Elisabetta Favale
E(li's)books
10 Luglio Lug 2019 0932 10 luglio 2019

Stagioni spietate di Kettly Mars. Recensione

Kettly Mars

E’ il primo romanzo che leggo di questa autrice, Kettly Mars, haitiana nata a Port-au-Prince nel 1958, appena uscito per Gremese edizioni Stagioni Spietate (Saisons Sauvages ) è tradotto da Antonella Alessandrini.

Il libro

Il romanzo narra le vicende di Nirvah, costretta a diventare l’amante ufficiale del segretario di Stato per la sicurezza pubblica, Raoul Vincent, per garantire la salvezza di suo marito, il caporedattore del principale giornale di opposizione, appena rapito. Un romanzo a più voci per raccontare la vita ad Haiti sotto la dittatura degli anni ’60.

La mia lettura

Siamo ad Haiti negli anni Sessanta, la popolazione vive in un clima di terrore e sopraffazione sotto la dittatura di François Duvalier che tutti chiamavano Papa Doc , il romanzo ha come fulcro le vicende della famiglia di Daniel Leroy, ci sono sua moglie Nirvah e i due figli, il piccolo Nicholas e l’adolescente Marie.

Daniel sarà solo una presenza/assenza, di lui scopriremo ciò che la sua famiglia racconterà e quello che dice lui nel suo diario, nulla più, certo è che la sua sparizione è legata solo apparentemente al ruolo ricoperto nella redazione del giornale come la stessa moglie pensa fino a quando … questo lo lascio scoprire a voi.

Ma cosa è disposta a fare Nirvah per riportare a casa il marito?

Alcuni parenti e amici pensano che Daniel sbagli a provocare il governo con articoli in cui denuncia le violazioni alla Costituzione e il totale disprezzo dei diritti dei cittadini. Lo accusano anche di diffondere pericolose idee comuniste. Probabilmente hanno ragione. Ma oggi, non ho tempo di pensare. Devo bussare a tutte le porte, suonare a tutti i campanelli, ingoiare il mio orgoglio e la mia paura per chiedere la sua scarcerazione. “

Diviso in piccoli capitoli Stagioni Spietate ha come voce narrante Nirvah, ma Kettly Mars racconta delle trappole emotive in cui la donna cade e lo fa in terza persona, prendendo in qualche modo le distanze quando c’è da “contestualizzare”. Il tema vero di tutto il romanzo secondo me è:

si può scendere a compromessi con ciò che si disprezza? Il benessere, la sicurezza, possono essere ugualmente apprezzati se vengono garantiti dal proprio aguzzino?

Nirvah finisce per convincersi che accettare i gioielli, i confort offerti da Raoul Vincent sia necessario per l’incolumità dei suoi figli, Vincent è l’unico legame che ha con i carcerieri di suo marito ma ad un certo punto l’autrice ci mostra come questa donna rimane invischiata in un rapporto insano, perde di vista ogni cosa fino a quando qualcuno non le dice che il “mostro” contro cui Daniel lotta e da cui è stato incarcerato, il mostro che lei si è presa in casa diventandone amante ufficiale, ora ha messo le mani anche sui suoi figli e ne ha fatto ciò che ha voluto.

Molto interessante la figura di Raoul Vincent. Cosa rappresentano per lui Nirvah e i suoi figli? Le dinamiche razziali fra i neri e i mulatti emergono chiare, così come la follia di quest’uomo che abusa di Nirvah e dei suoi figli ma è convinto di essere per loro pater familias.

A più di un’ora dalla sua partenza, percepiva ancora la presenza di Nirvah Leroy tra le quattro mura del suo ufficio. L’elettricità generata dalla donna sembrava finalmente disperdersi, lasciandolo psicologicamente a pezzi. […]Dietro il suo sguardo innocente nascondeva un mondo segreto, di classe, di casta, di sussurri e risatine discrete. Un mondo altezzoso e inaccessibile. Quella donna si rivolgeva a lui perché sperimentava, forse per la prima volta in vita sua, i tormenti della disperazione. Perché capiva che alla fine il vento era girato e che la supremazia aveva cambiato colore e fazione. Veniva quindi a supplicarlo, senza alcun pudore, dimenticando che, in circostanze diverse, lui sarebbe stato l’oggetto del suo disprezzo o, ancora peggio, della sua indifferenza. Lo aveva atteso per oltre quattro ore, ormai rassegnata, forse, all’idea di non incontrarlo. Sotto la sua flemma apparente, il Segretario di Stato aveva percepito il tremore della carne, l’anelito dell’anima. Aveva una collezione di fazzoletti macchiati del sangue delle giovani vergini che lui stesso deflorava con violenza. Era uno degli uomini più potenti e temuti del Paese e ne aveva appena ricevuto l’ultima conferma proprio dalla presenza disperata di quella donna seduta davanti a lui che metteva il proprio destino nelle sue mani. Una donna che incarnava una nazione divisa, una storia iniziata male, benessere e privilegi per pochi insolenti e un retaggio di disprezzo per la stragrande maggioranza di uomini e donne, da ormai troppo tempo.”

Ecco il punto. Nirvah con la sua pelle chiara ora era accessibile anche a lui, un uomo dalla pelle scura, uno di quelli che finalmente grazie al potere e alla violenza può avere la sua rivincita sociale.

La storia che ci racconta Kettly Mars è una storia senza redenzione, tutti, ma proprio tutti, perfino i due giovanissimi figli di Nirvah, diventano emblema del marciume in cui è sprofondato il Paese, Haiti è un posto dove nessuno ha diritto ad avere una opinione, non ci sono più cittadini, solo zombie che sopravvivono all’ombra del potere e della crudeltà del regime, ad Haiti nessuno o quasi muore di morte naturale…

Bravissima Kettly Mars, incatena il lettore a questa storia dolorosa in cui tutti sono “compromessi”, vi invito ad approfondire il periodo storico raccontato, è il 1964, immediatamente prima che Duvalier si proclamasse “Presidente a vita” e le pagine del diario del grande assente, Daniel, aiutano a comprendere cosa stava succedendo.

5 ottobre 1962 – Allontanando da me questa paura che progressivamente paralizza ogni cittadino del mio Paese, dandole un volto, una storia, su questi fogli, forse riuscirò a superarla, a sfatarla, per trovare così il coraggio di continuare a lottare. La sinistra haitiana si difende contro gli assalti multipli del duvalierismo. Numerosi comunisti sono caduti e continueranno a cadere perché credono ancora di poter combattere con l’arma della parola e del diritto alla follia. Alcuni marxisti haitiani si sono lasciati ammaliare dal canto delle sirene di Duvalier e rappresentano oggi le punte di diamante del suo potere, presso il gabinetto dei Segretari di Stato, all’università dove giovani adepti del duvalierismo imperversano contro i loro compagni refrattari con un ardore pieno di odio. Altri ancora trovano un equilibrio nell’ambiguità e nel darsi alla macchia. Ma esiste una sinistra ancora vigile, formata da intellettuali, giovani, sindacalisti, haitiani delle periferie, che rifiutano l’assurdità e la follia della dittatura che sta ipotecando il nostro futuro per anni, per decenni. È arrivato finalmente il momento di combattere imbracciando le armi.”

I riti voodoo e i Tonton Macoutes (letteralmente uomini spettro, erano il corpo dei Volontari della Sicurezza Nazionale) con cui il dittatore manipolava e terrorizzava il popolo vengono ben raccontati da un personaggio ambiguo, Solange, l’autrice cerca di portare alla luce un argomento ancora molto poco affrontato dai suoi connazionali per i quali rimane qualcosa di incontrollabile.

“Yva, la mia cuoca, mi ha confidato una volta, facendo roteare misteriosamente gli occhi, che Solange è una puttana e una manbo, che Solange riceve alcuni Tonton Macoutes a casa sua, che Solange è pericolosa. Questo pomeriggio andrò a trovare Solange.”

Un romanzo crudo, a tratti difficile da “sopportare” per i temi trattati ma illuminante, disperazione e oblio ammantano le vite di un intero popolo di cui scopriamo di non sapere niente o quasi.

Molto bello.

Kettly Mars, Gremese edizioni Stagioni Spietate (Saisons Sauvages ) tradotto da Antonella Alessandrini.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook