Elisabetta Favale
E(li's)books
6 Settembre Set 2019 1606 06 settembre 2019

Amatissima Toni Morrison, cercavo emozioni e ho trovato perfezione

Toni Morrisonl

Per anni ho pensato di leggere Amatissima e per anni non l’ho fatto. La figura di Toni Morrison mi ha sempre messo soggezione, pensavo che questo particolare romanzo mi avrebbe turbata a livello emotivo e quindi la soluzione che ho trovato è stata quella di non leggerlo.

Così nel frattempo Toni Morrison, la signora della letteratura americana (non solo afroamericana), ci ha lasciati e la lettura troppo rimandata è diventata necessaria, un modo per renderle omaggio.

In agosto, in vacanza, di umore ottimo … apro finalmente Amatissima, Beloved il titolo originale.

Il libro

Amatissima racconta la storia di Sethe, indomabile donna di colore che, negli anni precedenti alla Guerra Civile americana, si ribella al proprio destino e fugge al Nord, verso la libertà. Un percorso drammatico attraverso l'orrore della schiavitù, la forza dell'amore materno e il peso di un indicibile segreto. Intrecciando mito e storia, leggenda e realtà.

La mia lettura

Ho impiegato qualche pagina per entrare nel ritmo, tutto il libro per cercare quell’emozione forte che mi ero figurata per anni e che invece ...

Mi spiego.

Ho trovato affascinante e stilisticamente perfetto, ineccepibile, l’intreccio narrativo, Toni Morrison è maestra nel dare al lettore informazioni centellinate, sminuzza le storie e ne sparge i pezzi lungo tutto il romanzo così da tenerci attaccati alle pagine per cercare, per capire, è una scoperta continua. Un romanzo metaforicamente complesso e il fatto che l’arco temporale sia in continuo cambiamento costringe ad un massimo grado di attenzione anche perché oltre ai personaggi principali ne troviamo numerosi altri secondari da “tenere a bada”, nulla va sottovalutato.

I temi che ho individuato:

  • il rapporto tra una madre e una figlia,
  • l’identità della protagonista, Sethe, messa in discussione dalla sua condizione di schiavitù,
  • i numerosi confini in cui vivono i personaggi, confini fisici (e non solo) la casa di Sethe al 124 di Bluestone Road è la linea di demarcazione per lei, per Denver, per tutti quelli che non si avvicinano, che la evitano

“Il 124 era carico di rancore. Carico del veleno d’una bambina. Le donne lo sapevano, e così anche i bambini. Per anni ognuno aveva cercato a modo suo di sopportare il rancore di quella casa ma, nel 1873, le uniche vittime rimaste erano Sethe e sua figlia Denver.”

E c’è anche il confine fra vita e morte e qui entra in gioco il mondo dell’immaginario magico tipico afroamericano. C’è il tema della memoria, dolorosa e necessaria, l’autrice dedica il romanzo ai milioni di africani che hanno perso la vita nel Middle Passage, è qui il nodo centrale di tutto il romanzo, nella libertà, nella lotta per annullare qualunque assoggettamento e a qualunque costo in nome della libertà.

“I bianchi credevano che, qualunque fosse la loro educazione, sotto ogni pelle scura si nascondesse una giungla […]Acque vorticose non navigabili, babbuini che si dondolavano gridando, serpenti addormentati, gengive rosse pronte a succhiare il loro sangue dolce di bianchi. In un certo senso, pensò, avevano ragione. Più la gente di colore si sforzava di convincerli di quanto fossero gentili, intelligenti e affettuosi, umani, più si usavano a pretesto per persuadere i bianchi di qualcosa che i negri credevano fosse fuori discussione, e più la giungla dentro si faceva fitta e intricata. Ma non era la giungla che i negri avevano portato con sé in quel posto dall'altro posto (vivibile). Era la giungla che i bianchi avevano piantato loro dentro. E cresceva. E si allargava, si allargava prima, durante e dopo la vita, fino a coinvolgere i bianchi stessi che l'avevano creata. Li rendeva crudeli, stupidi, più di quanto non volessero esserlo, tanto erano spaventati da quella giungla di loro creazione. I babbuíni urlanti vivevano sotto la loro pelle bianca, le gengive rosse erano le loro.”

Il mio problema con questo romanzo:

ho già detto che ho apprezzato, ammirato, lo stile di Toni Morrison. Mi sono persa volentieri nei meandri della sua narrazione, mi sono arrivati i fendenti scoccati dal dolore sordo di Sethe, mi è arrivata la voce di Denver e quella di Beloved ma avevo sperato (e al tempo stesso temuto) in una lacrima che invece non è arrivata.

Toni Morrison ha parlato alla mia testa, lo ha fatto con ardore calcolato.

Ci sono dei passaggi in cui ci si rende conto che Beloved e la razza nera sono la stessa cosa, quando l'autrice dice“lei” indica la figlia di Sethe e indica con “lei” la razza di Sethe, anche per un lettore “allenato” e attento questa allegoria della sofferenza razziale così raccontata può essere ostica, una volta compresa si rimane colpiti ma non emotivamente! A colpire è il “cruciverba” linguistico piuttosto che genera una fusione ardita.

Se in alcuni momenti Toni Morrison utilizza immagini forti per far comprendere la violenza usata a Sethe, in altri momenti la tensione creata nel lettore viene meno perché si passa da una situazione concreta ad un qualcosa di troppo irreale per un argomento di questa portata, mi sono chiesta perché l'autrice non abbia voluto mantenere fermi i sentimenti sulla realtà. Penso al passo in cui c’è il flusso di coscienza di Beloved che ricorda, citando il Cantico dei Cantici, il Middle Passage e il lettore non può fare a meno di pensare al fatto che il flusso di coscienza è quello di una bambina piccolissima che in quel momento incarna la coscienza collettiva … io non ho potuto non trovarlo forzato. Diverso sarebbe stato se quegli stessi pensieri fossero stati di Sethe.

“Non era una storia da tramandare. Così la dimenticarono. Come si fa con un sogno spiacevole durante un sonno penoso.”

Chiaro è il suo talento, l’uso funambolico della lingua e della punteggiatura (qualche volta assente e si sa quanto sia difficile scrivere lunghi periodi senza virgole e punti, d’un fiato!) e Amatissima è un romanzo da leggere perché è un gran romanzo, il romanzo di una donna il cui talento rimarrà ineguagliabile per molto molto tempo ma non me ne vogliate se dico che in fondo è un romanzo perfetto più che emozionante.

Amatissima – Toni Morrison

Traduttore: Giuseppe Natale

Curatore: Franca Cavagnoli

Editore: Sperling & Kupfer

Anno edizione: 2013

Pagine:410 p

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