Elisabetta Favale
E(li's)books
17 Luglio Lug 2019 0945 17 luglio 2019

La sicilitudine di Andrea Camilleri.

Andrea Camilleri_Linkiesta

Premetto che ho letto pochissimi libri di Camilleri semplicemente perchè non amo il genere, l'ho adorato invece in Conversazioni su Tiresia: "Ho veduto quel che ho veduto E ho patito quel che ho veduto", ciò detto rimane una grande ammirazione per un intellettuale d'altri tempi, con lui perdiamo un grande autore e un uomo di cultura smisurata.

Quest'anno sarò in vacanza nella sua Sicilia, allora voglio citare le sue parole sul concetto di SICILITUDINE

"La sicilitudine è il lamento che il siciliano fa di sé. Vittorio Nisticò fece un giornale leggendario che era l'Ora di Palermo. Vittorio diceva che i siciliani si dividono in due grandi categorie. I siciliani di scoglio e i siciliani di mare aperto. Il siciliano di scoglio è quello che riesce ad allontanarsi fino al più vicino scoglio. Il siciliano di mare aperto invece prende il largo e se ne va. Leonardo Sciascia era un siciliano di scoglio, non c'è dubbio. Però il suo scoglio era così alto che lui da lassù poteva guardare il mondo. Non riusciva a stare lontano dalla Sicilia. [...] Sicilitudine è una condizione segnata con l'evidenziatore da alcuni particolari. È, come dire, un gusto compiaciuto per l'essere isolati, per il sentirsi diversi. Invece non lo siamo, diversi. Siamo semplicemente separati dalla terra ferma. La questione divenne la sicilianità, soprattutto per quanto riguarda i caratteri negativi: la sicilianità è molto semplicemente il prodotto di 13 o 14 dominazioni diverse che si sono susseguite in Sicilia. È il senso dell'isola. I siciliani di queste 13 dominazioni hanno preso il meglio e il peggio. Quindi si sono creati un carattere prismatico, cioè assolutamente contraddittorio. Tra persona e persona, tra siciliano e siciliano"

Addio Andrea Camilleri...

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