Elisabetta Favale
E(li's)books
18 Settembre Set 2019 1434 18 settembre 2019

La linea madre di Daniel Saldaña París. Recensione

La Linea Madre

La linea madre, titolo originale El nervio principal, è l’ultimo romanzo dello scrittore messicano Daniel Saldaña París (è possibile incontrarlo a Pordenonelegge domenica 22 settembre alle 19.00 al Ridotto del Teatro Verdi ) in Italia pubblicato da Chiarelettere.

Il libro

A dieci anni, il figlio di Teresa crede che sua madre sia andata per qualche giorno in campeggio quando, nell'estate del 1994, lei lascia improvvisamente la loro casa di Città del Messico. Rimasto con la sorella maggiore e un padre assente, trascorre le sue giornate a giocare da solo e a cimentarsi compulsivamente con le figure perfette degli origami. Ma la madre non torna, e lui, come un piccolo detective, si mette a cercare gli indizi del suo allontanamento. Scoprirà che Teresa non era la madre che sembrava: dietro la sua scomparsa c'era il desiderio di scappare e unirsi ai rivoluzionari dell'esercito zapatista nel Sud del Paese. Con l'aiuto di un nuovo amico poco raccomandabile, il bambino intraprenderà un viaggio in pullman verso l'ignoto, determinato a rimettere insieme i pezzi del suo mondo in frantumi. Più di vent'anni dopo, nella solitudine di un letto, ripercorrerà gli eventi di quella lontana estate, seguendo la linea dei ricordi nella speranza di far luce sulla propria vita e sui misteri che da bambino non ha saputo svelare in tempo. Un viaggio attraverso la memoria e il desiderio, presente in ognuno di noi, di capire i rapporti che ci hanno segnati e le persone che siamo diventati. Una narrazione penetrante che dimostra come una singola famiglia e una sola infanzia, proiettate sullo sfondo della storia, possano rivelare il cuore nascosto di una nazione.

La mia lettura

Se mi chiedete di cosa parla La linea madre io vi dico di un amore non corrisposto, è la storia di un figlio che ormai adulto non riesce ad accettare la morte prematura della madre e soprattutto non riesce ad elaborare un lutto ancora più grande, quello di non essersi sentito accettato da sua madre, una donna enigmatica, idealista, probabilmente madre e moglie “pentita”.

Teresa non voleva arrendersi a essere la casalinga convenzionale che mio padre e buona parte della società si aspettava che fosse”.

Sappiamo che mentre racconta il protagonista si trova a letto, non si alza oramai quasi più, è depresso, sente l’esigenza di ripensare alla sua vita che si è come fermata all’età di 10 anni quando Teresa, la madre che non ha mai chiamato mamma perché lei è “più forte” come donna che come madre (Edipo docet …) abdica a quel ruolo troppo stretto per unirsi alla lotta zapatista.

“ Scrivere del passato, me ne sto rendendo conto solo ora, è scrivere in dentro, non in avanti. Invece di continuare a raccontare conviene fare precisazioni, chiarire la scena mentre questa si chiarisce, anche, nella memoria”.

Teresa sparisce nel 1994, l’anno della rivoluzione zapatista o, per essere più precisi, neozapatista; come sappiamo il movimento è sempre stato caratterizzato da un gran numero di donne (la zapatista più nota oggi è l’indigena María de Jesús Patricio, conosciuta come “Marichuy”) nel romanzo Teresa è una di queste, il suo desiderio di contribuire ad un cambiamento avvertito come necessario è più forte dell’amore per la famiglia.

Il personaggio di Teresa è in realtà un personaggio con cui ho fatto fatica a entrare in confidenza, è una donna che ho sentito arrabbiata probabilmente anche con se stessa, forse per le scelte fatte, ma il lettore intuisce soltanto tutto questo.

Contrapposta a lei è la figura del padre, un bancario che vedeva nell’entrata del Messico nel NAFTA (il trattato di libero commercio del Nord America) una opportunità di cambiamento. I figli non comprendono appieno le differenze di vedute dei genitori, troppo piccoli … percepiscono però il padre come un uomo debole, arrendevole, limitato tanto da arrivare a incolparlo per la scomparsa della madre quasi come se quella mediocrità, quell’essere “normale”, ordinario, fosse stata la causa principale della sua fuga. Un personaggio inquietante nella sua freddezza, sgradevole nella sua inclinazione al giudizio.

Mio padre non aveva una posizione chiara, men che meno rilevante nell’egocentrica teocrazia della mia infanzia. Maggiordomo periferico, il suo lavoro si limitava alle banalissime mansioni della sopravvivenza – procurare e mantenere vitto e alloggio per tutti – come mi avevano spiegato che succedeva con i gorilla maschi nel loro habitat, mentre le femmine e i cuccioli si permettevano attività più elevate dello spirito, come giocare e spidocchiarsi a vicenda”.

Il giovane protagonista di La linea madre, è ossessionato dall’idea di “simmetria”, passa molto tempo cercando di imparare a fare gli origami, ho trovato interessante la scelta di questo gioco, un pezzo di carta può essere piegato in tanti modi e assumere tante forme diverse, metaforicamente può rappresentare la capacità di cambiare, ecco quindi che il protagonista del romanzo di Daniel Saldaña París si dimostra assolutamente incapace di imparare a fare gli origami dunque di cambiare, di evolvere, non riuscirà mai a fare la rana (nella simbologia giapponese l’origami della rana significa ritorno a casa) che pure è quello più semplice.

Gli origami […] sono stati una scuola di solitudine: mi hanno insegnato a passare molte ore in silenzio.”

Mi è piaciuto moltissimo lo stile narrativo di Daniel Saldaña París, belle le due voci del protagonista che parla come adulto ma anche come bambino, la voce del bambino mi ha ricordato per alcuni versi “Papi “di Rita Indiana (NN editore) l’autrice dominicana.

La linea madre è un romanzo di ricordi, è un romanzo sull’infanzia, sulla solitudine, sul mondo che ci costruiamo da piccoli secondo le nostre esigenze emotive, un mondo in questo caso circoscritto ai tre componenti della famiglia sui quali incombe la grande assente, Teresa, che ne condiziona l’equilibrio irrimediabilmente.

Avrei mai raggiunto io, prima o poi, quel grado di precisione con le parole, quella condizione ninja del linguaggio che Teresa brandiva contro di noi, i suoi figli, come una sciabola leggera e affilata?”

Fin dal principio il protagonista si improvvisa detective, non chiede mai spiegazioni a suo padre per la fuga di Teresa, preferisce “indagare”, fare ipotesi … ugualmente da adulto, è convincente nelle motivazioni, ci trascina nelle sue elucubrazioni. Il finale della storia riserva una sorpresa, un qualcosa a cui nessuno aveva pensato e si rimane così … senza parole.

La linea madre - Daniel Saldaña París - Chiarelettere

Segnalo anche, oltre all’incontro previsto a Pordenonelegge:

TORINO, “Aspettando il Salone del Libro”:

Lunedì 23 settembre, ore 18.00, Circolo dei Lettori (via Bogino, 9)

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