Elisabetta Favale
E(li's)books
19 Settembre Set 2019 1701 19 settembre 2019

Consenso di Saskia Vogel. Recensione

Consenso Vogel

Ho cominciato a leggere Consenso (Permission il titolo originale) di Saskia Vogel senza cercare di saperne più di tanto sull’autrice e sulla trama. L’ho aperto e ho trovato subito una citazione di Camille Paglia (sociologa, saggista ma soprattutto femminista americana ) che seguo da tempo su Twitter, mi è stato sufficiente come indizio per farmi un’idea di quale potesse essere il nocciolo principale del romanzo, in libreria grazie a Safarà Editore e alla traduzione di Alice Intelisano. (L'autrice sarà ospite a Pordenonelegge domenica 22 settembre ore 19.00 Convento di San Francesco, Saletta - presenta Elisabetta Pozzetto)

Sono una pornografa. Dalla più tenera età,

ho visto il sesso pervadere il mondo. (Camille Paglia)

Il libro

“Dopo la sparizione del padre, disperso nell’oceano al largo della costa di Los Angeles, Echo si inabissa lentamente in uno stato di paralisi emotiva: priva di punti di riferimento e disorientata dalla freddezza e dall’instabilità della madre, dopo il fallimento di un’improbabile carriera di attrice Echo cerca di trovare conforto nell’unico modo che conosce: perdendosi nella vita di estranei. Quando nella sua vita irrompe una dominatrice di nome Orly, Echo intraprende un percorso che la porterà a sperimentare un’inedita possibilità di relazione con il mondo e con se stessa, al cui interno la potenza dei sentimenti sopiti troverà un nuovo, prorompente spazio in cui esistere.”

La mia lettura

Echo, la protagonista di Consenso:

Il paesaggio portava altre attrazioni alla porta della mia famiglia. Guardavamo le balene migranti scomparire e riemergere tra le baie. […] Attraverso il ricevitore di bachelite ascoltavo le registrazioni sottomarine delle balene, le loro canzoni tormentate, i loro cuori. Nel lungo silenzio tra i lenti battiti, mi prendevo il polso. Ritornavo spesso in quel luogo tranquillo, trovando sollievo nel bozzolo di un basso fisso e regolare. […] In un’altra stanza, alcuni diorami raffiguravano secoli di erosione della scogliera nella zona. La casa era di vetro e acciaio e piena di luce. Una volta all’interno, si poteva vedere l’oceano da quasi ogni angolo. Al tramonto le pareti si coloravano d’arancione, poi di viola, prima che arrivasse il buio a donarci le stelle. «Ogni giorno una lettera d’amore» diceva mio padre, con mia madre tra le braccia, assorbendo la vita che avevano costruito insieme. Preferivo pensarli in questo modo. Ottimistici, fiduciosi in qualsiasi logica li trattenesse dal chiedere il divorzio.”

Ho pensato subito che una prosa così, uno stile pacato come questo, poteva adattarsi a qualunque argomento senza perdere in sobrietà ed eleganza.

L’autrice passa dalla prima persona della voce di Echo, alla terza persona quando a parlare invece è per esempio Lonnie. La voce di Echo arriva calda, emotiva, crea una distanza con gli altri personaggi e qualunque cosa dica, anche nel momento in cui descrive rapporti sessuali mercenari, non perde di intensità. Le descrizioni del suo rapporto con Orly lasciano che il lettore si concentri sulle emozioni dimenticando che la relazione tra le due donne è incentrata sul BDSM, che Orly è una dominatrice, che attraverso rituali di sottomissione a tratti umilianti a tratti dolorosi, riesce a dare a Echo quello di cui ha realmente bisogno per colmare un vuoto abissale che la corrode.

“Orly mi coprì con cura nella sua auto come se fossi un carico prezioso.

Prendemmo velocità sull’autostrada e le luci iniziarono a scorrere.

Mi traghettò oltre le curve.

Cavalcammo l’onda.

La sua mano sul volante, la sua mano sulla mia coscia.

Avrei potuto, se avessi avuto il coraggio, scegliere i sentimenti.

Una trama dentro di me.

Che si riempiva.”

Se l’idea di Saskia Vogel era farci superare la soglia del pregiudizio, se l’idea era consentirci di liberare la mente dalle catene delle convenzioni e mostrare il dolore sotto forme differenti allora per quanto mi riguarda ha raggiunto l’obiettivo.

Le descrizioni delle dinamiche del BDSM le ho trovate crude tanto da desiderare di distogliere lo sguardo dalle pagine. L’imbarazzo … un sentimento di disagio che di fatto riguarda la sfera dell’empatia, Saskia Vogel mi ha messo di fronte a “eventi di solitudine” , i gesti dei personaggi si smarriscono nel grottesco e non si può non desiderare di “rimuoverli” dalla vista perché ricordano forte la tirannia del consenso. Il Consenso, appunto!

