Pino Suriano
Punti di vista
26 Agosto Ago 2019 1058 26 agosto 2019

Il rosario di Salvini: anche l'ostentazione strumentale deve essere libera

Salvini Rosario Linkiesta
Salvini usa male quel rosario, ma deve poterlo fare

Non sventolo il Rosario come Salvini. Anzi, provo un certo fastidio per questa rude ostentazione della fede, strumentale almeno in apparenza (chi sono io per dirlo?). Da cattolico mi muove una preoccupazione: non voglio che la cosa “mia”, di cui penso di conoscere natura e significato, subisca la riduzione miracolistica o simbolistica che sembra farne lui. Accade tutte le volte che qualcuno usa o racconta a modo suo ciò che credi di conoscere meglio e poter meglio rispettare.

Ebbene, questo mi dà forse il diritto di impedirgli di farlo? No. E perciò, nel merito della discussione parlamentare dei giorni scorsi, trasposta sul campo politico e della laicità, penso abbia ragione lui, quando rivendica lo sventolio del Rosario come diritto contro chi lo ritiene inopportuno: “non me lo impedirete” dice.

Il centro della questione penso sia questo: Salvini, seppur in veste pubblica, mostra quei simboli a titolo personale, e quindi laico. Se domani, da politico, dicesse che i rosari devono entrare nelle nostre case, commetterebbe un atto gravissimo e sarebbe in pericolo la laicità dello Stato. La sua è invece un’espressione personale: questo è il mio simbolo, questo il mio “bacio”, questa la protezione che io pubblicamente invoco per l’Italia. Non devi farlo tu. Perchè dovrei sentirmi offeso o leso?

Si arrabbierà la Madonna a sentirsi strumentalizzata (come hanno scritto alcuni), ma non il cittadino che è in me. Al quale un politico è libero di mostrare un tratto identificativo di sé, anche quando si lega alla sfera religiosa. Non deve obbligatoriamente farlo, ma deve poterlo fare. Del resto, la sfera religiosa e confessionale non è forse un fattore identificativo della persona che incide sul suo agire politico? L’ostentazione lo rende divisivo ma genera chiarezza: Salvini comunica un fattore in più di sé e del proprio orizzonte ideale; sappiamo da che parte lo troveremo, per sceglierlo o meno. È un plus, non un minus di democrazia.

La questione, in termini semplici, rientra nell’orizzonte più ampio della libertà di espressione: io sono libero di esprimere ciò che non ti offende o ferisce. E un “rosarietto” non ferisce nessuno. E’ legittimo obiettargli l’incoerenza tra la sua azione politica (per esempio in tema di accoglienza) e i simboli che sventola, come ha fatto Renzi, non segnalargli l’opportunità istituzionale di esporli, come ha fatto Conte.

La libertà di espressione va difesa, anche quando è incoerente, strumentale, sfrontata e opportunistica. Va contraddetta, non inibita.

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