Elisabetta Favale
E(li's)books
8 Luglio Lug 2019 1707 08 luglio 2019

Io, lei, Manhattan di Adam Gopnik. Recensione

New York

La mia lettura domenicale (il suggerimento mi è arrivato per vie trasversali da Francesca Fiorletta che lo stava leggendo):

Io, lei, Manhattan

Il libro

All’inizio degli anni Ottanta Manhattan non è ancora il fortino inaccessibile che è diventato oggi, ma due giovani appena sbarcati dal Canada attratti dalla sua effervescente vita culturale devono comunque accontentarsi di un minuscolo monolocale in un seminterrato. Da qui partono Adam e Martha nell’esplorazione di se stessi, del loro matrimonio iniziato proprio a New York e della loro nuova città, luogo ideale per mettere a frutto ambizione e talento. Quello di Adam, come lui stesso scoprirà non senza un certo stupore, sta nella capacità di mettere in fila le parole e di spaziare dalla cultura alta a quella bassa, abbandonando il puntiglioso «ma» del dibattito accademico per un tollerante «e» in grado di accogliere con sguardo curioso tutto ciò che la città ha da offrirgli. E delle sue doti dà prova anche in questi resoconti dei suoi comici esordi nel mondo lavorativo, da un impiego alla Frick Library a un altro al MoMA fino ad approdare alla rivista GQ, dove la totale mancanza di requisiti lo rende il candidato ideale. Ogni passaggio è occasione per gli incontri più disparati, dal fotografo Richard Avedon, che diventa mentore e amico fraterno, a un artista di strada deciso a rifare Van Gogh meglio di Vincent, dall’ineffabile star dell’arte consumistica Jeff Koons a un derattizzatore filosofo alle prese con la fauna sotterranea di SoHo. E il racconto cede volentieri il passo alla digressione: il parallelo tra i cicli della moda e l’eterno ritorno dell’uguale di nietzschiana memoria; la semiotica astuta dei centri commerciali e del finto nordico Häagen-Dazs; la capacità di oggetti iconici come il walkman e le Nike di mettere le ali ai piedi a un semplice camminatore: nessun argomento sfugge all’insonne e divertita ispirazione di un grande affabulatore.

La mia lettura (emotiva)

Ho letto le oltre 300 pagine di Io, lei, Manhattan di Adam Gopnik (Guanda editore ) in un giorno perché mi ha letteralmente travolta e scaraventata in un mondo di ricordi.

Non che io sia andata a vivere a Manhattan (anche se ho cercato di ripercorrere mentalmente i posti di cui parla… io amo New York)solo mi sono ritrovata in tutte quelle dinamiche che si vivono quando si emigra da un posto all’altro.

Io ho cambiato decine di case in città e regioni diverse, per alcuni anni ho vissuto in una camera soltanto, un po’ come Gopnik, solo che era più piccola dei suoi 9 mq… so cosa vuol dire finire in quartieri malfamati o comunque non particolarmente chic, cosa significa fare i conti con topi, scarafaggi e flora e fauna indesiderata … e muffa malefica e umidità …

Vero è che quando vivi nelle metropoli ci sono quei quartieri che in qualche modo denotano gli abitanti, mi ricordo che trasferendomi da Roma a Milano scelsi, inconsapevolmente, un quartiere “quotato” e una conoscente mi disse che fondamentale era non solo abitare in Via Washington ma anche in una casa sulla parte destra, non sinistra … A Milano quando ti chiedono dove abiti ti giochi buona parte delle possibilità di entrare in un giro giusto, io sono finita in un piccolo appartamento al 4 piano senza ascensore ma avevo vicini VIP (politici, personaggi della Tv ecc) e questo è stato determinante!

Tornando al libro di Gopnik, parte dalla sua vita personale e dalle sue esperienze lavorative per fare considerazioni generali su come sia cambiato oggi il mondo del lavoro, su quali possano essere le aspettative per i giovani. Passa poi a raccontare come ha visto cambiare le abitudini e le mode, ho trovato spassosissimi tutti i commenti sul gelato Häagen-Dazs che c’è stato un momento in cui era molto molto di moda mangiarlo… alla fine atti Ottanta, primi anni Novanta sembrava che si dovesse assolutamente mangiare gelato danese… peccato che di danese c’era ben poco perché sembra che l’azienda, quando era al massimo della sua diffusione sul mercato, era già stata venduta e di danese rimaneva solo il nome!

Altrettanto divertente il racconto di come due cose come il Walkman della Sony e le sneakers della Nike avevano il potere di farlo sentire “avanti”, anzi credo dica addirittura come Hermes!

Irresistibile… dice che parlare della società liberale o dei suoi figli spesso gli sembra la stessa cosa, che differenza c’è in fondo tra due ragazzini furibondi e avidi di aspirazioni? E qui il dubbio su un qualche riferimento politico viene…

Meraviglioso ripercorrere con Adam Gopnik le strade di Manhattan, le gallerie degli artisti, ho preso moltissimi appunti e ho cominciato a seguire su Instagram decine di fotografi, pittori, designer e la voglia di volare verso la Grande Mela mi è rimasta forte dentro, mi ha messa di cattivo umore non poterlo fare prima possibile.

Quello che mi ha fatto pensare Io, lei, Manhattan è: chi sono io oggi? Come sono arrivata fin qui? Qual è stato il mio punto di svolta? E dove vado ora?

Quasi mi sono commossa a ricordare le mie numerose case, anche le più brutte, ho avuto il terrore di non ricordarle tutte allora ho pensato che farò una lista anche dei coinquilini e vicini di casa.

Intelligente, stimolante, divertente

Io, lei Manhattan – Adam Gopnik – Guanda

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