Elisabetta Favale
E(li's)books
29 Agosto Ago 2019 1700 29 agosto 2019

Due donne alla Casa Bianca di Amy Bloom. Recensione in anteprima

923C4925 AC01 4137 A966 D8F9D3571BB3

E’ in libreria da oggi, Due donne alla Casa Bianca di Amy Bloom (White Houses il titolo originale), Fazi editore, traduzione di Giacomo Cuva).

Il libro

“Corre l’anno 1945 e la radio americana annuncia che la vittoria è imminente. Franklin Delano Roosevelt, venuto a mancare da pochi giorni, non ha vissuto abbastanza per vederla con i suoi occhi. In un appartamento di New York suona il campanello: è una donna, gli occhi bordati di rosso e l’aria di chi non ha mai sorriso in vita sua; un cappotto nero troppo grande, le calze in filo di Scozia allentate. È Eleanor Roosevelt, la First Lady. Ha appena perso il marito e si rifugia nell’appartamento del suo vero amore, la giornalista Lorena Hickok. Da qui inizia il racconto della relazione amorosa fra le due donne, una relazione trentennale cominciata all’epoca in cui Lorena viene incaricata di seguire la campagna elettorale di Roosevelt e si insedia così alla Casa Bianca. Molto diverse per provenienza e inizialmente diffidenti l’una verso l’altra, le due donne si scoprono col tempo anime gemelle. Il loro amore è un segreto in realtà notoa tutti, del quale in queste pagine viene messa in scena la dimensione più intima e privata: «Dicevamo sempre: non siamo due bellezze, perché era impossibile dire la verità. A letto invece eravamo due bellezze. Eravamo dee. Le ragazzine che non eravamo mai state: amate, impertinenti, felici e deliziose». Sullo sfondo di questa grande storia d’amore, i fasti della vita presidenziale, le cene con i personaggi di spicco dell’epoca e le grandi contraddizioni di Roosevelt, uomo affascinante e fine stratega, ma nel privato spesso freddo e a tratti crudele.
Con grande delicatezza Amy Bloom ci racconta la difficile e intensa storia d’amore fra Eleanor Roosevelt e l’amica giornalista Lorena Hickok sullo sfondo degli anni della presidenza Roosevelt: un complesso intreccio domestico all’interno della cornice di un’epoca che non smette di affascinare.”

«Un romanzo profondamente intimo sulla scandalosa relazione tra Eleanor Roosevelt e l’amica Lorena Hickok, raccontata con una voce unica e meravigliosa».
Joyce Carol Oates

«Una grande scrittrice. Una delle voci letterarie più uniche e grandi d’America».
Colum McCann

«La Bloom traccia un quadro perfetto di questo complesso triangolo domestico».
«The New York Times»

La mia lettura

A Eleanor piaceva fare finta di non cedere mai alle tentazioni e così ordinò una porzione di zuppa di piselli spezzati. Insieme c’era una confezione di piccoli cracker e. dopo averli messi tutti nel piatto, guardò se per caso ne avessi altri, vicino al mio sandwich. “ Perché non ne chiedi ancora?” dissi. “Va bene così. Ci hanno dato questi”, rispose. Feci un piccolo cenno e un gran sorriso alla cameriera. Quando si avvicinò le chiesi altri tre pacchetti di cracker. Eleanor battè le mani, infastidita, poi li versò nella zuppa.

“Sono così buoni, signorina”, disse Eleanor. “se non sono compresi nel prezzo, la prego di metterli sul conto”.

“Che nessuno accusi la futura First Lady di aver trangugiato cracker a spese della classe operaia” dissi. Lei rise e gli altri due pacchetti li spostò, intonsi, nel mio piatto.”

Ho voluto citare questo passo del romanzo di Amy Bloom perché penso che l’autrice sia riuscita così a trovare un bel modo per raccontare le sfumature del carattere di Eleanor Roosevelt. Non ancora First Lady,quella che sarà annoverata tra le donne più famose d’America (Harry Truman, vice di Roosevelt, e suo successore alla Casa Bianca, la definì la First Lady of the World.)si preoccupava già dell’esempio da dare ai connazionali, poteva forse lei godere del privilegio di avere dei cracker in più in un momento in cui il Paese stava vivendo una terribile Depressione? Quel senso di giustizia è stato il filo conduttore della Eleanor Roosevelt che appoggiò senza mai nessun cedimento il marito Franklin durante la sua permanenza alla Casa Bianca .

Due donne alla Casa Bianca è, come scrive la stessa autrice, un romanzo , i fatti così narrati sono frutto della sua fantasia pur essendo basati su documenti veri che le hanno testimoniato il rapporto tra queste due donne intelligenti e rivoluzionarie per l’epoca in cui hanno vissuto, due donne dalla bellezza “non convenzionale” come scrive in un dialogo l’autrice.

Amy Bloom in questo “impetuoso” romanzo racconta due storie, una è la storia di un grande amore, quello di Eleanor e la giornalista Lorena Hickok conosciuta da tutti come Hick, l’altra è la storia della vita di Lorena Hickok, Amy Bloom lo fa in prima persona e la voce narrante è quella di Hick.

Leggendo Due donne alla Casa Bianca ho apprezzato il modo in cui l’autrice è riuscita a far emergere la vera protagonista del romanzo, una donna che ha contato molto nella vita di Eleanor Roosevelt e di cui si è parlato poco o niente anche dopo la morte di entrambe.

Ho definito Due donne alla Casa Bianca un romanzo impetuoso perché impetuoso è lo stile di Amy Bloom, dalla prima pagina si ha l’impressione che a scrivere sia la stessa Hick, una passionalità irruenta e senza filtri arriva al lettore così forte che si tende a credere ad ogni cosa, perfino ai suoi trascorsi in un circo!. So che Amy Bloom si è sempre dichiarata bisessuale, si è sposata e ha tre figli, forse per questo motivo, mi sono detta, è riuscita a scrivere di questo amore con tale sentimento e delicatezza.

Io ed Eleanor non riuscivamo a toglierci gli occhi di dosso. Ci premevamo le ginocchia. Ci accarezzavamo le braccia. […] verso le dieci di sera capii che non avrebbe indossato la camicia da notte”.

Le vicende della vita di Lorena Hickok sono a tratti tragiche (il padre era un contadino violento sembra che abbia anche abusato della figlia neppure adolescente) ma più spesso avventurose, bisogna tener conto che scappò di casa a soli 14 anni e riuscendo a diventare una stimata giornalista. Negli anni Venti in America il giornalismo era il ricettacolo di chi non aveva i soldi per studiare … una self made woman d’altri tempi.

La Hick giornalista consente all’autrice di darci uno spaccato dell’America di quegli anni, interessanti i riferimenti a reali fatti di cronaca come il rapimento Lindbergh che nel 1932 coinvolse, con tragiche conseguenze, il figlio neonato dell’aviatore.

Se sia stata davvero il grande amore di Eleanor Roosevelt, se si può parlare delle Due donne alla Casa Bianca come di due “soul mates” gli storici non sembrano averlo ancora deciso nonostante le oltre 2000 lettere che si sono scambiate negli anni e che alla morte di Hick sono state consegnate alla D. Roosevelt Presidential Library e leggendole di dubbi io ne avrei ben pochi: “I long to kiss you on the south-east corner of your lips and lie beside you all night.”

E nessun dubbio sembra avere Amy Bloom che ci regala una storia d’amore travolgente e lo fa trascendendo il genere, mi spiego: il romanzo è costruito sui sentimenti e il lettore, seppure trovi riferimenti espliciti al mondo omosessuale, non ha modo di dargli peso perché la forza del racconto è incentrata sulle due personalità travolgenti che sono protagoniste.

Non ho letto nessuna biografia di Eleanor Roosevelt ma so che la sua vita da First Lady fu molto difficile, nel Sud del Paese c’erano i Club “Io odio Eleanor”, ma l’immagine che Amy Bloom ha scelto di restituirci di questa donna è quella di una donna che aveva la libertà dentro e il grande amore per le persone che le erano più vicine, Franklin non fu suo marito, fu il suo alleato, il suo compagno, lei seppe comprenderlo e appoggiarlo e lui comprese lei.

L’immagine di Franklin che emerge da Due donne alla Casa Bianca non è quella del marito perfetto, dell’uomo/eroe eppure l’autrice riesce a raccontarcelo per quello che di fatto è stato, un uomo di cui tutti finivano per innamorarsi, una affascinante canaglia.

Struggente il finale del romanzo, si rimane a pensare a questo ristretto gruppo di persone che hanno vissuto una vita straordinaria e tra pregi e difetti sono riuscite a lasciare un segno superando con le loro azioni ogni pregiudizio.

Chiudo infine segnalando che Amy Bloom ha dedicato alcune pagine del romanzo anche alla figura di Parker Fiske che io conoscevo davvero pochissimo e che ho trovato molto interessante nell’economia della storia.

Due donne alla Casa Bianca di Amy Bloom (White Houses il titolo originale), Fazi editore, traduzione di Giacomo Cuva).

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook