Elisabetta Favale
E(li's)books
18 Luglio Lug 2019 0814 18 luglio 2019

Da oggi in libreria La ragazza che levita la dark novel di Barbara Comyns - Recensione

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Esce oggi in libreria grazie a Safarà editore La ragazza che levita (cliccare per guardare la video presentazione) della scrittrice inglese Barbara Comyns (traduzione Cristina Pascotto).

Il libro

Cresciuta nel sud di una Londra d'età edoardiana, Alice Rowlands desidera romanticismo e avventura, e la liberazione da una vita triste, restrittiva e solitaria. Suo padre, un sinistro veterinario, è brutale e sprezzante; la sua nuova ragazza sfacciata e lasciva; i pochi amici bizzarri e sfuggenti. Alice cerca rifugio nei ricordi di una madre perduta e nelle fantasie di un indistinto desiderio d'amore, e nella fioritura di ciò che lei percepisce come un potere occulto da nascondere a tutti i costi. Una serie di inesplicabili eventi la porterà a un epilogo di terribile trionfo, durante il quale sarà chiamata a svelare suo malgrado il suo eccezionale potere segreto.

La mia lettura

La ragazza che levita è la miniatura di una dark novel, poco più di 100 pagine in cui questa autrice, che io “sperimento” per la prima volta, racconta la solitudine, la sconfitta, la vita senza il minimo barlume d’amore.

Ci piacerebbe che Alice Rowland, la protagonista, fosse una Cenerentola ma purtroppo, pagina dopo pagina, siamo costretti a scoprire che così non è.

Alice è figlia di un uomo violento e maschilista e di una donna fragile sopraffatta dall’indifferenza e dall’odio del marito

Era la mia casa e puzzava di animali, no­nostante il pavimento fosse ricoperto di linoleum. Mia madre era in piedi nella sala scura e mi guardava con i suoi occhi tristi, per metà ricoperti dalle palpebre pesanti, ma non parlava. Se ne stava lì, immobile. Le sue ossa erano piccole e le spalle cadenti; anche i suoi denti non erano dritti; se fosse stata un cane, mio padre l’avrebbe senza dubbio abbattuta.”

C’è la matrigna cattiva, una donna volgare e arrivista che mette a repentaglio la sicurezza di Alice eppure, questa protagonista di La ragazza che levita, rimane nella sua ostinata imperturbabilità, sappiamo che ha paura, la sua paura è anche la nostra, Barbara Comyns ci fa sentire sulla pelle il terrore, il raccapriccio, perfino l’orrore per la casa e il suo olezzo ma lascia che il suo personaggio vada alla deriva nella consapevolezza che non c’è salvezza, che può solo subire.

E in questo mondo di Barbara Comyns di salvezza ne troviamo poca per tutti, l’unica amica di Alice è Lucy, sordomuta con una madre che le prepara un futuro di sarta anche lei, Lucy, non è destinata a una vita serena, finirà per “virare” verso un futuro di miseria.

“I capelli di Lucy le ricadevano sulla schiena come l’acqua sgorga da un rubinetto, lunghi e liscissimi. La mia testa assomigliava a una campana di un giallo sbiadito. Parlavamo a gesti perché Lucy era sordomuta; sua madre le stava insegnando il mestiere di sarta perché la considerava un’occupazione adatta per chiunque fosse sordo e sciocco. Avevamo entrambe diciassette anni.”

Il realismo magico si affaccia in questa storia con la stessa inquietudine e accezione negativa della realtà rappresentata, non è una fuga onirica, non ha nulla o quasi di spirituale ma rimane relegato alla dimensione di “strano” di “anormale”, Alice è la ragazza che levita, è il fenomeno da baraccone che deve “rendere” qualcosa

“Poi compresi che Sully e Frink venivano a casa mia perché fluttuavo (solo loro vi facevano riferimento con il suo nome corretto – levitazione). Una sera mio padre mi ordinò di andare nella sua stanza e mi disse che erano molto interessati a vedere che cosa ero capace di fare. Non volevo che mi vedessero fare quella cosa, che mi guardassero con le loro facce volgari e con i loro occhi grassi e infossati; ma mio padre insistette perché lo facessi. Accostò le tende e io rimasi incastrata tra quegli uomini, l’odore di tabacco e la luce delle lampade a gas. Pensai: «L’unica cosa che posso fare è farlo in fretta».”

Ecco dunque un’altra famiglia disfunzionale della letteratura! Abbiamo un uomo che tratta ingiustamente la moglie e la figlia, le umilia, disprezza, manipola, e un basso livello di tolleranza, non conoscendo l’autrice non so se ci sono elementi autobiografici, di sicuro la sua prosa è originale, accurata, gli aggettivi e le descrizioni consentono al lettore di essere al fianco dei personaggi :

Che cosa spaventosa essere attesi da mio padre! Avrei preferito che mi aspettasse qualsiasi altra persona. Mi ricordavo di come avesse parlato a mia mamma quando non c’era più, le sue crudeli mani quadrate e la sua testarda testa bovina, e sapevo quanto abissale fosse la sua ferocia. E il treno mi portava sempre più vicina a lui. […]

Qualcuno si stava piegando per aiutarmi e mi sarei potuta salvare, ma il viso terribile di mio padre era davanti a me, e io feci un tentativo convulso solo per sfuggire all’orrore di mio padre.”

Non credo di dover aggiungere altro se non Leggete

La ragazza che levita – Barbara Comyns – Safarà editore

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