Chiara Mannelli
Amletica
19 Luglio Lug 2019 1923 19 luglio 2019

Bravi! Ce la avete fatta. E ora?

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Ph Francesco Gili

Ce la avete fatta, finalmente. Siete riusciti, dopo tanto tempo, a raggiungere il vostro obiettivo. Una promozione, una meritata vacanza, un esame importante. Siete finalmente arrivati in cima alla vetta che stavate faticosamente scalando, non vedevate l’ora. E nel tragitto pensavate a come, da lassù, tutto avrebbe assunto una prospettiva diversa. Da lì tutto sarebbe stato più bello. Ora siete arrivati al traguardo, congratulazioni, la sensazione di appagamento e soddisfazione è bellissima.

E’ che dura un attimo. Si insinua, dopo poco, una sensazione di vuoto. Siete arrivati in cima, sì, era il vostro obiettivo. E vi rendete conto che intorno a voi ci sono moltissime vette. Più alte.

Arrival fallacy. Così è stata chiamata, dallo psicologo Tal Ben-Shahar, l’illusione che tagliare il traguardo, arrivare alla meta garantirà felicità duratura. Non vi è mai successo?

Passiamo il nostro tempo a cercare, faticosamente, di raggiungere degli obiettivi convinti che, una volta raggiunti, la nostra vita sarà felice, perfetta. A volte li raggiungiamo. E beh, la vita non diventa quella che ci aspettavamo. Il punto è che, quando ci sentiamo insoddisfatti, consideriamo normale il nostro sentimento attribuendone le ragioni al fatto che non abbiamo ancora raggiunto il nostro obiettivo. Del resto, come potremmo essere felici senza aver prima ottenuto ciò che volevamo? Se solo riuscissimo nel nostro intento, pensiamo, allora tutto sarebbe diverso. E ci illudiamo che, una volta raggiunto, tutto sarà effettivamente diverso. Ma non è affatto così.

E’ perché scegliamo sempre gli obiettivi sbagliati? Niente affatto. E’ che sui nostri obiettivi, ancora irrealizzati, noi proiettiamo un caleidoscopio di infinite possibilità. Fantastichiamo su ciò che è irreale e lo carichiamo di aspettative. Ma si sa, la realtà, quando si manifesta, è sempre inadeguata rispetto al sogno. E la sensazione di appagamento per il raggiungimento dell’obiettivo dura solo il tempo necessario a rendersene conto.

Ma c’è dell’altro. Il senso di vuoto che ci pervade quando, dopo aver raggiunto il nostro obiettivo, sentiamo quella inspiegabile sensazione di disorientamento, è dovuta al nostro sentirci - temporaneamente - senza direzione. Se, fino a un momento prima, tutte (o quasi) le nostre energie erano concentrate sul sentiero, beh una volta arrivati in cima, la nostra bussola non sa più dove puntare. Ci sentiamo un po' smarriti. Che poi, diciamo la verità, ora che siamo in cima, la montagna non sembra neanche così alta.

Che fare, quindi? Se raggiungere i nostri obiettivi ci rende infelici dovremmo forse vivere senza? Per carità, saremmo ancora più insoddisfatti.

Una soluzione potrebbe essere quella di fissare tanti obiettivi contemporaneamente, in ambiti diversi della nostra vita, in modo che l’eventuale conseguimento possa arrivare dilazionato nel tempo, per non farci sentire vuoti. Buona tecnica. Mi sentirei di dire un po' impegnativa.

Oppure possiamo cercare di dare valore a ciò che, con fatica, abbiamo conseguito fino adesso. Fermarci un momento sulla nostra vetta e guardare il panorama. Del resto, se la avevamo scelta come obiettivo, vuol dire che c’è stato un momento in cui la realizzazione di quella possibilità rappresentava - per noi - l’idea di felicità.

E smettiamola di riporre sempre le nostre aspettative verso ciò che non c’è. Che non vuol dire appiattirsi a una vita mediocre. Ma significa, invece, essere felici per ciò che siamo diventati e fermarsi a scegliere, senza illusioni, la nostra prossima vetta.

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