Elisabetta Favale
E(li's)books
29 Luglio Lug 2019 1539 29 luglio 2019

Il potere del cane di Thomas Savage - Recensione

Letteraturaamericana

Thomas Savage è stato per me una bellissima scoperta, ho acquistato Il potere del cane nel formato ebook, stavo “gironzolando” nel bellissimo catalogo di Neri Pozza e ha attirato la mia attenzione di appassionata di letteratura americana.

Il libro

Tra le pianure selvagge del vecchio West sorge il ranch dei fratelli Burbank. Phil e George Burbank, pur condividendo tutto da più di quaranta anni, non potrebbero essere più diversi. Phil ha la mente acuta, le mani svelte e la spietata sfrontatezza di chi può permettersi di essere sé stesso. George, riservato e insicuro, si accontenta di esistere all'ombra di Phil senza mai mettere in dubbio la sua autorità. Fino al giorno in cui, invaghitosi di Rose, una vedova con un figlio adolescente, George decide di sposarla e di portarla a vivere al ranch, sovvertendo ogni equilibrio. Phil, infatti, vivrà il matrimonio del fratello come un tradimento e metterà in atto una serie di crudeli ritorsioni, animato dall'odio nella sua forma più pura: l'odio di chi invidia.”

La mia lettura

Un titolo che fa riferimento ad un versetto dei salmi: “Libera l’anima mia dalla spada e il mio amore dal potere del cane” che contiene tutta l’inquietudine, il dolore, l’orrore che in questa storia Savage ha saputo narrare.

Come si intuisce già leggendo la sinossi, un tema centrale è sicuramente la lotta tra bene e male ma non renderemmo merito a Savage se riducessimo a questo soltanto la storia.

Come potesse essere un ranch del Montana nel 1924 è facile immaginarlo ripensando ai mille film che ci sarà capitato di vedere in Tv, poco spazio per i sentimenti, machismo di ordinanza, sangue e armi oltre a lavoro duro e clima impervio … Savage riesce a restituirci immagini, suoni, odori, sensazioni vivissime, concrete.

Questi elementi ci sono tutti nel romanzo di Thomas Savage ma ci sono anche delle figure femminili interessanti, la madre dei fratelli Burbank, la Vecchia Signora che legge i giornali ed è in grado di portare avanti conversazioni intelligenti spaziando su diversi argomenti, c’è Rose la vedova che fa perdere la testa al buon George, trasformandosi nell’ Elena di Troia del ranch Burbank. Rose non ha l’intelligenza della Vecchia Signora, ha condotto una vita sacrificata con il marito, medico fallito e morto suicida, però è una donna che è stata in grado di crescere da sola un figlio, di portare avanti un’attività commerciale e tutto senza intaccare la sua reputazione e moralità accettando le lusinghe di uomini poco raccomandabili.

Gli uomini si distinguono per le grandi debolezze e i lati oscuri, primo fra tutti il personaggio che spicca in assoluto, Phil, il “cattivo senza appello”, intelligentissimo ma spietato con chiunque, perfino con quel fratello che pure rappresenta l’altra metà del suo universo, non se ne separa mai e mai, fin dall’infanzia, ha smesso di vessarlo, di fargli sentire “il potere del cane”.

Tanta crudeltà, tanto machismo, sono sintomo di altro e che Phil non sia esattamente quel che sembra il lettore lo intuisce chiaramente ad un certo punto della storia fino a tornare indietro all’incipit alla scena cruenta che ci viene descritta.

Ecco dunque il vero tema: l’omosessualità.

Il pretesto è Peter, figlio di Rose, sbeffeggiato per il suo fisico esile da ragazza, la sua passione per i fiori di carta, le sue movenze, è intelligentissimo oltre che sensibile e ha un carattere freddo, distante, perfino con sua madre che ama moltissimo e della cui sicurezza, morto il padre, si sente responsabile.

Quando Peter in estate va a trascorrere le vacanze al ranch, Phil sta già consumando la sua vendetta contro Rose che gli ha portato via il fratello, giocando sulla soggezione che esercitava su di lei, l’ha ridotta alla disperazione, alla depressione, le ha tolto quel che di bello George e il suo amore sincero le danno e il figlio si accorge subito che qualcosa non va.

La forma della sua bocca lo preoccupò. Gli fece venire in mente una foglia al vento

Da questo punto in poi la storia prende una piega diversa, io ero terrorizzata da quello che Phil e i mandriani avrebbero potuto fare ai danni di Peter invece succede quello che non ti aspetti, Phil scopre, suo malgrado, molti punti in comune con Peter, quel maledetto ragazzo è coraggioso, intelligente, ha visto, nel profilo della montagna il cane che corre e questo lo fa entrare a pieno titolo nell’orbita della sua attenzione, Peter può essere visto come l’alter ego di Phil

Peter ascolta, impassibile, la sfuriata di Phil, ma ha a sua volta un piano segreto, più crudele dei progetti sadici di Phil, perché Peter gioca già nella corte dei grandi”.

Phil è un sociopatico, si impone su tutti pur tenendo tutti a distanza, ha paura del suo corpo, orrore per il corpo delle donne e per qualunque tipo di rapporto o manifestazione di sentimenti.

Quando i Vecchi Signori stavano nella grande camera da letto dall’altra parte, una volta terminato in bagno i loro lavacri, […] toglievano sempre la mandata dalla porta sul lato di Phil, in modo che lui o George potessero entrare e sentirsi benvenuti come i fiori di maggio. Naturalmente Phil in quel bagno non ci andava mai, si trovava a disagio tra le cose della Vecchia Signora, i profumi e le colonie, le saponette di marca Pears e gli asciugamani col monogramma; quel posto aveva un profumo di donna offensivo, che la ciotola col sapone da barba e il set di rasoi del Vecchio Signore non riuscivano a neutralizzare; indispettiva Phil trovare i capi di biancheria impalpabili, appesi ad asciugare sullo stenditoio pieghevole. […]No, Phil usava il gabinetto in fondo al corridoio, quella stanzetta spoglia e ordinaria che odorava di sapone ordinario e dell’umido dell’asciugamano grigio a rullo. Phil non capiva come George avesse potuto lavarsi in quell’altro bagno anche quando c’era la Vecchia Signora, e adesso si preparava a esporre il suo corpo davanti a quella donna. Avrebbe prima spento la luce?

Invidia, odio, sentimenti inconfessabili ma comprensibili per chiunque, la potenza della scrittura di Savage sta tutta qui, la “latitudine applicativa” di certe dinamiche si estende da un ranch del Montana fino a noi, oggi. Uomini e paesaggio sono materici, potenti nelle asperità che li caratterizzano, Thomas Savage ha scritto un capolavoro, arriva silenzioso al lettore senza eccessi, lascia che ogni sentimento, ogni debolezza, si sviluppi e si manifesti fino alla deflagrazione finale che non svelo perché è magnifica.

A volte non sappiamo se gli altri siano davvero quello che pensiamo o se siamo noi a pensare che lo siano, mentre loro sono semplicemente quello che sono.”

Il potere del cane è stato pubblicato in America nel 1967 passando in sordina o quasi, per gli americani parlare di omosessualità latente era meno facile che parlare e giustificare sentimenti di omofobia, tornato negli ultimi anni in libreria è stato riscoperto, così in Italia, io ho letto questa edizione ( versione ebook):

Thomas Savage

Il potere del cane

Traduttrice: Luisa Corbetta

Editore: Neri Pozza

Collana: Bloom

In commercio dal: 23 febbraio 2017

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