Elisabetta Favale
E(li's)books
26 Settembre Set 2019 1625 26 settembre 2019

Endimione - Le poesie di Claudio Damiani. Recensione

Claudio Damiani Interno Poesia Endimione

Oggi POESIA

[…] sentii proprio una voce

una voce che mi parlava, dietro le nuvole,

mi diceva una cosa semplice

tipo un saluto, una frase

di circostanza, ma con un tono assolutamente naturale,

come se si fosse aperto un varco

tra un mondo e l’altro, tra una umanità e l’altra

– perché era una voce umana, questo ricordo – e veniva

dallo sprofondo del cielo

in quel baratro impressionante

eppure era una voce vicina (come una porticina

si fosse aperta) e non ricordo le parole

eppure ricordo di averle intese

e tanta era la meraviglia

che fosse così naturale

che tutta la mia concentrazione

era nella meraviglia

e nel fatto che mi sembrava incredibile

che questa voce così naturale

di là dalle nuvole,

questa presenza così vera, e vicina

io non l’avessi mai sentita, prima d’ora,

e come era possibile, mi chiedevo,

se era così vera, così naturale,

come era possibile

che non l’avevo mai sentita?

Endimione è il titolo di questa raccolta di poesie di Claudio Damiani (Interno Poesia editore),la citazione riguarda la prima poesia del volume diviso in quattro parti:

1 Rifacendo tutti i calcoli

2 Quanti baci ti avevo dato

3 Ti tengo la testa tra le mani

4 Ho fatto questo sogno

Ho voluto proporre questi versi perché penso diano l’idea del linguaggio poetico di Claudio Damiani. Le sue poesie sono dei piccoli racconti, una sorta di resoconto di un moto interiore che necessita di uscire allo scoperto così come nasce, senza abbellimenti o intenti edulcoranti.

Avrebbe detto Rainer Maria Rilke: “Un’opera d’arte è buona quando è nata da una necessità.”

Continuando la lettura

È una sera, anzi notte, del 2014

– mi senti? ti arriva la mia voce? –

19 marzo per la precisione

– ma, essendo da poco passata la mezzanotte,

è il 20, a esser precisi –

c’è nell’aria un odore di primavera

rattenuta, ancora è fredda l’aria

gli alberi hanno già fiorito

in una falsa primavera, stagione troppo precoce,

e, essendo tornato un po’ di inverno

l’aria è ferma, inodore,

e questa notte, ecco, è passata

ma te la volevo dire

e anche tu potresti dirmi la tua notte

che hai vissuto adesso, stai vivendo,

di una certa stagione, un giorno preciso di un mese

preciso, notte così presto dileguata,

anche tu potresti dirmela.

Nella seconda parte: Quanti baci ti ho dato, l’urgenza del poeta è il ricordo puntuale non solo di un sentimento, una emozione, ma anche di tutto ciò che aveva contribuito a formare quel ricordo: la stagione, il tempo, gli odori, tutto è massimamente concreto, senza metafore.

Ma scrive anche Claudio Damiani

Di ansia sono fatto io, e non poso il capo

come questi tronchi sopra la terra solida

o come queste fronde posano quiete nell’aria.

Guarda queste foglie, come sono tenere

e questi baci che gli vorresti dare

sopra le care pagine, e di loro

ti vorresti fare una veste per ballare

o una coperta di vita verde in cui avvolgerti e cantare.

Qui il ritmo è diverso, la “visione” di questa poesia tra il pieno dei versi e il vuoto intorno della pagina bianca ci restituisce una constatazione, una interrogazione esistenziale, esce dalla concretezza e dalla razionalità per sconfinare nell’emotività che richiede una lirica diversa.

Siamo nella terza parte: Ti tengo la testa tra le mani

Ti tengo la testa tra le mani

accarezzo le tue sopracciglia

il disegno delle tue palpebre

e sprofondo dentro il mistero,

poso le dita su una linea

percorrendo a velocità molto bassa

qualcosa che fu creato

a velocità inimmaginabile,

è come posare le dita

sulla lama di una sega elettrica

e allora sollevo la mano

e ti guardo, e senza capire

mi scaldo un po’ al tuo fuoco.

Sono fiamma le tue labbra

fiamma che brucia, fiamma che va tenuta

come il fuoco, a una certa distanza.

Il fuoco divora ossigeno

tu invece lo produci

come le piante

e avvicinandomi a te respiro

quell’aria senza la quale

non potrei vivere.

Tutti noi siamo come i condannati

a morte del risorgimento

ragazzi che prima di morire

hanno sulle labbra la parola “patria”.

Esprimere la passione e l’amore attraverso la tangibilità del fuoco che con la sua potenza è al contempo positivo e pericoloso, ripete più volte la parola per dare enfasi alle sensazioni, per farci arrivare forte il messaggio di Claudio Damiani uomo.

Arriviamo infine alla quarta e ultima parte

Ho fatto questo sogno: baciavo Domitilla

piccola che dormiva, baciavo Giovanni

anche lui piccolo che dormiva, e Antonio

anche lui piccolo, e uscivo fuori nella mattina chiara,

l’aria era bianca e il cielo azzurro limpido

e respiravo l’aria trasparente

e fresca e su, sempre più su salivo

fino al colmo del monte, poi un po’ mi riposavo

e poi prendevo per una stradina bianca

in una valle dietro che non avevo mai visto

e quanti fiori di spinalba e rovo,

quante siepi fiorite di prugnolo

e rosa. I fiori li prendevo a mazzi

e dicevo fra me: tutti per te,

tutti per te questi fiori!

In una nota scopriamo che Domitilla, Giovanni e Antonio sono i figli del poeta, in questa poesia l’elemento paesaggistico è centrale per raccontare la vita, la famiglia, l’incertezza del futuro, la paura della morte. La natura pervade il testo, in una sorta di giochi di specchi i fiori, il cielo, l’aria, rimbalzano da un verso all’altro in una realtà fattuale, ancora una volta la parola e l’idea, il sentimento, si materializzano in questa “volontà di dire” che attenzione, non è un semplice “gesto della vita”perché nei versi diventa consapevolezza poetica della realtà.

Concludo con alcuni versi dell’ultima poesia di Endimione

Di vitalba ti sei fatta una veste

e di biancospino spille

con le more ti sei fatta pendenti

con le rose ti sei adornata il petto

e cammini in mezzo alla strada

a piedi scalzi sui sassi,

l’aria del bosco la respiri tutta

e quella che espiri la respira il bosco,

le foglie appena nate del mirto

le intrecci in serti ai capelli,

degli ornielli le fronde ti sfiorano

e ti baciano le guance,

mi cerchi nella luce debole,

ma io non ci sono più,

incespichi a volte, ti fermi,

ma poi riprendi il cammino.

Endimione - Claudio Damiani - Interno Poesia editore

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