Giugno Giu 2019 1706 24 giugno 2019

Favola di New York di Victor LaValle. Recensione

New York Skyline 16 10

Ho letto Favola di New York di Victor LaValle (Fazi editore, traduzione Sabina Terziani ) in due giorni, nonostante sia un romanzo di 500 e passa pagine.

L’ho letto velocemente perché il ritmo narrativo di Victor LaValle è incalzante, la storia ricca di suspense e non riuscivo a fare a meno di continuare a leggere per vedere cosa sarebbe successo.

Il libro

Il piccolo Apollo, figlio della New York di oggi, cresce con la madre, giovane single di origini ugandesi. Il padre, che è sparito nel nulla, gli ha lasciato solo una scatola di libri e uno strano incubo ricorrente. Da grande, Apollo diventa un commerciante di libri antichi e si innamora della bibliotecaria Emma, insieme alla quale ha presto un figlio. Ma il nuovo arrivato incrina l’idillio della coppia: lui rivive l’abbandono del padre e, alle prese con i propri fantasmi, fatica a comprendere che in lei qualcosa è cambiato. Emma si comporta in modo strano, è sempre più distante e insofferente fino a quando, un giorno, compie un gesto indicibile. Quanto possono essere oscuri i segreti delle persone che più amiamo? Inizia così l’avventura di Apollo alla ricerca della verità su quell’atto terribile: un viaggio che lo porterà su un’isola misteriosa nel cuore della metropoli dove accadono cose al di là di ogni immaginazione e dove la vita quotidiana in una modernissima New York si sospende per lasciare spazio al mito e alla leggenda.
Finalista ai PEN America Literary Awards e apparso fra i migliori libri dell’anno per «The New York Times», «Time» e «USA today», questo romanzo è una favola commovente ambientata nell’America di Trump, che racconta il coraggio richiesto per essere genitori ai giorni nostri fondendo il fiabesco dei Grimm, l’orrifico di Poe e il distopico di Black Mirror
.”

La mia lettura

La cosa che ho trovato singolare in questo romanzo è che i protagonisti sono i fatti, la storia insomma, l’impressione che ho avuto io è che il racconto fagocita totalmente i personaggi, ne sono travolti e nessuno di loro riesce a imporsi.

Ma di cosa parla questa favola nera in cui realtà e fantasia sono intersecate? Parla di genitorialità, cosa significa mettere al mondo un figlio? Una gioia immensa che però può portarsi dietro un carico di paure e responsabilità tali da restarne schiacciati.

Qual è il modo giusto per proteggere i propri figli? E da cosa dobbiamo proteggerli? Qui l’interrogativo è d’obbligo perché il “lupo cattivo” di questa favola è chiaramente individuato nelle trappole tese dalla tecnologia, la rete ammaliatrice che infonde dosi massicce di vanità in ognuno di noi, si è dei bravi papà, delle brave mamme, a seconda di quanti like ricevono le narrazioni delle nostre gesta di genitori dettagliatamente raccontate sulle pagine dei profili social.

Ma in questo racconto dell’orrore c’è anche un altro pericolo, quello di dover salvare i nostri figli da noi stessi e dalle debolezze, insicurezze, che le famiglie di oggi hanno incubato nel percorso ad ostacoli che i sentimenti affrontano.

Ho trovato molto originale il modo in cui LaValle ha voluto costringere i suoi personaggi a prendere coscienza che le proprie aspettative talvolta, anzi diciamo pure spesso, possono essere deluse e sta a noi cercare di comprendere chi ci è accanto, entrare in sintonia con i cambiamenti che intervengono nelle relazioni.

C’è la follia che serpeggia fin dall’inizio della storia e che man mano prende sempre più piede, il vero punto di svolta verso la follia è quando Apollo implora Emma di non fare del male al loro bambino e lei risponde “non è un bambino”, da qui il romanzo cambia registro.

Bello il riferimento a Il buio oltre la siepe, la perfezione dell’ideale di genitore è sottintesa, Atticus Finch strizza l’occhio ad Apollo ed Emma, molto interessante anche il ricorso alla tradizione delle fiabe del Nord Europa, il quartiere di Forest Hills, a ridosso del Queens (New York) diventa improvvisamente una foresta norvegese, Apollo fa i conti con gli elementi della natura e la sfera del fantastico si intreccia con quella del reale, questo è il display per collegare presente e passato, per svelare ciò che è rimasto irrisolto.

Il genere gotico, la narrazione horror è sicuramente adatta per parlare di malattia mentale, di disturbi della personalità, questo viaggio serve ad arrivare in fondo, a cercare i propri difetti, a d approfondire la conoscenza delle paure che ci portiamo dietro, l’interrogativo è: visti i genitori di Emma e Apollo, loro che figli sono? E che genitori sono? E il loro che figlio è?

Ma su come va a finire è ovvio, non posso dir nulla. Leggendo Favola di New York ho pensato ad altri due libri, Elmet di Fiona Mozley (sempre Fazi editore) e anche Il confine del paradiso di Esmé Weijun Wang (Lindau edizioni) e quasi quasi aggiungerei anche Piccolo mondo perfetto di Kevin Wilson (sempre Fazi). Il primo e il secondo sono due romanzi gotici il terzo no ma la follia, il tema della genitorialità, la coppia e la famiglia, tutti temi comuni affrontati in modi differenti ma che portano comunque a grossi interrogativi esistenziali. Io li ho recensiti tutti e tre li trovate qui sul mio blog!

Favola di New York di Victor LaValle (Fazi editore, traduzione Sabina Terziani )

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