Alberto Cazzani
Liberalizzazioni immaginarie
4 Luglio Lug 2019 1744 04 luglio 2019

Un trasporto pubblico aperto al mercato e dalle dimensioni industriali

Autobus

«Una concorrenza è sana se è per tutti. Altrimenti non è concorrenza». Il messaggio lanciato dal presidente di Anav nazionale, Giuseppe Vinella, in occasione della nostra assemblea generale, pochi giorni fa, è inequivocabile. Per essere efficiente e di qualità, per essere un vero servizio a beneficio dei cittadini, il Trasporto pubblico locale deve aprirsi al mercato. Senza se e senza ma.

C’è chi obietta che le gare per l’attribuzione degli appalti devono limitarsi a essere lo strumento. Mentre l’obiettivo deve rimanere il miglioramento della qualità e dell’efficienza del servizio, a sua volta perseguibile – secondo alcuni – con altri mezzi. Tuttavia, l’esperienza insegna che è proprio la concorrenza ad agevolare un complessivo miglioramento del settore. Anche quando la gara è stata aggiudicata all’incumbent. In un regime di libero mercato, si è tutti spronati a confrontarsi e competere.

Viceversa, le idee di project financing, di cui si è parlato recentemente, altro non sono che tentativi, palesemente maldestri, di creare monopoli de facto su bacini sempre più ampi, in territori dove già operano imprese private che hanno partecipato alla prima tornata di gare e che ora rischiano di vedersi strappato quel poco di attività di cui legittimamente sono titolari. Il gioco infatti è semplice: vai dall’assessore o dirigente di turno, lo ipnotizzi con un malloppone di carte, grafici e proiezioni. Per fargli credere che il progetto funziona, nella presentazione metti al posto giusto due o tre belle parole, magari in inglese, e poi ti fai dare l’ok. Supercazzola riuscita!

Cosa manca in questa procedura? Quello che noi reclamiamo da anni e che Confindustria ha incluso nella sua agenda politica con una formula che ha pochi spazi di fraintendimento: “un diffuso ricorso a gare contendibili nel ferro e nella gomma”. Così recita il documento presentato dall’Associazione alle sue Assise nazionali, lo scorso anno a Verona. Un messaggio su cui è tornato il Presidente Boccia, proprio in occasione della nostra assemblea. «La richiesta di più liberalizzazioni e più gare avanzata da Anav – ha detto – è frutto di un’idea di un Paese più competitivo». Aprire al mercato, quindi, un settore come quello dei servizi pubblici significa avviare un’operazione determinante per tutta l’economia del nostro Paese. Ce lo conferma infatti la Cassa Depositi e Prestiti (soggetto pubblico), la quale sostiene che, favorendone lo sviluppo con politiche adeguate, il Tpl potrebbe contribuire a una crescita del Pil per oltre 4 miliardi di euro l’anno, creando 600 mila posti di lavoro aggiuntivi in un quinquennio.

Tuttavia, su un fatturato complessivo pari a 12 miliardi di euro, solo il 30% del settore risulta aperto al mercato. La restante porzione maggioritaria è nelle mani di partecipate, oppure si tratta di un servizio per affidamento diretto. Ma è un dato di fatto che nel privato si possano rintracciare gli esempi di migliore qualità di servizio offerto all’utenza, di innovazione tecnologica, quanto di sostenibilità ambientale. Lo ribadisco: il nostro non è un approccio ideologico. Ci sono soggetti pubblici, perfino italiani, che si sono distinti sul mercato europeo e, grazie alle loro proposte, si sono aggiudicati – attraverso le gare – appalti importanti. Si tratta di risultati raggiunti per merito della presenza di enti regolatori davvero super partes, che hanno messo in atto una competizione vera, dove diversi contendenti hanno potuto realmente confrontarsi e tra i quali ha vinto il migliore.

Gare quindi, certezza delle regole e superamento dei privilegi. Questa è la ricetta che abbiamo formulato con la relazione di Vinella. La nostra sorpresa – e lo diciamo a voce alta – sta nel fatto che non ci si renda conto di come i project financing proposti vadano esattamente nella direzione opposta. Ovvero siano orientati alla difesa dei diritti acquisiti che tendono a soffocare quel poco di concorrenza e competizione imprenditoriale che c’è nel settore. Nel project financing, infatti, l’arbitro, su richiesta di uno dei concorrenti, accetta di spostare il confronto dal servizio di Tpl alla realizzazione di lavori pubblici o di pubblica utilità. Che nulla hanno a che fare con il core business di una qualsiasi azienda di trasporto pubblico nel mondo! Inoltre, nel project financing è previsto un esplicito diritto di prelazione in favore del proponente, ossia la possibilità di pareggiare un’eventuale offerta di un ipotetico competitor.

Servono invece più concorrenza e competizione attraverso gare realmente contendibili, così da far evolvere il Tpl verso una dimensione industriale, tale da fornire servizi di qualità sempre più elevata ai cittadini. Perché alla fine sono questi i veri giudici ed estimatori del nostro lavoro. Chi usufruisce dei servizi di mobilità collettiva infatti chiede efficienza, sostenibilità ambientale, ma soprattutto un miglioramento della propria qualità della vita.

Noi, come imprenditori del settore, dobbiamo rispondere a queste esigenze. Per farlo occorre il coraggio di affrontare e superare disparità concorrenziali, rendite da monopolio e abusi di posizione dominante ancora largamente presenti in tutto il Paese.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook