Elisabetta Favale
E(li's)books
28 Agosto Ago 2019 1638 28 agosto 2019

Il party di Elizabeth Day. Recensione

Il Party 01

Oggi vi racconto uno dei libri che ho letto in vacanza, Il party di Elizabeth Day (Neri Pozza editore, traduzione di Serena Prina).

Il libro

Burtonbury, un ex collegio maschile per i figli dei diplomatici, è una scuola privata con una discreta reputazione e la vana ambizione di poter essere un giorno all'altezza di Eton o di Harrow. Quando vi mette piede per la prima volta, dopo aver vinto una borsa di studio, Martin Gilmour è un ragazzo con i maglioni scoloriti, i calzoncini per la ginnastica mai abbastanza bianchi e le camicie con macchie gialle indelebili. L'odore della tristezza di sua madre, rimasta prematuramente vedova, aleggia tra i suoi vestiti. Un giorno, però, alla Burtonbury School, il suo destino di adolescente imbronciato, con una costante sensazione di disagio e l'accento sbagliato, muta radicalmente. Martin incontra Ben Fitzmaurice, un ragazzo ricco, bello, ammirato da tutti, e ne diventa amico. Partite di tennis, cacce all'uovo tra prati curatissimi e aiuole sontuosamente fiorite, la tenuta dei Fitzmaurice spalanca le sue porte al giovane Gilmour. Ben diventa il fratello mai avuto, l'anima gemella da venerare, la ragione di vita da proteggere e custodire. Al punto che Martin si trasforma nella sua piccola ombra. Una piccola ombra capace di salvare l'amico dalle incresciose conseguenze della sua condotta, cosí sconsiderata e tipica di chi è stato troppo favorito dalla sorte. Durante i successivi venticinque anni, Martin serba nel suo cuore «il segreto» di quell'amicizia, un segreto che, piú di un patto di sangue, lo lega indissolubilmente al rampollo dei Fitzmaurice, come soltanto un debito impagabile, una gratitudine eterna possono fare. Quando Ben organizza un party per il suo quarantesimo compleanno in un edificio del diciassettesimo secolo acquistato insieme con la moglie Serena, Martin, divenuto un noto, disincantato critico d'arte, e sua moglie Lucy, una donna perfettamente consapevole di essere sempre seconda, nella scala degli affetti del marito, alla sacra amicizia con Ben, si mescolano volentieri alla variopinta folla di invitati: politici, celebrità, vecchi e nuovi ricchi col volto lucido e ritoccato ed energiche strette di mano. La sensazione di un inusuale, sgradevole impaccio nell'accoglienza che Ben gli riserva, si fa, tuttavia, subito strada nella mente di Martin. Gesti, parole, apprezzamenti di Fitzmaurice rivelano una strana inquietudine. Che la gratitudine che l'amico gli deve non sia eterna? Che «il segreto» custodito cosí a lungo sia stato del tutto inutile? Che, soprattutto, quell'amicizia, che per Martin è la sua unica ragione di vita, stia inaspettatamente per finire? Accolto al suo apparire in Inghilterra da uno strepitoso successo di pubblico e di critica, «Il party» è uno dei piú riusciti romanzi sul lato oscuro e morboso delle relazioni umane, oltre che una magistrale descrizione del cinismo, della fatuità e dell'impudicizia con cui il privilegio e il potere si offrono oggi allo sguardo.

La mia lettura

Se dovessi definire Il party direi che è un patinatissimo thriller, una dark story nella quale pulsioni sessuali represse, droga, alcol, ambizioni e gelosie sottendono ogni azione dei personaggi principali, a questo aggiungiamo anche la disfunzionalità familiare e il quadro è perfetto!

Non ho trovato amore nella storia di Elizabeth Day, neppure quello di Martin per Ben può essere considerato tale, trovo sia piuttosto la drammatizzazione di un qualcosa di negativo come il desiderio di controllo, di possesso. In ogni personaggio l’autrice si sforza di tirare fuori il peggio del peggio, perfino i personaggi minori assumono connotazioni negative.

La trama è “trascinante” è il tipico libro da leggere in vacanza e a cui si perdonano le frasi fatte (a onor del vero numerose) e si arriva all’ultima pagina con l’idea che Elizabeth Day è una a cui dare fiducia perché ci sono passi comuque memorabili come quello in cui Martin uccide con una ferocia inusitata il piccolo uccello a cui l'intera classe e l'insegnate avevano salvato la vita.

Eccellente è anche il modo in cui affronta la descrizione del sesso orale omosessuale, lo fa con maestria, senza scadere in espressioni volgari o troppo spinte, bella la scena finale che invece mi ha ricordato il climax di numerose serie tv come la famosissima (io l’ho adorata) Big Little Lies o anche Revenge.

E’ una storia triste raccontata con dei toni che in qualche modo vogliono distrarci dal fatto che l’unico argomento trattato è la cattiveria, la “golden allure” della famiglia Fitzmaurice ha avvelenato Martin ...

Le voci dei personaggi principali si alternano tra loro nei diversi capitoli per ricongiungersi nella scena della resa dei conti finale dove il lettore si scopre a domandarsi se un ricco ha il diritto di umiliare e mettere da parte chi non fa parte del suo mondo ma anche se un povero ha il diritto di colpevolizzare chi non ha la sua stessa sorte, l’amicizia non è un obbligo e aver sofferto non mette al riparo da nuove e ulteriori sofferenze, Martin voleva il suo posto al sole, credeva di averlo trovato e del mondo che desiderava tanto non ha preso che il peggio, nel romanzo di Elizabeth Day il realismo sociale e la presa di coscienza dei personaggi finisco per rappresentare un cocktail che funziona regalando pagine di sicuro interesse e sinceramente anche una bella dose di ansia ...

IL PARTY – ELIZABETH DAY – NERI POZZA

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook