Elisabetta Favale
E(li's)books
20 Settembre Set 2019 1621 20 settembre 2019

Uomini in gabbia di Simone Buchholz - Recensione

Uominiingabbi

Domani, 21 settembre alle ore 19.00 al Ridotto del Teatro Verdi di Pordenone si svolgerà in occasione di Pordenonelegge un incontro con la scrittrice tedesca SIMONE BUCHHOLZ in libreria da ieri con UOMINI IN GABBIA (traduzione di Franco Filice, Editore Emons), terzo titolo della serie con la pm Chastity Riley.

Il libro

In un’afosa notte di fine estate una ragazza giace esanime sul ciglio di un marciapiede, investita da un’auto pirata. La mattina dopo, un uomo, rinchiuso in una gabbia dopo essere stato orribilmente seviziato, viene esposto al pubblico ludibrio all’ingresso della sede di un grande gruppo editoriale del quale l’uomo è un dirigente d’alto livello. Appena due giorni dopo la scena, assolutamente identica, si ripete con un altro manager della stessa società. C’è qualcosa che accomuna questi reati? In un crescendo drammaturgico sapientemente architettato, la Pm Chastity Riley e il commissario capo Ivo Stepanovic guidano il lettore attraverso le quinte metropolitane di una Amburgo lussuriosa e dissoluta fino alla risoluzione del caso.

Un assaggio dello stile di questa autrice già affermata nel mondo della letteratura noir e conosciuta ai lettori italiani amanti del genere!

ESPERTA DI ZONE OSCURE

Una cappa di foschia grava sulla città, l’ha lasciata la pioggia della scorsa notte. Fa troppo caldo, al mattino quasi venti gradi, ed è già fine settembre. Sono sul balcone e bevo caffè, circondata da quel nebbione. All’orizzonte le gru sono sparite, divorate dall’aria pesante, dal porto si sentono solo le grida dei gabbiani, insolitamente nitide e quasi troppo ravvicinate, come se da un momento all’altro potessero

seccarsi di essere gentili e decidere di beccare qualcuno sulla fronte, magari proprio me. Sono da poco passate le nove. Dovrei andare in ufficio. E allora perché non vai? Riporto in cucina il caffè ormai freddo che in parte ho versato per terra, sgancio dal guardaroba, per ogni evenienza, una giacca di pelle leggera e mi avvio. Respirare quella foschia, che sembra assorbire come una spugna lo smog della metropoli, è un po’ come fumare. Mi accendo una sigaretta. Se proprio mi devo intossicare, tanto vale

farlo come si deve, negli ultimi giorni ho fumato troppo poco, non va bene, e anche tutto il resto deve cambiare. Al terzo tiro mi squilla il telefono, rispondo controvoglia:

“Riley.”

“Buongiorno, signora Riley. Sono Kolb.”

La procuratrice capo. A volte le sono simpatica, a volte no. A seconda del momento. Non si sa mai di che umore è.

“Buongiorno, dottoressa Kolb. È successo qualcosa?”

“Sì, avrei qualcosa per lei.”

Continuo ad attraversare le nubi cadute dal cielo e mi viene da pensare all’incidente di ieri sera. A esser sinceri, penso continuamente all’incidente di ieri sera.

“Qualcuno che si è dato alla fuga dopo un incidente?”

“No. Come le viene in mente?”

“Così,” rispondo, faccio un altro tiro dalla sigaretta e poi la butto via. A volte vengo coinvolta nelle indagini in corso, altre volte no. Sono curiosa di sapere cosa vuole.

“Dove si trova in questo momento?”

“Sono per strada, sto venendo in ufficio.”

“A piedi?”

“Come sempre.”

“Allora giri a destra senza dare troppo nell’occhio e si diriga verso il porto,” dice. “Da Mohn & Wolff c’è un uomo in una gabbia, proprio davanti all’ingresso principale. I colleghi della stazione di polizia competente stanno cercando di tirarlo fuori.”

Mi fermo.

“Un uomo in una gabbia?”

“Non so altro,” dice, e la sua voce tradisce impazienza. “La notizia è fresca. Il commissario Stepanovic dell’Ufficio regionale di polizia 44 mi ha telefonato dicendomi che vorrebbero occuparsi loro del caso. Si sta recando sul posto, ma è imbottigliato nel traffico e gli ci vorrà ancora un po’. Lei cominci a dare un’occhiata, la faccenda potrebbe avere rilevanza pubblica e di conseguenza un impatto politico.” Annuisco e riattacco dimenticandomi come quasi sempre che al telefono un cenno del capo non si sente, ma la dottoressa Kolb non è una che dà molta importanza ai convenevoli. Forse è proprio questo il tratto caratteriale che più ci accomuna. Un uomo in una gabbia davanti al più grande gruppo editoriale di Amburgo. Di primo acchito mi viene da pensare più a una bizzarra forma di guerrilla marketing che all’“impatto politico”. Anche se “impatto politico” può sempre avere un duplice significato:

1. È successo qualcosa che spinge la gente sulle barricate e il sindaco decide di riunire subito tutti i suoi più fidati collaboratori.

2. Non sappiamo se dietro questa storia ci sia qualcosa di strano, perciò preferiamo per il momento che resti nell’ombra, anche se pubblicamente fingiamo il massimo della chiarezza e della determinazione, in una situazione di totale follia. Per la prima ipotesi non posso essere presa in considerazione, in quanto non rientro nella cerchia dei più fidati collaboratori del sindaco, casomai faccio parte dei collaboratori più invisibili del sindaco. Perciò bisognerà puntare sull’opzione due. E quindi a Riley, esperta di zone oscure, viene chiesto di uscire dalla sua zona oscura. Trovo interessante il fatto che un collega del 44 si stia recando sul posto. Non ho mai capito di cosa si occupino in realtà. So solo che sono tipi a cui piace mostrare i muscoli. Della serie: i veri duri siamo noi e siamo una squadra con le palle.

Ma questo si vedrà. Allungo il passo camminando in direzione del monumento a Bismarck.

SPUTI IN FACCIA

La gabbia è di metallo nero. Ha sbarre di un certo spessore, molto solide all’apparenza, e non è particolarmente grande. Ma abbastanza da farci entrare un uomo adulto dopo averlo piegato in due. Ha una quarantina d’anni, forse quarantacinque, difficile a dirsi, è molto snello e dà l’impressione di essere fisicamente piuttosto in forma. Ha tratti delicati. I capelli scuri sono corti ai lati e sulla nuca, in compenso sono un po’ troppo lunghi sulla fronte e le ciocche gli coprono gli occhi. Un taglio che meriterebbe un bell’abito. Ma in quel momento è nudo e ferito e privo di sensi, al punto che l’immagine dell’uomo d’affari, che nel frattempo si è delineata nella mia mente, regge solo a fatica. Ha lividi ai polsi e ai malleoli come se fosse stato legato a lungo. L’intero corpo è cosparso di ematomi e graffi. Tutto trasmette disperazione, come un dipinto fatto di lacrime e sangue, ma non saprei dire da cosa scaturisca quel senso di disperazione, dall’uomo che è stato ficcato nella gabbia come una bestia rabbiosa o da chi ha compiuto quell’atto. Certo è che in quell’immagine la libera volontà è del tutto assente. Ho bisogno di respirare a fondo, più volte, solo dopo mi avvicino di qualche passo. Si direbbe che in questi ultimi minuti i sensi dell’uomo nudo, a poco a poco, stiano riaffiorando in superficie. Ha gli occhi chiusi ma muove piano la testa, mentre uno dei due poliziotti brandisce delle cesoie per metalli con le quali cerca di forzare il lucchetto che evidentemente oppone una strenua resistenza. È un lucchetto notevole, grande quasi quanto una pagnotta, e dall’aspetto sembrerebbe vecchio di un paio di secoli. La gabbia è posizionata proprio davanti all’ingresso principale dell’edificio del gruppo editoriale. Se uno vuole entrare nel palazzo dalla porta di vetro girevole, deve per forza passare davanti alla gabbia. I raggi del sole illuminano l’imponente facciata di vetro che, vista dal porto, sembra una gigantesca nave da crociera.

