Elisabetta Favale
E(li's)books
16 Luglio Lug 2019 1045 16 luglio 2019

Sulla follia ebraica di Jacques Fux. Recensione

J Fux

Jacques Fux è l’autore di Sulla follia ebraica, editore Giuntina, traduzione di Vincenzo Barca

Il libro

Quella dell'ebreo folle è un'immagine che ricorre spesso nella lunga e buia storia del pregiudizio antigiudaico. Dalle credenze medievali fino alle teorie pseudoscientifiche di età moderna, malattia mentale ed ebraismo sono spesso stati associati per deridere, escludere e ferire. Incestuosi, sessualmente disinibiti, deicidi e avari, gli ebrei avrebbero un equilibrio psichico fragile, pronto a collassare facilmente e a compromettere il benessere di tutta la società. In questo romanzo, Jacques Fux si confronta con caricature e menzogne, le fa proprie e le utilizza per raccontare una storia diversa. Una storia che non vuole essere solo una critica all'inconsistenza di false teorie e pregiudizi, ma che vuole scontrarsi anche con la solitudine, la violenza e l'odio di sé. L'autore racconta le vite di nove personaggi. Nove vite di ebrei folli, ognuno a suo modo. Sarah Kofman, la grande studiosa di Nietzsche e Freud, che non riuscì mai a fare i conti con le ferite della Shoah. Woody Allen, pazzo d'amore per Soon-Yi. Ron Jeremy, «Mister fuckin Jew», che per tutta la vita ha sognato di diventare un grande attore, finendo per riuscirci solo nel mondo del porno. Otto Weininger, ebreo e omosessuale, consumato dall'odio per se stesso e morto suicida sulle note di Wagner. Il matematico russo Grigori Perelman, eremita dei numeri, e il campione di scacchi Bobby Fischer, ebreo e antisemita americano che voleva distruggere gli Stati Uniti. Dan Burros che, nato ebreo e innamorato della Torà, finì per impazzire d'odio, diventando uno dei più fanatici neonazisti statunitensi e uno degli ideologi più in vista del Ku Klux Klan. Shabbetai Zvi, il messia ispirato, il ciarlatano, il sapiente, il traditore. Il pazzo. C'è infine lui, l'autore, Jacques Fux, che «finalmente capisce che non c'è nessuna pazzia in lui né nei suoi personaggi. Che convivono tutti nell'essere umano. Tutti espressione di un'unica creazione».

La mia lettura

Storicamente gli ebrei vengono associati all’inquietudine che talvolta sconfina nella follia vera e propria, uno stato d’animo, una condizione, che viene attribuita a questo popolo di default.

Ricordate Re Saul?, Shaul Hamelekh, posseduto da “uno spirito malvagio inviato dall’Eterno”, il Re viene rabbonito da David e dal suono della sua arpa, David a sua volta si fingerà pazzo presso il re Achis, quando cerca di sfuggire alla persecuzione di Saul. Ancora:Geremia, Ezechiele ed altri profeti sono stati accusati di essere folli.

Quella ebraica è in realtà una tradizione che indaga e cerca di curare il disagio psichico da molti secoli, Maimonide in “Gli otto capitoli “raccontava già della psicoterapia per curare la malinconia. Nella tradizione ebraica, che è caratterizzata dalla speranza e dalla redenzione, sopravvive sempre quella sorta di “ottimismo nonostante tutto”, la ricerca di un senso è continua e non si arresta neppure nel disagio mentale eppure…

Quando si parla di follia ebraica non si può fare a meno di ricordare Nietzsche, famosi sono i suoi deliri, nelle opere del filosofo il termine Jude è assai frequente e spesso con accezioni contrastanti che passano dal disprezzo più evidente alla negazione delle sue posizioni antisemite. Ricordo, a titolo esemplificativo uno dei suoi “biglietti della follia”, inviato da Torino e firmato «Dioniso» dove scriveva: «Sto facendo fucilare tutti gli antisemiti».

Raccontare la “follia ebraica” sembra essere uno dei metodi più adoperati per “oleare” la macchina del fango, del pregiudizio che cerca conferme per giustificare persecuzioni. La malattia, la follia, è “l’altro che esce da sé” e che rappresenta il male, l’ebreo errante che si moltiplica nel viaggio sul Mare Nostrum che inghiotte vite e speranze viene descritto dunque incline a perdere il senno.

Jacques Fux sceglie alcuni personaggi che con la loro personalità sembrano incarnare lo stereotipo dell’ebreo folle e ne offre un punto di vista differente. Eccone alcuni:

Sarah Kofman, la grande studiosa di Nietzsche e Freud,

Woody Allen, pazzo d’amore per Soon-Yi,

Ron Jeremy, «Mister fuckin Jew», l’attore porno,

Otto Weininger, ebreo e omosessuale, che odiava se stesso più di chiunque altro,

il matematico Grigori Perelman,

il campione di scacchi Bobby Fischer, ebreo e antisemita americano, Dan Burros ebreo diventato uno dei più fanatici neonazisti degli Stati Uniti e ideologi del Ku Klux Klan

e ancora Shabbetai Zvi.

Io ho scelto di raccontarvi Woody Allen e Ron Jeremy.

Credo di aver visto tutti i film di Woody Allen nei quali i riferimenti alla sua "ebraicità" sono stati spesso derisori, i rabbini khassidici vengono rappresentati come figure comiche, la famiglia è sempre lacerata da profondi disaccordi (come la sua stessa famiglia) e anche rispetto al sesso ... è perfettamente incasellato negli stereotipi.

Qui, nel libro di Fux, Allen è il faro per le donne della sua famiglia che mettono in scena una tragedia familiare che supera di gran lunga le trame dei suoi film.

Lei ammira enormemente l’attuale marito di sua madre. Il famigerato astro. L’ebreo nevrotico, comico, tormentato. L’unico che riesce a vedere l’anima umana: lacerata, ridicola, maliziosa. [...] Soon-Yi non sa come vederlo. Come padre? Patrigno? Eroe? Uomo? [...] Non riesce più a liberarsi di questo suo Edipo inventato.

Ed è in realtà dal desiderio folle di questa ragazzina che Woody Allen si lascia travolgere senza grandi remore “consente a se stesso di trascendere la colpa è di sfidare gli dei”.

Allen non ne fa una questione di etnia, lui non si è mai sentito veramente ebreo, le sue perversioni sono solo sue, tuttavia “ Il fatto di rifiutare, negare e insultare le sue radici ebbe l’effetto di riaffermarle “.

Così diventa il mostro, il vecchio ebreo schifoso, così lo descrive Mia Farrow è la personificazione del male.

Fux ci mostra i diversi punti di vista dei protagonisti di questa vicenda, ci fa entrare nel delirio di ognuno perché qui folle non è solo l’ebreo Woody, folli sono tutti, avvitati nelle loro nevrosi, paure, ferite mai rimarginate.

Attraverso l’umorismo, si può offendere e sopraffare senza essere puniti. [...] Ci sono tuttavia gruppi minoritari, perseguitati e isolati, che fanno uso dell’umorismo per autosvalutarsi, rendendo la propria situazione di inferiori ancora più ridicola e penosa”.

Fux intervalla i capitoli dedicati ai vari personaggi con approfondimenti circa l’origine della “credenza” della follia ebraica, interessante apprendere da quali idee e ricerche o pseudo ricerche sono supportati i numerosi luoghi comuni legati agli ebrei come ad esempio l’avarizia.

Il secondo personaggio che voglio segnalare è Ron Jeremy, "basso, grasso e peloso" come si definisce lui stesso, è esattamente il contrario dell'attore porno "bellone" “ esiste una frontiera fragile ma pericolosa fra l’autoironia e l’odio verso se stessi, e Ronnie inconsciamente lo sapeva. Diceva di se stesso: “sono un tipo normale, con un certo senso dello humor e con un uccello gigantesco “.

Nella famiglia di Ronnie la brillante sorella subiva, come tante altre donne, il fascino del fratello ed era consapevole delle leggende antisemite che volevano il suo popolo dedito all’incesto.

Il seme della follia attecchì nel terreno della complessa personalità della madre, suo unico grande amore, ma fu anche insegnando in una associazione per ciechi e persone affette da ritardo mentale che Ronnie ebbe a che fare con la follia.

La realtà che sperimentò era crudele, insultante, animalesca, molto peggio di quel mondo dissoluto e laido che era il porno.

Ron Jeremy è noto come Mister Fucking Jew, nomignolo che ha sempre trovato divertente, alcuni psicologici sono inclini a pensare che gli oppressi e perseguitati finiscono per trasformarsi in quello che i persecutori hanno voluto vedere in loro. Fu così anche per Ronnie? Volle diventare l’ebreo schifoso e abietto?

Parlando delle sue performance al cinema: “ io, per esempio, per ritardare un orgasmo penso a mia nonna morta, alla guerra del Vietnam, all’Olocausto”.

Ancora una volta ecco che dalle pagine di Jacques Fux emerge una figura che, pur raccontata in tutte le sue contraddizioni, perversioni, sfaccettature, offre al lettore anche il suo lato più umano, comprensibile.

Un libro interessante, si legge con facilità perché è scritto in modo semplice e riporta fatti e curiosità che capovolgono molte prospettive.

Sulla follia ebraica di Jacques Fux - Giuntina

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