Elisabetta Favale
E(li's)books
22 Luglio Lug 2019 1342 22 luglio 2019

Tre piani di Eshkol Nevo - Recensione

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Tre piani di Eshkol Nevo

Il libro

“In Israele, nei pressi di Tel Aviv, si erge una tranquilla palazzina borghese di tre piani. Il parcheggio è ordinatissimo, le piante perfettamente potate all’ingresso e il citofono appena rinnovato. Dagli appartamenti non provengono musiche ad alto volume, né voci di alterchi. La quiete regna sovrana. Eppure, dietro quelle porte blindate, la vita non è affatto dello stesso tenore.
E, come nella Simmetria dei desideri, l’opera che ha consacrato sulla scena letteraria internazionale il talento di Eshkol Nevo, dona al lettore personaggi umani e profondi, sempre pronti, nonostante i colpi inferti dalla vita, a rialzarsi per riprendere a lottare.”

La mia lettura

Siamo dunque in un sobborgo di Tel Aviv, in un condominio di tre piani vivono famiglie normali che non lasciano trapelare nulla o quasi della loro intimità eppure … dietro ad ogni porta si celano tensioni, dolori, solitudini incolmabili, rimpianti.

Al primo piano ci sono Arnon e sua moglie Ayelet, il primo è il piano dell'Es, che è l’espressione psichica dei bisogni pulsionali e scoprirete che i due inquilini di questo piano incarnano perfettamente il primo dei “topoi” freudiani, soprattutto Arnon.

Al secondo piano c’è Hani che rappresenta l’Io, a questo piano corrispondono la percezione e la coscienza, è il luogo dell’emozione e l’inquilina di cui racconta Eshkol Nevo è sempre border line tra la vita reale e un mondo onirico che sfiora la dimensione della follia.

Il terzo è il piano del Super-Io e qui c’è un personaggio molto diverso rispetto a quelli degli altri due piani, è Dvora, il giudice in pensione il “censore morale” chiamata a giudicare atti e desideri istintivi dell’uomo.

Più voci narranti dunque, più verità da sondare e scoprire, tre storie diverse che in qualche modo ci lasciano con dei punti di domanda (due sicuramente), tre confessioni, quella di un uomo, Arnon e quella di due donne. Ho trovato molto originale l’idea di rappresentare i “luoghi” della coscienza di Freud con i tre piani del palazzo ed altrettanto interessante è l’idea che tre personaggi confessano i loro pensieri più intimi, sappiamo che i primordi di ogni trattamento della psiche sono da ricercare nella confessione religiosa ed è proprio questo che sembra, una confessione religiosa, liberatoria per ognuno di loro.

Eshkol Nevo è israeliano e faccio questa precisazione perché a fronte di una confessione, dell’ammissione di una colpa, nella sua religione è necessario anche espiare quindi è interessante osservare i suoi personaggi … riusciranno a redimersi?

Una cosa in comune che hanno Arnon, Hani e Dvora è essersi lasciati convincere dagli eventi e dalle necessità della vita a prendere le cose come venivano, a passare sopra a certi segnali che avrebbero potuto metterli in guardia e aiutarli a evitare delusioni, dolori, fraintendimenti.

Un bel romanzo, stimolante, ti lascia con una serie di interrogativi, primo tra tutti: cosa volevano ottenere davvero i personaggi con le loro confessioni? Comprensione? Perdono? Semplice mezzo per potersi sgravare dal senso di colpa? Mostrare le proprie debolezze è un metodo forse per perdonarsi…

Nonostante i temi difficili è un romanzo che si legge velocemente e con piacere, non ho trovato giudizi nella penna dell’autore, ci ha solo mostrato delle persone in tutta la loro umana fragilità.

Tre piani di Eshkol Nevo – Neri Pozza editore

Tradotto da: Ofra Bannet e Raffaella Scardi

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