Cosa ho trovato di originale:

I titoli dei capitoli per esempio sono molto belli, una sorta di appunto che la voce narrante lascia al lettore, sono ironici, divertenti:

- E QUANDO TUTTI I LAMPIONI SARANNO SPENTI VI ACCORGERETE CHE LA NEBBIA NON SI PUÒ MANGIARE

- LA CACCA DI GABBIANO NON È UNA BAZZECOLA

- TORNIAMO INSIEME NON A CASA

- NON CI SARÀ NESSUNO DISPOSTO A RACCOGLIERE IL SORRISO

- LA TOSCANA, UN CORNO

solo un esempio ...

I capitoli sono brevi e ricchi di dialoghi, Chastity – Chas – Riley, la PM di Amburgo, ci trascina in un continuo flusso di pensieri saltando da riflessioni personali a considerazioni di lavoro.

La Riley è proprio una “femmina”! Il personaggio è ben raccontato, credibile in tutte le sfumature tipiche femminili, le sicurezze professionali, le incertezze sentimentali,

“ “E tu? Tu che ne pensi? Per esempio, quando mi guardi? Non so da quanto tempo mi stai guardando. Forse da un paio d’anni. Forse da qualche ora. Mi interesserebbe davvero sapere cosa vedi, cosa ci sia ancora da vedere, a parte il taglio un po’ fumettistico del mio viso, le labbra troppo grandi, il naso leggermente storto e gli occhi che sembrano sempre stanchi, come se fossero troppo truccati, e invece sono le occhiaie scure, perché non uso trucco. Cosa vedi, oltre al corpo grande, un po’ ossuto, e ai lunghi capelli rosso castano che sembrano essere appena usciti da una pubblicità di shampoo? A volte m’imbarazzo a notare la gente che li sbircia di nascosto. Non posso farci niente, i miei capelli sono fatti così. Adesso per fortuna iniziano a diventare grigi. Cosa vedi quando mi guardi negli occhi? Quando siamo faccia a faccia come in questo momento, mentre ti guardo, a notte fonda, con qualche insegna luminosa intorno alla mia testa, alle mie spalle le palazzine in stile liberty ormai tutte ristrutturate a puntino che fiancheggiano la mia strada a sinistra e a destra, e fanno da scenografia alla mia vita e alla morte degli altri? Sullo sfondo sfumano delle finestre dietro le quali è accesa una luce o almeno un televisore.”

Linguaggio “svelto”, poche descrizioni, gli espedienti investigativi sono semplici, le indagini non hanno nulla di fantascientifico come succede con gli autori americani, tutto molto concreto insomma!

Interessante l’idea dell’uomo in gabbia che poi in realtà continuando a leggere scoprirete che non è un caso isolato … “l’esposizione” della vittima come una conquista, la spettacolarizzazione della punizione per motivi che vengono dal passato!

Il tema dell’incertezza economica, delle multinazionali che fagocitano i piccoli imprenditori, le logiche senza scrupoli della finanza, tutti argomenti molto in linea con la realtà contemporanea, si finisce per essere dalla parte del colpevole che si trasforma in qualche modo in un portavoce del malessere collettivo, un antieroe che si fa carico di vendicare se stesso per le angherie subite vendicando allo stesso tempo tutti quelli che facilmente si possono immedesimare.

Io che non sono una amante dei noir devo dire che l’ho letto in fretta e volentieri e il merito lo ricoduco soprattutto allo stile dell’autrice che non si perde in mille elucubrazioni, mi sono piaciuti i dialoghi veloci e i rapidi cambi di “scena”.

L’autrice

Simone Buchholz (Hanau, 1972) ha esordito come giallista nel 2008 con Revolver, pubblicato in Italia da Emons nel 2015. Le piacciono le nuvole in cielo e i gabbiani che non sanno cosa vogliono. Vive nel quartiere di Sankt Pauli, ad Amburgo, con il marito italiano e il figlio. Il suo ultimo romanzo, La notte del coccodrillo, ha vinto vari premi, è stato per mesi primo nella classifica Krimi-ZEIT e a breve diventerà un film. Per Emons ha pubblicato: Revolver e La notte del coccodrillo.

Simone Buchholz - UOMINI IN GABBIA (traduzione di Franco Filice, Editore Emons)

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook