Elena Inversetti
Inversamente
9 Settembre Set 2019 1120 09 settembre 2019

Quando l'outfit per bambine diventa questione educativa

Outfit Educativo

A 3 anni mia figlia Anna, la mattina, prima di andare all’asilo, sostituiva, di nascosto, gli abiti che le avevo preparato sul comodino la sera prima con quelli che voleva lei. Quindi riponeva i primi nel cassetto, ma io rimanevo inflessibile (anche perché a dicembre voleva mettere le canottiere e a giugno il cappello di lana).
A 6 anni ho dovuto prendere atto di una evidenza genetica: ci sono vestiti di mio gusto e vestiti di suo gusto. Quindi ho smesso di comperarle gonnelline rosa, ma sul resto sono rimasta inflessibile.
A 8 anni l’embargo sulla scelta del proprio outfit si è ormai trasformato in una contrattazione. E ogni volta è un richiamo al buon senso. Prima ancora che al buon gusto.

Non mi sono mai sottomessa alla dittatura nanesca, anche a costo di litigi. Tuttavia, man mano che la nana cresce, debbo necessariamente allentare la presa, cercando di far sempre appello al compromesso del buon senso.

Un giorno è arrivata la primavera e il cambio degli armadi ha denunciato la mancanza di un paio di pantaloni. Io e la nana ci siamo così ritrovate di fronte a una ricca scaffalatura di jeans per bambine. Jeans di ogni tipo: colorati, glitterati, perlati, brillantinati, m’è parso pure di scorgere un satinato… Jeans in tessuto, in pelle, con le borchie… E poi, nel medesimo bailamme, i famigerati jeans con gli inserti. Inserti a non finire. Inserti come non ci fosse un domani. Inserti in oro, argento, pelle, pelliccia. Pellicce a pelo corto, a pelo lungo, a pelo cotonato, a pelo di fauna indifferenziata. Mancava solo il pitonato. Ma lui c’era. Impavido e occhieggiante ad altezza nana. Lui, il sempreverde Leopardato.

E dopo la primavera è arrivata l'estate.

QUI tutto quello che è successo perché il tema riguarda l’educazione di una nuova generazione di fanciulle che interessa non solo i genitori, ma l’intera comunità. Molto oltre l'animalier per nane...

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