Elisabetta Favale
E(li's)books
16 Settembre Set 2019 1628 16 settembre 2019

Rosamund, l'ultimo capitolo della saga degli Aubrey di Rebecca West. Recensione

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Rosamund è l’ultimo volume della saga della ormai famosa Famiglia Aubrey di Rebecca West, è stato già detto moltissimo sul romanzo e sull’autrice per cui è molto difficile aggiungere qualcosa di nuovo.

Intanto

Il libro

Traduzione di Francesca Frigerio

Mentre lo scintillio degli anni Venti cede il posto alla Grande Depressione, Mary e Rose sono ormai due pianiste famose. Girano l’America soggiornando negli alberghi più esclusivi e vengono accolte come star alle feste d’élite, dove lo champagne scorre a fiumi e gli invitati sono ricchi, affascinanti e privilegiati. Di pari passo al lusso e al successo, si trovano però ad affrontare una società crudele e la volgarità di chi si finge amante della musica senza realmente comprenderla. Ma soprattutto le due gemelle non riescono a colmare il divario tra presente e passato e a intessere nuove relazioni; prostrate dal dolore per la scomparsa della cara madre e dell’adorato fratello, subiranno anche l’allontanamento dell’unica persona che sarebbe in grado di dare valore alle loro esistenze: l’affascinante cugina Rosamund, che ha inspiegabilmente sposato un uomo avido e volgare, la quale abbandona il suo lavoro per viaggiare all’estero con lui.
In questo faticoso percorso di maturazione emotiva e artistica, le due donne si aggrapperanno sempre di più l’una all’altra e troveranno rifugio e ristoro nell’affettuosa e pacata umanità degli avventori del Dog and Duck – il pub sul Tamigi –, che ai loro occhi paiono trasformarsi quasi in figure mitologiche. Eppure, mentre il loro senso di inadeguatezza nei confronti della realtà continua a crescere, e Mary si ritira sempre di più a vita privata, c’è una sorpresa che attende Rose: la più deliziosa delle scoperte, l’amore, con tutta la potenza di una sensualità ancora da esplorare.
Da una delle più raffinate maestre di stile del Novecento inglese, il terzo e ultimo capitolo della trilogia della famiglia Aubrey che ha scalato le classifiche conquistando i lettori con la grazia e la vividezza della sua prosa
.”

La mia lettura

Che la Famiglia Aubrey fosse una famiglia singolare e anche decisamente bohémien si era capito subito, in Rosamund l’autrice riprende il racconto dopo la terribile devastazione della guerra. Abbiamo sempre Rose come voce narrante, la trama di quest’ultimo volume è ridotta al minimo, mi spiego: non succede quasi nulla di veramente eclatante eppure Rebecca West riesce a “tenere il ritmo” perché il suo talento sta nello stile della narrazione, nel modo in cui riesce a imporsi al lettore con battute di spirito, con ironia intelligente che rende i dialoghi degni di una “sitcom” ante litteram e al tempo stesso riduce all’osso le descrizioni di eventi di maggior peso come un lutto per esempio.

Rebecca West è un’artista engagé che non può essere sottovalutata perché è una anticonformista ma non ha niente a che vedere con le flappers, nei suoi romanzi le donne cercano soprattutto libertà ed emancipazione ma rimangono delle signore attente all’etichetta, che mai si perderebbero l’ora del te o abbandonerebbero le convenzioni borghesi e un certo decoro legato soprattutto alla cultura, all’istruzione, ricordiamoci che l’autrice è cresciuta in una casa dove, se non si facevano scrupolo a vendersi i mobili per sbarcare il lunario, di certo non rinunciavano al pianoforte, ai sonetti di Shakespeare o ai volumi di pregio dell’Encyclopaedia Britannica.

Nulla di strano quindi se vi scoprite affezionati ai prati verdi, agli alberi in fiore e alle descrizioni dei vestiti di queste ragazze d’altri tempi che in Rosamund viaggiano in lungo e largo per il mondo regalandoci uno spaccato della società del dopoguerra compresa la moda dell’astro nascente francese, quella che diventerà Chanel.

Camminavamo sulla collina e l’aria fremeva dei profumi intensi dei pini e delle erbe che calpestavamo coi piedi”.

Tornando a quest’ultimo romanzo, il personaggio di Rosamund rimane una sorta di “grillo parlante” la cui assenza non viene percepita davvero tanto è presente nei pensieri delle protagoniste, è il personaggio che rappresenta la morale, la correttezza anche se in questa storia riesce a disorientare e a stupire per la sua scelta di sposare un uomo inviso alle cugine.

Di questo romanzo voglio segnalarvi un aspetto in particolare: Rose e il suo rapporto con gli uomini e il sesso. Rose tira le somme sugli uomini, riflette anche sulla figura di suo padre ed è costretta ad ammettere che di fatto non si è mai veramente occupato di sua madre, non si mai davvero preso cura di lei … durante il loro matrimonio.

Gli uomini, secondo Rose, non sono neppure dotati della capacità di amare, gli omosessuali sono tali per ovviare a questa mancanza …

Interessante è la parte in cui racconta di Parigi e dei costumi sessuali che vedono imporsi i rapporti omosessuali.

Il sesso (etero e omosessuale) raccontato da Rebecca West non ha nulla di volgare ma viene comunque descritto come qualcosa che può ottundere l’essenza stessa della donna, Rose lo vede come qualcosa in grado di compromettere la sua integrità.

Non potrei avere nessun innamorato. Non posso amare nessuno a eccezione delle eprsone che amo da quando sono bambina. Mio padre. Mi madre. Richard Quin, che sono morti. E Mary e Rosamund. Ci sono altre persone che amo: Kate, che conosci, e la vecchia signora Beevor, e tre persone che gestiscono un pub sul Tamigi chiamato Dog and Duck, e una ragazza chiamata Nancy. E anche loro mi sono stati donati dalla mia famiglia. Ma per quel che riguarda l’amore più profondo, il genere di amore che senti per Celia, non posso andare oltre quelle cinque persone. Non amerò mai nessuno come amo loro”.

Ma Rose è l’autrice stessa che sappiamo aver dichiarato: “Continuo a pensare al matrimonio con grande paura e orrore. Non è che non mi piacciano gli uomini. Mi piacciono molto. […] Eppure sento che il matrimonio, l’ingresso in un sodalizio con un uomo, permanente, pubblico e favorito dallo Stato, sia l’atto più sconsiderato che esista”.

Eppure assisteremo ad una vera e propria epifania per Rose che si scoprirà desiderosa e capace di amare diversamente da come aveva imparato.

Sei tutto quello che voglio, non mi importa più di Rosamund” dice Rose a Oliver e poi precisa: “ Oh, non sono una lesbica […] Ogni tipo di omosessualità mi è sempre sembrata una cosa strana

Oliver: “ Tu, come ogni donna, sei fatta per essere amata da un uomo, l’ho sempre saputo, anche quando non ero libero di amare. Notavo come sorridevi al direttore d’orchestra dopo aver suonato un concerto in un modo che faceva qualche riferimento remoto all’amore

“The cistern countains, the fountain overflows” ci aveva avvertiti Rebecca West fin dal primo volume della saga, lo aveva fatto citando William Blake e di certo non è venuta meno al suo proposito, le parole scorrono fluide come acqua anche in questo volume, pubblicato postumo dunque privo dell’approvazione e revisione dell’autrice.

Vi lascio citando Oliver (l’uomo che farà capitolare Rose), ha appena finito di mangiare una torta dalla quale aveva tolto (per mangiarle) tutte le ciliegie candite che la decoravano, Mary, la gemella di Rose, gli chiede perché non finisce l’ultimo pezzo rimasto nel piatto e poi, notando che era rimasto senza ciliegie aggiunge: “Ma se ci togli le ciliegie la riduci in briciole. È un peccato, perché la torta è buonissima. Vado giù in cucina a chiedere alla cuoca di darmi delle ciliegie candite a parte, cosi potrai mangiarle senza rovinare la torta

e lui, mentre Mary si allontana per procurarsi altre ciliegie:

Com’è possibile che una ragazza sensibile come Mary non si renda conto che mangiare le ciliegie candite da sole non sarebbe la stessa cosa che mangiarle dopo averle levate da una torta?”

Rosamund – Rebecca West – Fazi editore

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