Elisabetta Favale
E(li's)books
8 Settembre Set 2019 1634 08 settembre 2019

A tu per tu con Jonathan Safran Foer. Il clima siamo noi!

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Ieri mattina alle 10 in Piazza Castello a Mantova, in occasione dell’annuale “Festivaletteratura”, ho assistito all’intervista che Carlo Annese ha fatto allo scrittore americano Jonathan Safran Foer, l’argomento era naturalmente il suo saggio Possiamo salvare il mondo, prima di cena (titolo originale We are the weather, saving the Planet begins al Breakfast).

I biglietti per partecipare all’evento sono stati venduti nel giro di una manciata di minuti, la piazza era gremita di persone silenziose e attente a ciò che avveniva sul palco, nessuno perdeva una parola.

Giovani con borse e magliette che li collocavano nel grande gruppo di attivisti del Fridays for future, anziani e famiglie intere, gente di ogni età dunque hanno investito il loro tempo in questo evento.

Nei giorni passati gli intellettuali nostrani si erano esposti sui social gridando all’esagerazione! Quanto è pesate questo Foer! Ci dice di non mangiare carne, non fare figli, non usare la macchina e non prendere l’aereo... ecco un altro guru, un salvatore dell’umanità!

Sono arrivata a Mantova con l’idea di trovarmi di fronte una sorta di papà di Greta Thunberg anche se avendo letto Possiamo salvare il mondo, prima di cena, mi sarebbe sembrato strano! Infatti!

Il Foer che ho visto su quel palco è un uomo che ha voluto mettere per iscritto le riflessioni che ha fatto dopo alcuni anni di ricerche. Dire certe cose ad alta voce, esporsi con i propri figli dichiarando di voler intraprendere un certo stile di vita è il modo che ha trovato per imporre a se stesso cambiamenti necessari ad uno stile di vita sano e rispettoso dell’ambiente.

“Non riesco a immaginare un futuro in cui decido di tornare a essere carnivoro, ma non riesco a immaginare un futuro in cui non avrò voglia di mangiare carne”.

Nelle scorse settimane abbiamo assistito ad una levata di scudi del mondo politico mondiale contro il Presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, per gli incendi nella foresta amazzonica, ma parliamoci chiaro, quanti di noi, dei politici che hanno protestato, si sono realmente sentiti parte di quella tragedia?

Pochi! Come scrive Jonathan Safran Foer la crisi ambientale è una esperienza universale ma purtroppo non riesce a coinvolgerci davvero.

Il saggio è diviso in brevi capitoli veloci da leggere, l’autore riporta statistiche e dati completi di fonti e letteratura specialistica, intrecciando la scienza con episodi della sua vita non fa altro che riferire ai lettori della sua “Disputa con l’anima”, la sua.

Non si illude Foer di convincerci a cambiare, è certo che molti di noi usciti dalla piazza mangeranno un panino al prosciutto banalmente per praticità, perché devono correre ad un altro evento e non hanno modo e tempo di mangiare altro, sa che cadremo ancora nella trappola in cui di fatto siamo cresciuti...

“Riflettere sulla complessità e sull’ampiezza delle minacce che abbiamo di fronte è spossante [...]. Il clima probabilmente è l’argomento più noioso che il mondo scientifico si sia mai trovato a presentare al pubblico [...]. La tesi di questo libro è che serve un’azione collettiva per cambiare il nostro modo di mangiare- nello specifico, niente prodotti di origine animale prima di cena”

Per farla breve: moderare alcune abitudini per dare una mano al Pianeta.

A Carlo Annese che gli chiede come mai in questo libro la sua tipica ironia ebraica è assente, Foer risponde che di sbaglia! L’ironia sta nel fatto che sicuramente lui non saprà mai se il mondo è davvero destinato a finire a causa dei cambiamenti climatici!

Scende dal palco Jonathan Safran Foer accompagnato da un fragoroso e affettuoso applauso del pubblico che si disporrà subito dopo in una lunga e ordinata fila per avere un autografo.

Io mi sono emozionata.

Mi sono emozionata a vedermelo passare accanto e perché ho trovato bellissimo che una emozione così nascesse proprio da questo incontro.

Possiamo salvare il mondo, prima di cena. - Jonathan Safran Foer - Guanda (traduzione di Irene Abigail Piccinini)

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