“Stanco di rifiuti e incomprensioni, iniziò a fingere indignazione per la più piccola sconvenienza. Si ricoprì di perle così da potersi aggrappare a quei fili con i pugni tremanti, credendo nella superstizione che, per ottenere quello che si vuole, non si dovrebbe pronunciare il desiderio ad alta voce. Nemmeno questo riuscì a convocarle – le persone con le quali voleva entrare in contatto. I pervertiti, concluse, prendendo in prestito una parola. […] Al diavolo farsi lavare dall’acqua della parola. Aveva provato a ripulirsi. Niente riusciva a frenare il suo desiderio.”

Così Lonnie spiega la radice del suo desiderio e dopo questa spiegazione ci si ritrova, inevitabilmente, “allacciati” alle sue “reclusioni”.

Quello che sono arrivata a pensare leggendo Consenso, è che questo mondo nascosto, sommerso, quello del BDSM intendo, è molto più “democratico” del mondo di “tutte quelle persone che si aggrappavano al proprio filo di perle scandalizzate dagli approcci sessuali …”. E’ strano ma paradossalmente le regole, i “confini” di quel mondo sono granitici e non c’è ingiustizia o sopraffazione intesa nel senso comune del termine, la comunicazione, avviene su piani equilibrati, uomo e donna con le loro esigenze sono pari.

Nessun personaggio risulta essere “giudicante”, l’unico momento in cui appare l’ombra della condanna è quando la relazione di Echo e Ana (amica del cuore e anche sua prima esperienza omosessuale) viene scoperta dai genitori, sono ancora delle adolescenti.

La presa di coscienza di Echo:

“Stavamo sperimentando […]Una punta di giudizio, un pizzico di anormalità, la minaccia di Altro in una vita ordinata. Non ti è mai piaciuto prendere la strada semplice, disse.

Mia madre era convinta di alleggerire l’atmosfera, ma invece vi percepii un’allusione a chi fossi, al fatto che quello che volevo da Ana non fosse amicizia, bensì amore. E sul volto di mia madre, nella sua delicatezza, capii le difficoltà che il desiderio può causare.”

La condanna del padre di Ana allora e molto tempo dopo … ancora violenta:

“«L’hai sputtanata» disse. Mi congelai.

L’uomo era arruffato, furioso. Si alzò, camminò verso di me. Si fermò quando era già troppo vicino, infilzandomi il petto con il dito. […]mi inchiodò alla portiera del passeggero. […]il suo braccio sulla mia gola, e mi afflosciai in un altro modo, in preghiera. Chiusi gli occhi.

Pensai che stesse per colpirmi, e invece mi afferrò e mi sbatté contro la macchina, avvolgendomi; i miei occhi si spalancarono, scioccati nel vederlo rosso e bagnato, labbra viscide e tremanti, la pelle olivastra lucida. […]Mi guardò con ripugnanza. E poi sembrò rendersi conto di come i nostri corpi fossero premuti assieme, un baluginio di an­goscia, che cosa avrebbe fatto dopo.

«Sei una malattia» disse, e mi lasciò cadere a terra, mi spinse via col piede. Forse poteva sentire il mio desiderio. Forse era quello che mi meritavo. I pensieri mi vennero spontanei. Non volevo che mi appartenessero.”

Bello il sentimento, amaro, confuso, di Echo nei confronti della madre. Ad unirle una perdita, a separarle un bisogno feroce d’amore, troppo esclusivo per essere accettabile:

“Quando si sentiva giù, l’unica cosa che aveva – e tutto quello che sembrava volere – ero io. Era troppo da sopportare. Ogni parola detta da lei era una pietra nella mia tasca. Ogni frase un passo verso il mare. Volevo lasciarla affogare. Volevo affogare. Volevo farle vedere come galleggiare, se solo avessi saputo come. Non volevo tutto questo.”

La malinconia, distanza incolmabile tra desiderio e privazione, la consolazione di un sentimento conosciuto che rappresenta un ritorno a casa, “l’odore delle emozioni “ raccontato con semplicità che conquista:

L’odore all’interno: intimo e stantio. Anni di briciole, fiato, sudore, polvere e deodoranti. Lo aggiungemmo al nostro dolore. I nostri nasi iniziarono a colare e ridemmo quando vedemmo che cosa l’altra stava usando come fazzoletto, il colletto della mia maglietta, il retro della sua mano.

Allungai la mano nella tasca del sedile e cercai la sua scorta di tovaglioli del take-away. Toccai la sua mappa Thomas Guide, posate di plastica e guanti da guida. Occhiali da lettura, bottiglie d’acqua bevute a metà. Un pettine. Mentine. Il tipo di disordine che ti fa dire di vivere nella tua auto. Una collezione casuale di oggetti quotidiani che avrebbero potuto essere solo suoi.”

Provocatorio, raffinato, assolutamente non scontato Consenso è un romanzo difficile e Saskia Vogel è un talento a cui val la pena dare tante opportunità.

Consenso – Saskia Vogel – Safarà editore (traduzione di Alice Intelisano).

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