Elisabetta Favale
E(li's)books
2 Luglio Lug 2019 1637 02 luglio 2019

Dal Mississippi al Po, quando la Letteratura incontra la musica. Intervista a Seba Pezzani.

Seba Pezzani

E' già partita da qualche giorno l'anteprima del festival letterario e musicale Dal Mississippi al Po che si svolgerà "ufficilamente" dall'11 al 14 luglio, quat'anno sarà l'edizione n 15! Complimenti quindi agli organizzatori che continuano ogni anno a lavorare per un evento oramai molto apprezzato.

Di seguito trovate una intervista al direttore artistico Seba Pezzani (in foto) qui il link al programma completo.

  • Seba ci fai per favore una piccola presentazione del festival a beneficio di chi non lo conosce?

    *Il nostro è un festival musicale-letterario, concepito soprattutto per avvicinare la cultura americana (quella afroamericana su tutte) e la cultura europea e per creare un momento di autentica comunione fra gli ospiti e il pubblico, senza barriere e senza limitazioni.

  • Quest’anno si festeggiano i 50 anni di Woodstock e “Dal Mississippi al Po” ha in calendario degli incontri dedicati a questo evento , cosa ha rappresentato secondo te nella storia della musica e del costume Woodstock?

    *Woodstock è un simbolo, l'apice mediatico (in un periodo in cui i media non erano certo quelli di oggi: se Woodstock si tenesse oggi, ci sarebbero dirette Facebook, interventi sui social ecc) di un periodo di fatto già morto. L'idea della tre giorni di peace&love, di musica in libertà, era già tramontata sotto i colpi del business e delle difficoltà di immagine degli USA nel mondo. Il funerale hippie si era già celebrato da due anni a San Francisco, però quella tre giorni riuscì ugualmente a dimostrare che una via diversa forse l'umanità bella avrebbe potuto percorrerla. E poi c'era la crema della musica del tempo. Almeno una parte di essa.

  • “La musica nelle parole” è un tema che affronterai con uno dei tuoi ospiti, mi incuriosisce molto, vuoi accennarci qualcosa?

    *Musica e parole sono un connubio quasi inscindibile. Non l'ho inventato io. La musica la si può ovviamente ascoltare anche senza le parole e anche senza la voce umana, che resta comunque lo strumento più affascinante. La musica è la prima forma di comunicazione, forse la forma d'arte più naturale e immediata. Non necessita di mediazioni particolari e colpisce come una lama affilata. Le parole sono il codice delle emozioni. Nella fattispecie, ne parlerò con Paolo Del Conte, un amico carissimo, un professore di lettere in pensione che ho aiutato a trovare un editore: i suoi racconti sugli anni da studente sono di grande spessore letterario e, siccome è a sua volta un musicista e ha condiviso con me diversi palcoscenici, parlare di musica e parole è una cosa naturale.

  • Mi piace molto anche l’idea del caffè letterario incentrato sul fascino che una città può esercitare sia in letteratura sia in musica, la città protagonista è L’Avana, ma qual è la tua “home/ town”, quella che rappresenta lo stimolo più forte per la tua creatività letteraria e musicale?

    *Sono nato e cresciuto e vivo tuttora a Fidenza, cittadina sulla Via Emilia. So che non me ne discosterò mai. Talvolta, può risultare un posto provinciale e soffocante, il paesone in cui si parla tanto e si fa poco, ma resta casa mia. Non sono un amante delle grandi città, ma adoro la storia e l'atmosfera antica che si respira nelle città europee. Due su tutte: Amsterdam e Londra. Ciononostante, le cose che ho scritto le ho scritte tutte a Fidenza. Ho sempre viaggiato con la fantasia, un po' come uno scrittore del passato.

  • Regalaci una playlist con “La migliore musica rock di sempre” secondo te

    *Beatles, Jimi Hendrix, Bob Dylan, Creedence Clearwater Revival, CSN&Y, The Who, Led Zeppelin, Rolling Stones, Cream, Grateful Dead, Byrds, etc.

  • L'America della musica popolare esiste ancora?

    *Sì. Esisterà sempre. È nel suo DNA. Non mancherà mai un gruppetto di musicisti a un angolo di una strada o in un baretto, armati di chitarre acustiche, banjo, mandolini, armoniche a bocca e via discorrendo.

  • “A me me piace 'o blues” cantava Pino Daniele, è una mia idea o il blues rispetto al jazz e al rock ha una platea più traversale? Se sì perché secondo te?

    *Il blues è davvero il padre (o, forse, la madre) di tutta la musica moderna. Ha un pulsare primitivo, una cadenza ritmica sincopata e naturale che fa battere il piedino e che trascina. È un linguaggio universale: non a caso, ha attecchito con forza tra i bianchi occidentali.

  • Qual è l’ospite di questa edizione che non bisogna assolutamente perdere e perché?

    *Mi sento di dire Keb Mo, perché è un musicista sopraffino.

  • Parlando di te scrittore e traduttore, hai progetti in corso di prossima pubblicazione?

    *Ho scritto un romanzo per ragazzi (di ambientazione musicale) che spero di pubblicare. Per il resto, continuo a tradurre, fortunatamente, e pure a scrivere su Il Giornale e il Globalist.it

  • Per finire: c’è un futuro rock and blues o sono due generi che non possono essere “replicati” oggi?

    *Non credo che quello attuale sia un momento particolarmente propizio, ma non credo nemmeno che rock e blues siano destinati a scomparire. Non credo, però, che possano tornare a essere l'idioma prediletto dalle giovani generazioni. Troppe cose sono cambiate in tutti i sensi. Non è necessariamente un fatto negativo, ma non è nemmeno detto che ci sia particolare motivo di soddisfazione.

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