Elisabetta Favale
E(li's)books
26 Agosto Ago 2019 1652 26 agosto 2019

Le due vite di Lucrezia Borgia di Andrea Santangelo e Lia Celi. Recensione

Dossi Dossi, Lucrezia Borgia, 1518 Circa

Finite le vacanze eccomi di nuovo a raccontare dei libri letti, oggi il mio consiglio è Le due vite di Lucrezia Borgia.

Il libro

Il 19 giugno 1503 il giovane letterato e futuro padre nobile della lingua italiana Pietro Bembo manda all’amata segreta, moglie di Alfonso d’Este, una sfera di cristallo, perché lei possa sognare il suo viso e placare la nostalgia. Tre secoli dopo, George Gordon Byron scartabellando nell’epistolario del Bembo trova, tra questa e altre lettere appassionate, la sacra reliquia di una ciocca bionda di quella donna; ne trafuga emozionato un solo capello per l’amico poeta Leigh Hunt, che dirà «Invidiateci, perché noi abbiamo potuto toccare la chioma della divina Lucrezia».
Ma chi era davvero Lucrezia Borgia, che suscitava nei poeti un’ammirazione secolare? Oggi è difficile riconoscerla in questi tratti angelicati, com’è difficile dar retta alle cronache coeve, dove era moglie e madre provetta, protettrice dei poveri e luminosa ispiratrice di letterati e artisti. A che altezza della Storia questo ritratto di virtù si è corrotto nella mantide venefica e lussuriosa che conosciamo, degna compare del fratello Cesare, il famigerato Valentino?
Una cosa è certa: per diventare un mito immortale, per fornire spunti ad Ariosto e Dumas, a Hugo e Dario Fo, per inchiodare il pubblico alla poltrona tanto in un melodramma di Donizetti quanto in una teoria infinita di film e serie tv, non basta avere i capelli più celebrati del Rinascimento, ci vogliono il carisma di una diva e la tempra di un condottiero.
Lia Celi e Andrea Santangelo sperimentano sulla
dark lady dei Borgia l’acume storico e la verve con cui hanno raccontato Caterina de’ Medici e Giacomo Casanova. Fra citazioni pop e impeccabili fonti storiografiche, fra gossip d’epoca e ricostruzioni alla CSI,Le due vite di Lucrezia Borgia traccia la straordinaria parabola di una donna irregolare fin dalla nascita bella e contesa come l’Italia del suo tempo, opportunista e ingegnosa, santa efemme fatale. E i veleni? Ci sono, ci sono. D’altra parte già all’epoca si diceva: «Sai qual è l’unica frase che non sentirai mai dire a Roma? “Ieri sera sono stato a cena dai Borgia”».

La mia lettura

“La storia siamo noi” cantava Francesco de Gregori e in un 2019, primo anno in cui gli studenti italiani non hanno affrontato per il tema della maturità nessuna traccia di storia, trovo indispensabili libri che di storia raccontano e lo fanno, oltre che con incredibile accuratezza, anche con una verve irresistibile, l’idea che una amnesia collettiva rispetto al passato possa “impossessarsi” di noi mi fa orrore allora evviva i libri che ci ricordano come siamo arrivati fino ad oggi perché la storia, ricordiamolo, è memoria!.

Ciò detto, a me la storia è sempre piaciuta e allo stesso tempo l’ho sempre trovata una materia difficile da “governare”, più della filosofia, non perdo occasione dunque di leggere libri che mi “educhino” all’uso delle fonti storiche, che mi ricordino cosa vuol dire analizzare i fatti e collegarli tra loro.

Parliamoci chiaro però, leggere tomi di storia è una cosa che possono fare con disinvoltura gli appassionati, sia per l’impegno e il tempo che richiedono, sia perché lo stile di solito è un tantino soporifero e se non siete Nicola, mio marito, che a questa risma di lettori appartiene (lo invidio moltissimo) allora la salvezza sono autori come Andrea Santangelo e Lia Celi che tra aneddoti, battute e un linguaggio attuale, riescono ad alleggerire ogni cosa tanto che una biografia assume i toni avvincenti di un romanzo.

Per Lucrezia Borgia si sono spesi fiumi di inchiostro, tra le tante VIP della storia lei è quella che ha stimolato la curiosità di un vastissimo pubblico, figlia illegittima di un papa lussurioso e spietato, Alessandro VI (al secolo Rodrigo Llançol Borgia… uno spagnolo ambizioso e carrierista che si seppe far strada nelle alte sfere del potere romano), sorella di quel Cesare Borgia che ne ha fatte tante quanto Carlo in Francia e degna figlia di sua madre, Vannozza Cattanei, una albergatrice di successo, maîtresse e pure spregiudicata usuraia. Dico degna figlia perché Lucrezia ereditò dalla madre le sue capacità di gestione degli affari, cosa che le fu decisamente di aiuto e le permise di farsi strada soprattutto alla corte estense.

La reputazione di Lucrezia lo sappiamo, è stata rovinata soprattutto dal suo cognome, l’affetto che provò per il suo discutibile padre e per l’altrettanto terribile fratello (Cesare era il suo prediletto) la condannarono alla macchina del fango che la vollero invischiata in una “bad romance” proprio con gli uomini della famiglia.

Biondissima e con un fisico tutt’altro che procace, Lucrezia fu una Lolita ammirata e desiderata da molti uomini, Andrea e Lia ci danno la possibilità di cogliere ogni sfumatura della personalità e dei desideri di questa donna che, vi garantisco, non potrete fare a meno di ammirare una volta arrivati all’ultima pagina di Le due vite di Lucrezia Borgia.

Sorvolando sulle maldicenze, l’idea che mi sono fatta io è di donna straordinariamente risoluta, la poverina nei suoi 39 anni di vita è riuscita a passare indenne attraverso tre matrimoni tutti imposti dal padre e dal fratello Cesare. Il primo marito, Giovanni Sforza (soprannominato Sforzino con chiare allusioni a certe doti fisiche) , la sposò che era ancora una bambina tanto che, non avendo gusti da pedofilo come invece spesso succedeva all’epoca, ebbe difficoltà a trovarla sexy e ad assolvere ai suoi doveri coniugali, cosa che se da una parte sollevò la povera Lucrezia niente affatto attratta da quell’uomo, dall’altra le fece anche capire che forse aveva bisogno di una tutor per apprendere al meglio “l’ars amandi” e non farsi parlare dietro …

E se il primo matrimonio fu un flop (Giovanni fu obbligato a dichiararsi impotente per consentire alla moglie di annullare il matrimonio perché non consumato facendola tornare magicamente casta e pura), la bella Lucrezia poté rifarsi col secondo (anche se a quel punto Giovanni aveva innescato la sua vendetta facendola passare per la peggiore sgualdrina d’Europa), lei e il giovane Alfonso D’Aragona vissero una vera storia d’amore interrotta troppo presto dalla stessa famiglia Borgia per i soliti intrighi e giochi di potere (il poverino morì per mano di Cesare). Fu il terzo matrimonio con un altro Alfonso a dare la possibilità a Lucrezia di affrancarsi da quella famiglia ingombrante che piano piano stava tracciando la strada verso la sua decadenza, parlo di Alfonso I d’Este che fece di lei la Signora di Ferrara e le diede la possibilità di riscattarsi socialmente.

La Lucrezia che arrivò a Ferrara era icona di eleganza, bellissima, istruita e a quel punto, seppur ancora giovanissima, anche esperta nella gestione del ménage matrimoniale. Durante questo terzo matrimonio Lucrezia affrontò ben 16 gravidanze, poche andate a termine e dei figli nati solo 4 rimasti in vita (da Alfonso d’Aragona aveva avuto Rodrigo che dovette abbandonare quando sposò l’Alfonso n° 2 perché gli Este mai lo avrebbero voluto in casa…).

E’ la Lucrezia signora di Ferrara che ho trovato più stimolante, moderna e innovativa, è stata una partner appassionata per il marito ma anche una capace “castellana” in grado di sostituirsi a lui durante le lunghe assenze prendendo decisioni che hanno contribuito a consolidare il ducato politicamente ed economicamente.

Attorno alla figura di Lucrezia gravitano moltissimi altri personaggi da Pietro Bembo a Ludovico Ariosto ma invito voi a leggere Le due vite di Lucrezia Borgia di cui non vorrete, giuro, perdere neppure una parola e vi troverete all’ultima pagina arricchiti e con il desiderio di leggere ancora.

La coppia Santangelo/Celi si conferma vincente, quel che mi piace tanto del loro stile è, lo dicevo prima, l’audacia nell’uso dell’ironia, del linguaggio attuale che, attenzione, non vuol dire semplice o banale, al contrario! Ha quella dose di ricercatezza che rappresenta un potente propulsore.

Allora coraggio!

P.S. nell'immagine un ritratto di Lucrezia già matura, è attribuito a Dosso Dossi, l'ho scelto perchè la storia di questo dipinto è una delle tante storie misteriose che contraddistinguono la vita della protagonista di questo bellissimo saggio.

Le due vite di Lucrezia Borgia (La cattiva ragazza che andò in paradiso) – ANDREA SANTANGELO E LIA CELI – UTET

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